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Quanto si inquina mangiando carne?

Una tavolata di amici con della carne al centro- Credit: iStock

GREEN17 gennaio 2022

Quanto si inquina mangiando carne?

di Maura Corrado

Emissioni di gas serra, consumo e impoverimento del suolo, uso di pesticidi: queste ed altre le criticità.

La carne, da sempre simbolo di benessere e abbondanza in campo alimentare, è ricca di preziose sostanze nutritive. Contiene proteine ad alto valore biologico, è ricca di ferro e di vitamine del gruppo B. Consumarla con moderazione fa bene. Da anni, però, si discute dell’impatto ambientale legato proprio alla sua produzione e al suo consumo.

 

 

Carne e cambiamenti climatici

Quando si parla di azioni necessarie per contrastare i cambiamenti climatici, gli allevamenti intensivi di bestiame per la produzione di carne rientrano tra i settori maggiormente presi di mira dagli ambientalisti e dalla comunità scientifica. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) stima che l’industria del cibo sia complessivamente responsabile di un terzo delle emissioni globali di gas serra. Più nel dettaglio, la maggior parte di queste emissioni - l’80% circa - può essere ricondotto alla produzione della carne e, più in generale, dei derivati animali. Dagli anni ’60 del secolo scorso, infatti, la domanda mondiale di carne non ha mai smesso di aumentare. Basti pensare che nel 1961 venivano prodotte circa 70 milioni di tonnellate di carne, mentre nel 2018 ne sono state commercializzate più di 345 milioni di tonnellate.

 

 

Le emissioni di anidride carbonica

Tornando alle emissioni climalteranti, quelle che preoccupano di più, come è noto, sono le emissioni di anidride carbonica. In base ad uno studio indipendente condotto nei mesi scorsi dalla società di consulenza Demetra per la LAV (Lega Anti-Vivisezione), le sole emissioni annuali di CO2, legate al ciclo di vita della carne bovina, superano i 18 milioni di tonnellate, per un danno di oltre un miliardo di euro. Si tratta di una quantità di gas serra uguale a quella generata dalle più grandi e inquinanti centrali a carbone in Europa. L’inquinamento prodotto dall’industria della carne non si esaurisce con le emissioni di CO2. La filiera delle carni di bovino, pollo e maiale arriva a rilasciare, in un anno, più di 98mila tonnellate di Pm10 equivalente. E la formazione di particolato porta con sé un danno economico di oltre 3,8 miliardi.

 

 

Dall’allevamento alla tavola

L’impatto ambientale e sanitario totale è stato stimato in 36,6 miliardi di euro (605 euro per ogni cittadino italiano). I costi ambientali sono stati calcolati analizzando l’intero ciclo di vita della carne (Life Cycle Assessment), convertendo le emissioni generate in tutte le fasi coinvolte - allevamento, macellazione, lavorazione, imballaggio, distribuzione, consumo e trattamento dei reflui - in costi economici per la collettività e includendo anche le emissioni generate dalla produzione di energia elettrica necessaria nel processo produttivo.

 

 

I dati nel dettaglio

La carne di bovino, sempre in base allo studio Demetra-LAV, risulta quella con l’impatto ambientale che genera il maggior costo sulla società (calcolato in 1,35 euro per 100 grammi), mentre la categoria che pesa di più è la formazione di particolato. Le altre voci principali legate all’inquinamento complessivo prodotto dall’industria della carne sono acidificazione, consumo di suolo e cambiamenti climatici. La fase di allevamento è quella più rilevante, con un contributo alle emissioni di gas serra che va dal 66% per la carne di maiale lavorata al 77% per quella di bovino, che risulta la più impattante a causa della fermentazione enterica dei ruminanti (a cui vanno attribuite le emissioni di metano).

 

 

La carne di maiale e di pollo

Per quanto riguarda la produzione di carne di maiale, emerge un dato significativo relativo alle emissioni di gas serra generate dalla sua dieta. Il 64% delle emissioni, infatti, è legato alla produzione e al trasporto dei mangimi. La farina di soia incide quasi per un terzo, anche se l’alimento rappresenta meno del 10% della dieta dell’animale. Tuttavia, quella data come alimento a maiali e polli arriva quasi esclusivamente da Argentina e Brasile, dove decine di ettari di foreste vergini vengono distrutte ogni anno per far posto a colture agricole proprio per la produzione di mangime animale. Il pollo, infine, è l’animale che genera meno emissioni di gas serra (su 100 grammi di carne macellata).

 

 

L’acidificazione terrestre

L’abbassamento del pH del terreno (con il conseguente danneggiamento dei raccolti) legato alla conversione delle emissioni in acido solforico e acido nitrico che si depositano sui terreni o sulla vegetazione, anche sotto forma di piogge acide, è invece il secondo impatto più evidente nel ciclo di vita dei bovini. Anche in questo caso la fase più inquinante risulta quella dell’allevamento. Più in particolare, la maggiore responsabile è l’ammoniaca emessa dalla gestione delle deiezioni animali e usata per la fertilizzazione dei campi. Non va trascurato, poi, l’impatto relativo all’uso di quei pesticidi creati appositamente per eliminare gli organismi che rappresentano una minaccia per il campo o gli animali allevati.

 

 

Presente e futuro

Gli italiani sono sempre più attenti alla sostenibilità in campo alimentare. In base al primo Rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani nel post Covid, l’88% dei cittadini è disposto a pagare di più per avere cibo sostenibile, che non inquina. L’83% pagherebbe di più per avere prodotti tracciabili e il 73% per acquistare una specialità proveniente da un determinato territorio. Nel caso del consumo della carne, ad esempio, ciò vorrebbe dire comprare carne proveniente da allevamenti estensivi o biologici (meno inquinante) al posto della carne proveniente dagli allevamenti intensivi (più inquinante). A questo dato va unita la crescita esponenziale nelle vendite di prodotti alternativi alla carne, come i burger vegetariani e gli affettati di origine vegetale.

 

 

La carne coltivata in laboratorio

Quando si parla della carne del futuro, infine, si fa sempre più spesso riferimento alla carne coltivata in laboratorio, detta anche carne sintetica, in provetta o clean meat, cioè carne pulita e a basso impatto ambientale, creata partendo da cellule staminali prelevate dagli animali. La tecnologia per la produzione su larga scala è ormai matura, anche se i consumatori sono ancora piuttosto diffidenti. La carne sintetica, assicurano gli esperti, sarà presto una realtà e rivoluzionerà il nostro approccio con il cibo.