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Quante smart city ci sono in Italia?

Lo skyline di una città intelligente e futuristica- Credit: iStock

GREEN19 gennaio 2022

Quante smart city ci sono in Italia?

di Maura Corrado

Firenze, Milano e Bologna primeggiano nella classifica iCity Rank 2021.

La trasformazione digitale va sempre più a braccetto con la sostenibilità. Lo conferma l’ultimo rapporto iCity Rank, elaborato da Forum PA, relativo alla classifica delle smart cities italiane.

 

 

Il rapporto iCity Rank 2021

Anche nel 2021 le “città intelligenti” sono state valutate in base ad otto parametri: presenza online dei servizi pubblici; disponibilità di app di pubblica utilità; integrazione delle piattaforme digitali; utilizzo dei social media; rilascio degli open data; trasparenza; implementazione di reti wi-fi pubbliche; diffusione di tecnologie di rete. Le dieci città italiane che soddisfano al meglio questi parametri sono: Firenze, Milano, Bologna, Roma, Modena, Bergamo, Torino, Trento, Cagliari, Parma. Seguono altri 12 Comuni: Reggio Emilia, Palermo, Venezia, Pisa, Genova, Rimini, Brescia, Cremona, Prato, Bari, Bolzano e Verona.

 

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Città “piattaforma”

Le 22 città appena elencate rappresentano, in base al report, l’esempio concreto di smart city. Sono quelle realtà che utilizzano in modo diffuso, organico e continuativo le nuove tecnologie nelle attività amministrative, nell’erogazione dei servizi, nella raccolta e nell’elaborazione dei dati, nell’informazione, nella comunicazione e nella partecipazione. Sono dunque città che possono diventare “piattaforma”, creando così le condizioni per lo sviluppo economico e sociale dei loro territori proprio grazie ad un utilizzo corretto del digitale. In coda alla classifica iCity Rank ci sono invece realtà del Sud Italia come Trapani, Caserta, Nuoro, Foggia, Agrigento, Isernia ed Enna.

 

 

I punteggi

Partiamo dal primato di Firenze. Il capoluogo toscano ha totalizzato 937 punti, potendo vantare risultati di eccellenza soprattutto nel settore degli open data, del wi-fi, di Internet of Things (IoT), tecnologie di rete e delle app municipali, dove ottiene il massimo dei voti. Milano è seconda con un punteggio di 878, evidenziando punti di forza in particolare negli open data, nei servizi online e nell’indice di “apertura”. Bologna è terza con 854 punti, grazie soprattutto ai risultati nei social media, nell’IoT e tecnologie di rete. Nel complesso, il podio di iCity Rank 2021 conferma le stesse città del 2020, anche se Milano ha soffiato a Bologna il secondo posto.

 

 

Le tendenze

La maggior parte delle grandi città italiane è presente nei primi posti della classifica. Molta più fatica, invece, la fanno quelle realtà con un numero di abitanti inferiore ai 50mila. Il ritardo complessivo è di circa il 25%, in particolare quando si parla di open data, mentre risultati migliori si evidenziano nell’utilizzo dei social media e nella diffusione delle reti wi-fi. C’è qualche risultato di spicco anche per alcune città medio-piccole, come il primo posto conquistato da Pisa nelle piattaforme abilitanti, da Cremona nei servizi online o da Bolzano nell’Internet of Things e tecnologie di rete. Dopo l’accelerazione digitale generata dalla pandemia nel 2020, il 2021 è stato complessivamente un anno di assestamento, ma segnato anche da fenomeni importanti come la diffusione dell’app IO, dalla diffusione dello SPID e dall’attivazione dei servizi digitali dell’Anagrafe Nazionale. Questa situazione ha portato a una polarizzazione: da una parte città che hanno continuato a sviluppare i processi di innovazione, dall’altra città che hanno rallentato.

 

 

La crescita dei servizi digitali

L’accesso online ai servizi comunali ha caratterizzato la trasformazione digitale durante la pandemia. In particolare, lo sportello unico per le attività produttive è attivo quasi ovunque e i certificati anagrafici online sono ormai una prassi per 77 Comuni italiani. Crescono anche le possibilità di pagare digitalmente tasse, imposte e canoni mentre restano indietro le pratiche legate al cambio di indirizzo o di residenza. Per quanto riguarda, invece, la disponibilità di app municipali, la crescita importante registrata tra il 2019 e il 2020 è proseguita in misura meno rilevante nel 2021. I settori più performanti sono stati la mobilità smart (pagamento dei parcheggi, informazioni in tempo reale sul trasporto pubblico, ecc.); cultura e turismo (guide, app con gli eventi della città, ecc.); rifiuti (supporto alla raccolta differenziata); sicurezza e app istituzionali (notizie, accesso ai servizi, segnalazioni di disservizi). Nel rapporto iCity Rank 2021 sono sette le città che raggiungono il punteggio massimo: due capoluoghi metropolitani (Napoli e Firenze) e cinque città intermedie (Modena, Padova, Parma, Reggio Emilia e Trento). Seguono Milano, Roma e Torino.

 

 

Wi-fi pubblico e IoT

Wi-fi pubblico e Internet of Things sono altri due elementi che caratterizzano le smart cities. Il numero di capoluoghi in cui si possono identificare reti wi-fi ad accesso pubblico è progressivamente cresciuto negli ultimi anni. Restano tuttavia notevoli differenze nell’efficacia di queste reti in rapporto alla popolazione e alla superficie. Ma c’è disomogeneità anche nelle modalità di comunicazione della presenza di questo servizio sui siti istituzionali. Solo 29 città segnalano su mappe navigabili i punti di accesso e forniscono indicazioni chiare per l’attivazione: Firenze si riconferma prima. Seguono Bergamo e Cagliari. Bologna, Milano, Venezia e Roma sono gli altri capoluoghi metropolitani al vertice. Crescono, poi, le amministrazioni comunali orientate alla raccolta smart dei rifiuti, attraverso tecnologie digitali come i contenitori stradali muniti di sistemi di identificazione o i sacchi per la raccolta dotati di codici/microchip. La rete di illuminazione pubblica è un’altra importante infrastruttura abilitante per le “responsive city”. Il numero di città con “smart lighting” urbano è salito da 17 nel 2017 a 35 nel 2021. La classifica dell’IoT cittadino è guidata da Bolzano e Firenze.

 

 

Le città del Sud

Come già evidenziato, complessivamente i capoluoghi meridionali evidenziano un ritardo nella trasformazione digitale, collocandosi con più frequenza nella fascia bassa della classifica. Confrontando il punteggio medio delle città del Sud con quello nazionale, si nota uno scarto complessivo di circa il 25%, che però supera il 40% in settori come gli open data e le reti di wi-fi pubblico. Tuttavia, non mancano le eccezioni in positivo, come Cagliari al nono posto e Palermo al dodicesimo, con il massimo dei voti nell’ambito degli open data, al pari di Milano e Pisa. Da segnalare anche il recupero di Napoli, 26esimo posto, che scala 11 posizioni grazie al massimo dei voti nelle app municipali e al buon piazzamento nei social media.