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Pagamenti digitali e impatto ambientale: perché sceglierli

Ragazza che paga con smartwatch- Credit: iStock

GREEN16 agosto 2021

Pagamenti digitali e impatto ambientale: perché sceglierli

di Maura Corrado

Meno emissioni, più velocità e l’impegno di enti e aziende per renderli ancora più sostenibili

I pagamenti cashless - ovvero quelli effettuati tramite carte di credito, carte di debito, carte prepagate, bancomat e app - hanno un impatto ambientale minore, in termini di emissioni di CO2, rispetto alle normali transazioni in contanti.

> > > Leggi anche "L'ecosistema dei Digital Payments" su Le Macchine Volanti!

Gli studi olandesi

È quanto emerso, nel 2019, da due studi olandesi commissionati dalla De Nederlandsche Bank e analizzati per SumUp da Rete Clima (ente no profit che promuove azioni di Corporate Social Responsibility). Più in particolare, gli studi hanno preso in considerazione l’impatto ambientale di due diversi sistemi di pagamento – con carta di debito e in contanti - in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, che si celebra il 5 giugno di ogni anno. Cosa è emerso? Per il pagamento in contanti, l’impatto ambientale di ogni transazione è pari a 4,6 g di CO2 equivalenti (CO2e), invece nel caso dei pagamenti con carta di debito il valore è pari a 3,78 grammi di CO2e.

Le principali fonti di emissioni

Gli studi olandesi hanno poi analizzato da dove provengono le emissioni inquinanti, sia per i pagamenti tradizionali che per quelli digitali. Per quanto riguarda i contanti, l’impatto è dovuto in particolare alla fase di produzione delle monete (32%) e a quella operativa (64%), cioè al funzionamento degli sportelli automatici. Non va poi trascurato il trasporto di monete e banconote, che impatta per il 64%. L’impatto ambientale dei pagamenti digitali è invece legato in buona parte al funzionamento dei terminali per le operazioni (75% dell’impatto complessivo), in particolare per i materiali (37%) e per il consumo di energia (27%).

 

La ricerca olandese sottolinea come uno dei problemi principali sia legato al fatto che i terminali rimangono accesi h24 e per la maggior parte della giornata sono in modalità standby, per poter aggiornare frequentemente il software. Le operazioni che invece richiedono picchi di energia sono, ad esempio, la lettura della carta, la creazione di un messaggio di autorizzazione e la stampa dello scontrino. In generale, ogni terminale utilizza in media circa 0,23 Wh.

Come ridurre l’impatto

Se già adesso i pagamenti digitali risultano meno inquinanti dei pagamenti tradizionali, ci sono delle misure, evidenziate negli studi olandesi, che consentirebbero ai pagamenti digitali di essere ancora più virtuosi per quanto riguarda la sostenibilità ambientale. L’impatto delle transazioni cashless potrebbe diminuire fino al 44% optando ad esempio per l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili per il funzionamento dei POS e dei data center, o facendo in modo da allungare la validità delle carte da 3 anni e mezzo a 5 anni. Altro elemento chiave è l’importanza della riduzione della modalità standby, almeno nella misura del 50%.

 

Questa scelta, da sola, ridurrebbe dell’11% l’impronta ambientale delle transazioni con carta. Per fare ciò si potrebbero fissare in via preliminare alcuni momenti per l’aggiornamento dei software, in modo da permettere ai rivenditori di spegnere i POS quando il negozio è chiuso. Alcune aziende specializzate in pagamenti digitali, come SumUp, hanno già adottato questo accorgimento. I lettori di carte, infatti, entrano in funzione solo all’occorrenza e possono essere spenti senza problemi durante giornate o orari di non utilizzo.

Il futuro

Diffondere carte di pagamento più ecologiche è tra i prossimi step per pagamenti digitali ancora più sostenibili. In questa direzione è impegnata ad esempio Mastercard. Negli ultimi anni l’azienda americana ha lavorato con una serie di operatori nel mondo delle carte - come Gemalto, Giesecke + Devrient e IDEMIA - nell’ambito dell’iniziativa Greener Payments Partnership. La GPP è nata nel 2018 per ridurre l’utilizzo del cloruro di polivinile (PVC) come materiale di primo utilizzo in tutte le carte e per individuare materiali alternativi per la loro produzione, inclusi materiali riciclabili, di origine biologica e biodegradabili. Inoltre, sono in corso importanti ricerche accademiche relative a modi ecologici per riciclare le vecchie carte di plastica. Mastercard sostiene poi la Priceless Planet Coalition (PPC), con l’impegno di piantare 100 milioni di alberi in cinque anni.

L’impegno di aziende e istituzioni

Anche un’altra azienda leader del settore, Visa, è impegnata verso una maggiore sostenibilità. Dal raggiungimento dell’obiettivo “emissioni zero” entro il 2040, cioè dieci anni prima dell’obiettivo fissato dall’Accordo di Parigi, all’utilizzo di energia elettrica esclusivamente da fonti rinnovabili. Tra le buone pratiche annunciate per il futuro, ci sono poi il ricorso al commercio sostenibile per le materie prime con cui realizza i suoi prodotti e una serie di partnership per estendere l’uso dei pagamenti digitali in settori al momento esclusi dal progresso tecnologico. Stesso discorso per Nexi, impegnata nell’individuazione di tecnologie e soluzioni innovative a minor impatto ambientale nei propri data centre e la promozione di un consumo responsabile delle risorse utilizzate nelle attività operative, come carta e plastica.

Banca d’Italia e indice Åland

La stessa Banca d’Italia, per conto dell’Eurosistema, ha sviluppato la piattaforma TIPS (Target Instant Payment Settlement), che vuole fungere da sistema europeo per il regolamento dei pagamenti istantanei. L’obiettivo è consentire a cittadini e imprese di effettuare rapidamente pagamenti in tutta l’area dell’euro e, in futuro, anche al di fuori di essa. I punti di forza dell’infrastruttura risiedono nella sua capacità di elaborare, grazie ad una tecnologia all’avanguardia, milioni di transazioni al giorno, in pochi secondi per ogni operazione, con un’operatività ininterrotta nel corso dell’anno e con un bassissimo impatto ambientale.

 

Con i volumi di progetto, infatti, le emissioni di CO2 per una singola transazione TIPS sono pari a circa 0,0004 grammi di CO2. Sono sempre più numerose, infine, le banche private e le aziende che utilizzano l’indice Åland. Si tratta di un software – sviluppato dalla startup Doconomy - in grado di calcolare l’impatto ambientale di ogni transazione digitale. Questa tecnologia, nel dettaglio, calcola l'impronta totale di carbonio combinando il costo di ogni acquisto con l'impronta di carbonio di una particolare categoria merceologica, rispettando la privacy di chi fa acquisti.