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Moda circolare, che cos’è e tutto quello che c’è da sapere

Shopping vintage.- Credit: iStock

GREEN01 maggio 2021

Moda circolare, che cos’è e tutto quello che c’è da sapere

di Maura Corrado

Aziende che rigenerano i tessuti dagli abiti dismessi, consumatori più attenti alla qualità e alla durata degli acquisti. La moda circolare evita gli sprechi e fa bene al pianeta.

Comprare meno, comprare meglio. Dopo anni di fast fashion usa-e-getta, la moda va verso un ritorno alle origini che però guarda al futuro. Il concetto di moda circolare è semplice e ambizioso al tempo stesso.

 

Slow fashion vs fast fashion

La pandemia da Coronavirus ha fatto capire a tutti noi che molto di ciò che compriamo è spesso poco utile, se non un vero spreco. Tra i settori sui quali si sono accesi i riflettori, per l’impatto ambientale prodotto ogni anno, c’è proprio la moda. Questo settore, da solo, è infatti responsabile del 10% delle emissioni globali annuali di anidride carbonica. In base ad una ricerca pubblicata su Nature Reviews Earth and Environment, ogni anno la fashion industry consuma 1500 miliardi di litri d’acqua. I rifiuti tessili superano i 92 milioni di tonnellate, la lavorazione e la tintura dei capi sono responsabili del 20% dell’inquinamento idrico industriale e il 35% delle microplastiche presenti negli oceani è prodotto dai lavaggi dei capi in fibra sintetica.

La moda circolare, invece, rispetta i tempi di rigenerazione delle risorse naturali, la salute dei lavoratori impegnati nel processo produttivo, il diritto dei consumatori ad acquistare un capo di qualità e in grado di durare nel tempo.

 

Un sistema che si rigenera da solo

Più nello specifico, la moda circolare rappresenta la somma di atteggiamenti virtuosi messi in campo da aziende, negozianti e consumatori. Rappresenta, dunque, un'estensione del concetto più ampio di economia circolare, cioè di un sistema in grado di rigenerarsi da solo, riutilizzando i materiali nei cicli produttivi successivi, permettendo così la riduzione degli sprechi. Simbolicamente, è un cerchio nel quale abiti e tessuti continuano a girare, senza mai perdere la loro utilità. Il risultato finale è una moda sostenibile, più etica e più responsabile.

 

Cosa fanno le aziende più virtuose?

Le aziende che abbracciano il concetto di circolarità producono capi di qualità realizzati con un design accurato, con fibre naturali o tessuti tecnici ma riciclabili. La filiera di produzione è interamente tracciabile e trasparente. I brand più virtuosi, inoltre, promuovono programmi di ritiro dei vestiti usati direttamente nei negozi. Gli abiti “vecchi” vengono così sottratti alle discariche e inviati in centri specializzati nella rigenerazione dei tessuti. I tessuti rigenerati verranno poi utilizzati per la produzione di nuovi capi. I vestiti creati, in tutto o in parte, con tessuti o altri materiali di recupero (ad esempio la plastica riciclata) sono sempre più richiesti ed apprezzati dai consumatori italiani.

 

Cosa fa il consumatore responsabile?

Anche noi consumatori siamo chiamati ad attuare scelte d’acquisto sempre più responsabili. Abituati all’accumulo compulsivo di abiti economici ma poco sostenibili, dobbiamo iniziare a porci domande diverse rispetto al passato. Mi serve davvero la maglia o la gonna che sto per acquistare? Quante volte la indosserò? Cosa ne farò quando non mi andrà più bene? L’azienda che produce questo capo adotta pratiche di sostenibilità ambientale?

Il primo passo da compiere, dunque, è comprare meno ma comprare meglio. Inoltre, bisogna leggere con attenzione l’etichetta con le istruzioni per la manutenzione del capo (lavaggio, stiratura), in modo da farlo durare il più possibile. Se, infine, abbiamo bisogno di un abito o di un accessorio per un’occasione speciale, possiamo noleggiarlo anziché acquistarlo. Bastano pochi clic per avere accesso ad un’ampia scelta di taglie e modelli.

 

Gli abiti di seconda mano

Ci sono diversi modi per allungare il ciclo di vita di un capo d’abbigliamento che non ti piace più o non ti sta più bene, ma che è ancora in buone condizioni. Gli swap party – le feste per scambiarsi i vestiti con le amiche – sono molto amati dalle donne. Il mercato degli abiti vintage (se hanno più di vent’anni e sono stati prodotti con materiali di alta qualità) e di seconda mano - la pre-loved fashion - sta vivendo un vero e proprio boom. Sono sempre di più le app, i siti web e i gruppi su Facebook dedicati proprio alla compravendita dei vestiti usati. Non solo un esempio di riciclo di qualità, ma anche un’opportunità di business, per chi vende e per chi compra.

Secondo una ricerca di Boston Consulting Group e Vestiaire Collective, condotta su un campione di settemila intervistati in sei Paesi, tra cui l’Italia, il mercato degli abiti usati continuerà a crescere nei prossimi anni, passando dall’attuale giro d’affari, che vale tra i 30 e i 40 miliardi di dollari, a 64 miliardi nel 2024. A guidare questa tendenza è soprattutto la Generazione Z: per l’80% dei nati tra il 1995 e il 2010 comprare vestiti usati è ormai un’azione “sdoganata”.

 

I vantaggi dell’economia circolare

In base al rapporto Breaking the Plastic Wave, elaborato da The Pew Charitable Trusts e SYSTEMIQ, adottare un approccio globale all’economia circolare potrebbe ridurre il volume annuale di plastica nei mari di oltre l’80%, generare un risparmio annuale pari a 200 miliardi di dollari, ridurre le emissioni di gas serra del 25% e creare 700mila nuovi posti di lavoro entro il 2040.

Una forte spinta può arrivare proprio dal settore moda. Sono sempre di più le aziende impegnate in iniziative di riutilizzo, riciclo e rigenerazione dei tessuti. L’innovazione va di pari passo, con lo studio di nuovi materiali di derivazione naturale. E si moltiplicano anche le guide online dove è possibile trovare i brand di abbigliamento sostenibile che rispettano i principi di circolarità: utilizzo di fibre naturali e materiali di recupero, riduzione degli sprechi, creazione di nuovo valore dai capi dismessi, ecc.