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Orto sinergico, che cos'è e come realizzarlo

Una bambina in un orto sinergico- Credit: iStock

GREEN20 dicembre 2021

Orto sinergico, che cos'è e come realizzarlo

di Maura Corrado

Ecco le regole da seguire per avere un orto basato sull’agricoltura del non fare.

L'agricoltura sinergica è un metodo di coltivazione ideato dalla permacultrice spagnola Emilia Hazelip che, a partire dagli anni Ottanta, ha adattato al clima mediterraneo le teorie elaborate dal microbiologo Masanobu Fukuoka, ideatore dell'agricoltura naturale. Le regole di base dettate dall'agricoltore giapponese, che sono alla base dell'orto sinergico, prevedono che la terra, una volta costruita e preparata, non vada più lavorata.

 

 

I principi dell’agricoltura sinergica

I principi dell’agricoltura sinergica, conosciuta anche come "agricoltura del non fare", si fondano sulla riduzione delle azioni umane, lasciando che sia la natura stessa a “crearsi da sé” e ad autorigenerarsi in base alle sue regole. In base a questa filosofia, la natura rappresenta la fonte della vita ed è talmente complessa che gli occhi e la mente dell'uomo sono in grado di vedere e comprendere solo una minima parte di essa. I problemi, infatti, nascono proprio quando l'uomo interferisce in modo eccessivo con la natura. Ed è proprio per questa ragione, sempre secondo Fukuoka, che è bene lasciar fare alla natura stessa.

 

 

Viva la semplicità

Emilia Hazelip definisce l'agricoltura sinergica come "la forma di coltivazione più naturale tra quelle conosciute". Dunque, in antitesi con le tecniche tradizionali di lavorazione, che tendono a coltivare le piante in maniera intensiva e a depauperare il suolo. L’agricoltura sinergica, invece, promuove i meccanismi di auto-fertilità del terreno, senza arature né concimi chimici. Sono le piante stesse a rendere feconda la terra, grazie a residui organici e a batteri, funghi, insetti e lombrichi, attirati da un ecosistema sano e "vivo". Semplicità, dunque, è la parola d’ordine di questa tecnica. Ciascuno di noi, quando coltiva anche un piccolo pezzo di terra, può evitare gli sprechi, a partire da quelli che derivano da un uso eccessivo di acqua e fertilizzanti.

 

 

Le caratteristiche di un orto sinergico

Un orto sinergico è un orto a pieno titolo, in cui coltivare ortaggi e legumi, ma è anche un “giardino commestibile” nel quale è possibile lasciare spazio alla propria creatività e sensibilità: è un’operazione un po’ da giardinieri e un po’ da ortolani. L'orto sinergico prevede che piante diverse tra di loro - alcune stagionali, altre perenni - crescano e convivano perfettamente insieme. Tuttavia, la loro disposizione deve seguire alcune regole precise, per favorire la crescita delle piante e rendere più agevole la fase di raccolta. Quali sono queste regole? In ogni bancale – cioè un letto di terra rialzato largo circa 120 cm e alto massimo 60 cm – dovranno essere inserite piante appartenenti ad almeno tre famiglie diverse.

 

 

Legumi, fiori, erbe aromatiche

Nell’orto sinergico non potranno mancare le leguminose (ceci, fagioli, piselli…), in grado di recuperare l'azoto dall'aria e di fissarlo nel terreno. Ci sarà, poi, anche una liliacea (aglio, cipolla, porro…), per la capacità di tenere a distanza i parassiti nocivi dalle altre colture e, infine, un altro ortaggio a scelta. È consigliabile anche seminare dei fiori, ad esempio la calendula, per la loro attività antibatterica, e delle erbe aromatiche, che rendono più agevole lo sviluppo delle coltivazioni e migliorano il sapore del raccolto. La scelta delle piante da coltivare sarà soggettiva e dipenderà da clima, gusti personali, territorio e stagioni. Fondamentale sarà tener conto delle dimensioni e della forma che ciascuna pianta, sviluppandosi, assumerà e anche dei tempi di crescita e maturazione degli ortaggi. In ogni caso, ogni orto sinergico sarà diverso dall'altro ed è proprio questa la caratteristica che lo rende così speciale.

 

 

Le regole da seguire

Alla base dell'agricoltura naturale, e quindi dell'orto sinergico, troviamo i quattro principi cardine definiti da Masanobu Fukuoka. Il primo è non lavorare la terra. Una volta costruite le aiuole rialzate, i cosiddetti bancali, il terreno non andrà più lavorato. Non sarà più necessario vangare o zappare. Il suolo, infatti, con l'aiuto delle piante e grazie all'attività dei microrganismi, degli insetti e dei lombrichi, sarà perfettamente in grado di provvedere alla sua fertilizzazione. La seconda regola è non usare fertilizzanti. Non c'è bisogno di ricorrere a concimi chimici o composti già pronti poiché, come spiega Emilia Hazelip, "il suolo, se trattato correttamente, si comporterà̀ come quello naturale, cioè incolto". La terza regola da seguire è: nessun diserbo. Le erbe spontanee non sono nemiche dell’orto e dunque non occorre eliminarle avvelenando contemporaneamente anche le verdure, l'acqua e noi stessi. Andranno controllate e tenute a bada, nient’altro. Infine, in un orto sinergico non bisogna usare pesticidi. Il loro utilizzo è sconsigliato per evitare parassiti e avversità, in quanto le verdure sane e ben nutrite sono capaci di difendersi da sole.

 

 

Dal bozzetto al risultato finale

Il primo passaggio fondamentale è mettere nero su bianco il proprio progetto e dunque realizzare un bozzetto. Non esiste un modello ideale di orto sinergico, ognuno realizzerà il proprio scegliendo in base alle proprie preferenze. In genere, però, sono da preferire le linee curve e sinuose che ricordano i modelli naturali. L’azione successiva è la preparazione dei bancali, cioè le aiuole di terreno rialzato, da realizzare con il terreno del luogo, che in seguito non andrà più compattato. La funzione dei bancali è l’areazione del suolo. Dimensione e forma dei bancali possono variare, ma si consiglia di progettarli con una larghezza di 120 cm e con alcune aree di passeggio ogni 4-8 metri di lunghezza. Il terreno dovrà essere lavorato esclusivamente a mano, con l’aiuto di badili, vanghe e rastrelli.

 

 

L’irrigazione

Se ci sono rovi o radici, bisogna rimuoverli prima di iniziare a lavorare il terreno. L’irrigazione consigliata è con il metodo goccia a goccia, che permette di risparmiare acqua e non sprecarla. Gli impianti vanno sistemati con i tubi fissati al suolo e posti sotto la pacciamatura. Tornando ai bancali, questi vanno successivamente sottoposti a pacciamatura, da realizzare con paglia o altro materiale biologico, come foglie, erba e residui vegetali: in ogni caso, sempre con materiale biodegradabile. Sul terreno vanno posti anche alcuni tutori, che fungeranno da appoggio per le piante rampicanti. La semina delle piante deve essere programmata per tutto l’anno.