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Net zero emission: cosa vuol dire e come perseguire questo obiettivo

Una nuvola di co2 disegnata in un lago- Credit: iStock

GREEN01 agosto 2022

Net zero emission: cosa vuol dire e come perseguire questo obiettivo

di Maura Corrado

La graduale riduzione delle emissioni non coincide con le azioni di compensazione.

Il fenomeno dei cambiamenti climatici è la sfida più importante che tutti noi siamo chiamati ad affrontare, per il benessere del Pianeta e delle generazioni future. Il focus, più in particolare, è sulle conseguenze – che potranno essere più o meno catastrofiche, in base all’aumento della temperatura globale che verrà raggiunta entro il 2100 – legate a questo fenomeno. 

 

>>> Scopri l'impegno e gli obiettivi di TIM nella riduzione delle emissioni di CO2

 

Emissioni inquinanti e cambiamenti climatici 

Riassumiamo il problema: le attività umane, in primis quelle agricole e industriali, non sono più sostenibili per il Pianeta. A causare il surriscaldamento globale sono i cosiddetti gas serra, come anidride carbonica e metano. Le emissioni in eccesso di queste sostanze sono proprio il risultato di pratiche agricole e processi industriali che presentano troppe criticità: dall’utilizzo dei combustibili fossili all’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali (acqua, suolo, ecc.), fino alla produzione di scarti e rifiuti che poi non vengono smaltiti correttamente. Anche le nostre abitudini di acquisto e di consumo non sono più sostenibili. Invertire la rotta è più che mai necessario. La priorità è ridurre drasticamente le emissioni climalteranti, in particolare quelle di CO2 (anidride carbonica). Obiettivi e strumenti in molti casi sono complementari, in altri invece si sovrappongono generando confusione nei cittadini.

 

 

Cosa significa net zero emission?

Gli impegni più ambiziosi vengono assunti soprattutto in occasione dei grandi summit internazionali. L’espressione “net zero”, ad esempio, è stata introdotta nel 2013 in un report del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), che sosteneva la necessità di eliminare le emissioni nette di gas serra, con l’obiettivo di fermare il surriscaldamento globale, report che ha posto le basi per l’Accordo di Parigi del 2015. La parola “netto” si riferisce al saldo tra le emissioni generate dall’attività dell’uomo e quelle eliminate naturalmente o artificialmente grazie alle tecnologie di cattura del carbonio.

 

 

La COP 26 di Glasgow

L’ultimo summit sul clima è la COP 26 che si è svolta lo scorso anno a Glasgow, in Scozia. Le COP, lo ricordiamo, sono le Conferenze delle Parti che hanno sottoscritto la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, entrata in vigore nel 1994. Le COP si svolgono ogni anno in un Paese diverso. Tra le decisioni di maggior rilievo adottate al termine della COP 26, va segnalata l’individuazione di nuovi obiettivi di decarbonizzazione. Si tratta del taglio del 45% nelle emissioni di anidride carbonica (rispetto al 2010), da ottenere entro il 2030, fino al raggiungimento dell’obiettivo più importante: le zero emissioni nette di CO2 “intorno alla metà del secolo”, indicazione temporale generica voluta da Cina, Russia e India.

 

I Paesi sviluppati si sono invece dati una scadenza più specifica: il 2050. L’obiettivo di lungo periodo, dunque, è avere un mondo in grado di garantire benessere economico a tutti, ma senza emissioni di anidride carbonica. Si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione che, come è semplice intuire, comporta cambiamenti drastici, a partire dalla transizione energetica, con l’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili.

 

 

Net Zero, Carbon Neutrality, Climate Positive

Le dichiarazioni, istituzionali e aziendali, circa gli obiettivi di decarbonizzazione hanno un significato ben preciso e distinto. Affermare che un’azienda è carbon neutral non equivale ad annunciare che si intende perseguire la net zero emission. Un’azienda che intende diventare climate positive, invece, sta dichiarando l'obiettivo di diventare carbon negative. Utilizzare tutti questi termini in maniera corretta, senza generare confusione, è importante da un lato per elaborare un buon piano di decarbonizzazione e, dall’altro, per avere la fiducia di tutti gli attori coinvolti nel processo. In sintesi carbon neutrality, net zero e climate positive non sono altro che definizioni di diversi stadi di una strategia di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. Ci sono però delle differenze di base che è necessario conoscere.

 

 

Compensazione o riduzione?

Quando senti parlare di un prodotto o di un servizio “carbon neutral”, significa che le emissioni di CO2 sono state concretamente generate dall’azienda che ha prodotto quel bene o quel servizio. Successivamente, le emissioni sono state “compensate” attraverso azioni mirate di off-setting. Ecco qualche esempio di azione di compensazione: adesione a progetti di riforestazione (gli alberi sono in grado di catturare quantità anche importanti di CO2, quindi rimuovono la CO2 dall’atmosfera); sostegno a progetti legati all’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, che sostituiscono gli impianti alimentati da fonti fossili, in un Paese in via di sviluppo. Quando il totale delle emissioni generate in un anno è pari al totale compensato, l’azienda può dichiararsi carbon neutral. Rispetto all’espressione carbon neutral, specifica per le emissioni di anidride carbonica, l’espressione climate neutral fa invece riferimento a tutti i gas serra (gas fluorati, metano, ossido di diazoto, ecc.). 

 

 

I settori “hard to abate”

Rispetto a quanto appena descritto, la net zero emission rappresenta un impegno di lungo termine, in linea con l’obiettivo di raggiungere le “emissioni nette zero” entro il 2050. Questo percorso comporta una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica fino ad annullarle, o quasi. Ciò risulta fattibile per alcuni settori produttivi, mentre per altri, definiti “hard to abate”, non sarà possibile annullare del tutto le emissioni entro il 2050, per motivi tecnici o economici. Più precisamente, si tratta di settori come la siderurgia, l’aviazione e l’agricoltura. Una strategia verso la net zero emission è solida se l’obiettivo di lungo termine è supportato da obiettivi intermedi, fondamentali per non iniziare “troppo tardi” e riuscire così ad ottenere le riduzioni prefissate per il 2050.

 

 

La carbon neutrality è davvero utile per la net zero?

Gli esperti sono divisi circa la reale utilità delle azioni di cattura e compensazione di CO2 in un’ottica di lungo periodo. Secondo alcune associazioni ambientaliste, ad esempio, è solo un modo per non affrontare il problema e per delegare ad altri (in particolare al mondo della tecnologia) la soluzione. In sintesi, noi continuiamo ad emettere CO2 come prima, ma confidiamo che qualcuno, prima del 2050, trovi il modo per riassorbire tutte le nostre emissioni.