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 Riciclare gli abiti usati, ecco come farlo nel modo corretto

Abiti usati- Credit: iStock

RICICLO20 settembre 2022

Riciclare gli abiti usati, ecco come farlo nel modo corretto

di Melissa Viri

Alcuni brand hanno promosso la raccolta di abiti usati e attivato progetti di restyling.

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Se facessimo più riciclo ridurremmo di molto la mole di rifiuti e le emissioni di CO2.
Il riciclo dovrebbe essere la nostra abitudine più consolidata, l’ambiente ce ne sarebbe grato.
Dovremmo convertire il pensiero: le 80.000 tonnellate di abiti raccolti costituiscono un tesoro inestimabile per il riciclo e il riuso.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Copenaghen ha fatto una stima: la riconversione di un chilo di rifiuti tessili riduce di 3,6 chilogrammi le emissioni di CO2, di 6mila litri il consumo di acqua, di 0,3 chilogrammi l’uso di fertilizzanti e di 0,2 chilogrammi quello di pesticidi.

Alcuni brand hanno lanciato delle vere e proprie campagne tese alla sensibilizzazione del riciclo di abiti usati.
Per ogni borsa contenente abiti di seconda mano, di qualsiasi qualità e marca, H&M assegna un buono sconto di 5 euro da utilizzare al prossimo acquisto.
Intimissimi fa una cosa simile: in cambio di capi di vecchia biancheria, di qualsiasi marca, ottieni un voucher spendibile nell’arco di sei mesi in tutti i punti vendita del brand.

Oltre alle campagne di sensibilizzazione, ci sono tutta una serie di interessanti movimenti: il dress-crossing, il dress-sharing e simili ma vediamo più specificatamente cosa sono e in cosa consistono.


Il dress-crossing nasce dall’idea di quattro amiche londinesi e consiste nello scambio o nella condivisione di abiti di alta qualità, donando ad ogni capo molteplici vite, a seconda di chi lo indossa e della circostanza per cui lo indosserà.
Per evitare accapigliamenti negli acquisti si seguiranno delle regole: saranno considerati validi i capi di abbigliamento sì alla moda, ma destinati a diventare dei classici intramontabili; per effettuare lo shopping condiviso si stabiliranno dei turni.


Non dimentichiamo gli Swap Party, una sorta di festa del baratto a costo zero. I partecipanti portano abiti, accessori, ma anche libri e dischi ed è qui che parte lo scambio.


Poi c’è il dress-sharing o rent-à-porter. In Italia il primo punto di condivisione made in Italy è a Brescia: eGo, Eco Guradaroba Organizzato. Chi aderisce all’associazione ha diritto ad usufruire di sette vestiti diversi ogni settimana.