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PFU: cos'è il contributo smaltimento pneumatici fuori uso Pneumatici ammassati - Credit: iStock
GREEN 27 settembre 2021

PFU: cos'è il contributo smaltimento pneumatici fuori uso

di Maura Corrado

Dai pneumatici usati si possono ricavare oggetti e impianti di vario genere e molto utili, a patto di smaltirli correttamente.

Ogni anno, in Italia, vengono prodotte all’incirca 380 mila tonnellate di pneumatici da smaltire.

Non si tratta di gomme ancora in grado di essere utilizzate – anche, ad esempio, dopo essere state vendute a Paesi in via di sviluppo - o destinate ad essere rigenerate. Sono, invece, pneumatici non più recuperabili, quindi da smaltire come rifiuto. Come avviene, dunque, lo smaltimento dei PFU (Pneumatici Fuori Uso)?

 

 

La nuova normativa sui PFU

Va innanzitutto ricordato che gli pneumatici sono composti da un’elevata percentuale di materiali non biodegradabili. Di conseguenza, se vengono abbandonati sul ciglio della strada o in discariche abusive, gli stessi non si consumano. Inoltre, possono prendere fuoco facilmente, rilasciando sostanze tossiche nell’atmosfera e, se non smaltiti correttamente, diventano un deposito per le acque piovane e un’ottima incubatrice per insetti e zanzare.

 

Fino al 2011 l’operazione di smaltimento degli pneumatici usati era a carico dei gommisti, i quali solitamente la addebitavano ai clienti includendo nel prezzo di vendita anche il costo per lo smaltimento. Le cose sono cambiate a partire dal 2011, con l’entrata in vigore del decreto ministeriale numero 82 dell’11 aprile del 2011.

 

 

Cosa è cambiato

La legge prevede che il contributo per lo smaltimento dei PFU venga pagato al momento dell’acquisto degli pneumatici. Oggi, dunque, la sigla PFU indica non solo il prodotto da smaltire, cioè gli pneumatici fuori uso, ma anche il contributo da versare per il loro smaltimento.

 

Dal 2011 lo smaltimento si paga in anticipo, contestualmente all’acquisto delle nuove gomme. È obbligatorio per legge: per chi li acquista e per chi li vende, obbligato dunque a farlo pagare. In sintesi, il PFU copre lo smaltimento futuro (quando verranno sostituiti) degli pneumatici che vengono acquistati oggi.

 

 

Come funziona il PFU

Chi acquista pneumatici nuovi presso l’azienda produttrice o un intermediario autorizzato (anche online) pagherà il PFU all’azienda o all’intermediario. Le aziende, a loro volta, versano il contributo PFU ai consorzi di smaltimento, che ritirano gli pneumatici dai gommisti senza alcun costo aggiuntivo. Chi invece acquista gli pneumatici dal gommista deve pagare il contributo PFU proprio al gommista, che lo ha pagato al suo grossista, il quale a sua volta lo ha pagato al costruttore, che infine lo ha versato ad un consorzio.

 

Anche se all’inizio la nuova normativa ha creato confusione, sia nei consumatori che negli operatori del settore, è importante sapere che l’introduzione del contributo PFU rappresenta un passo in avanti nel ridurre la produzione di rifiuti e per la protezione dell’ambiente.

 

 

La dicitura esatta

Il contributo PFU deve essere pagato a chi consegna gli pneumatici, che può anche essere un soggetto diverso rispetto al gommista che li monta. Chi, dunque, si reca dal gommista con gli pneumatici - già acquistati altrove - per l’operazione di montaggio, non dovrà versare il contributo una seconda volta. Sarà sufficiente mostrare la fattura d’acquisto delle gomme, fattura sulla quale è indicato il pagamento del PFU.

 

In base al paragrafo 4, articolo 5, del decreto ministeriale già citato, nella fattura deve essere contenuta la dicitura “contributo ambientale ai sensi dell’articolo 228 del d.lgs. 3 aprile 2006, n°152”. Bisogna prestare attenzione, al momento dell’acquisto, che nella fattura sia presente anche il contributo PFU. Non solo per evitare di pagarlo due volte, ma anche perché ci sono rivenditori – presenti in particolare su siti stranieri illegali – che non lo prevedono, rendendo di conseguenza gli pneumatici fuori legge.

 

In caso di distrazione, l’automobilista scoprirà che le gomme sono fuori legge al momento della sostituzione. In questo caso, infatti, il gommista dovrà chiedere all’automobilista il versamento del PFU, prima di cambiare le gomme acquistate senza aver pagato il contributo in precedenza.

 

 

Pneumatici nell’isola ecologica

A volte può capitare che il gommista non abbia a disposizione spazio sufficiente per sistemare le gomme, in attesa del ritiro da parte del consorzio che si occupa dello smaltimento. In questo caso è possibile portare gli pneumatici nell’isola ecologica del proprio comune di residenza. Il conferimento avviene a titolo gratuito, senza alcun sovrapprezzo (salvo pochissime eccezioni) per l’automobilista.

 

Anche in questa circostanza può essere richiesto di esibire la ricevuta di pagamento degli pneumatici, per verificare l’avvenuto versamento del PFU. È comunque un’ipotesi piuttosto remota. Il nuovo iter è ormai consolidato e prevede il ritiro da parte del gommista delle coperture giunte a fine vita, che verranno poi affidate ai consorzi per un corretto smaltimento.

 

 

Quanto costa il PFU?

Il contributo ambientale per lo smaltimento PFU è stabilito in misura variabile sulla base del tipo di pneumatico, poiché i costi di smaltimento cambiano in base al peso e alle dimensioni. Le tabelle vengono aggiornate periodicamente.

 

Gli pneumatici sono suddivisi in tre categorie di grandezza: piccoli, medi e grandi. Per il 2021, per gli pneumatici piccoli (peso compreso tra 0 e 35 kg) il PFU varia tra 0,58 € e 7,56 €; per gli pneumatici medi (peso compreso tra 35 e 155 kg), il PFU varia tra 11 € e 29,33 €; per gli pneumatici grandi, infine, il PFU varia tra 44,47 € e 228,08 €. A queste somme va aggiunta l’Iva.

 

 

Come avviene lo smaltimento PFU

Gli pneumatici iniziano il loro percorso verso un corretto smaltimento partendo dai consorzi o dalle isole ecologiche. La gomma verrà riutilizzata sotto altre forme oppure convertita in energia all’interno di impianti specifici. Il pneumatico va suddiviso in varie parti, separando la gomma dalle componenti metalliche e tessili. Ecco perché è fondamentale sia versare il contributo PFU che evitare di abbandonare le gomme nelle discariche.

 

Dalla gomma ottenuta dai PFU si possono ottenere nuovi prodotti e numerosi utilizzi: dalla creazione di asfalto tecnologico ad elevata aderenza ai pannelli insonorizzanti, fino alle piste per gli impianti sportivi. E ancora: elementi per la sicurezza stradale, arredo urbano e oggettistica varia che può essere realizzata sfruttando il polverino sbriciolato. Ciò si traduce in un notevole risparmio di materie prime e in una maggiore salvaguardia dell’ambiente.

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