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Settimana lavorativa corta: ecco perché fa bene anche all'ambiente Ragazza che lavora da casa - Credit: iStock
GREEN 16 giugno 2021

Settimana lavorativa corta: ecco perché fa bene anche all'ambiente

di Maura Corrado

Meno emissioni di anidride carbonica, uno stile di vita più salutare, consumi a basso impatto

Lavorare quattro giorni alla settimana invece di cinque, continuando a percepire lo stesso stipendio. L’introduzione della settimana lavorativa corta è da anni oggetto di accesi dibattiti e di “esperimenti” in diversi Paesi del mondo.

Dai progetti pilota presto si potrebbe finalmente passare alla realtà. Ad accelerare la transizione ha indubbiamente contribuito la pandemia da Covid-19, che ha dimostrato, attraverso lo smart working, che si può essere produttivi senza dover essere necessariamente presenti in ufficio tutti i giorni. 

La campagna “4 Day Week”

In quanto a studi, ricerche e proposte sui benefici legati all’introduzione della settimana lavorativa corta, la Gran Bretagna è tra i Paesi più attivi. L’impatto ambientale, questa volta in positivo, è tra i principali fattori presi in considerazione. Lo studio “Stop the Clock”, diffuso recentemente dalla ong britannica Platform London (con il contributo di Alex Ferry Foundation), nell’ambito della campagna “4 Day Week”, offre numeri precisi. Passare subito alla settimana lavorativa corta – quattro giorni in ufficio senza alcuna riduzione del salario – potrebbe ridurre le emissioni di anidride carbonica del Regno Unito del 21,3% entro il 2025.

 

L’anidride carbonica, lo ricordiamo, è tra i principali gas che causano l’effetto serra e, quindi, i cambiamenti climatici. In cifre assolute, verrebbero risparmiate 127 milioni di tonnellate di emissioni, una quota superiore a quanto rilasciato in atmosfera dall’intera Svizzera. Per far comprendere la portata di questo cambiamento, un altro dato: il taglio stimato delle emissioni equivarrebbe a togliere dalla strada 27 milioni di automobili con motore termico, cioè quasi l’intera flotta di auto private che circolano attualmente in UK.

I vantaggi per l’ambiente

Come si arriva a questa notevole riduzione delle emissioni inquinanti? Innanzitutto, attraverso una marcata riduzione nel consumo di energia elettrica in ufficio. Gli impianti di illuminazione, riscaldamento, ascensore, aria condizionata e altri macchinari presenti nei grandi uffici consumano molta più energia rispetto agli impianti domestici. Un’altra voce di tagli è rappresentata dal minor pendolarismo. Meno auto in strada significa meno congestione stradale e un minor inquinamento acustico ed atmosferico.

 

L’auto privata, infatti, in Gran Bretagna (ma la situazione è simile in altri Paesi) è ancora il mezzo più utilizzato per il percorso casa-ufficio, soprattutto da chi vive nelle aree rurali. E i trasporti rappresentano la principale fonte di emissioni inquinanti in UK. La ricerca mostra che un giorno in meno speso nel traffico ha ripercussioni positive sulla salute fisica e mentale dei lavoratori. Non solo meno stress legato al traffico e ad altri imprevisti, ma anche meno tempo passato in aree inquinate. L’inquinamento atmosferico, infatti, causa almeno 64mila morti ogni anno in UK. 

Il giorno libero

Un’ulteriore dimostrazione dei benefici legati all’introduzione della settimana lavorativa corta è rappresentata da altre due evidenze. La prima è che le emissioni di anidride carbonica sono molto più elevate in quei nuclei domestici in cui i componenti hanno un orario di lavoro molto lungo. La seconda è data dalle attività che i lavoratori intervistati svolgerebbero nel giorno libero (il quinto giorno, ad esempio il venerdì). Si tratta perlopiù di attività a basso impatto ambientale, come cucinare in casa, fare volontariato, passeggiare o andare in bicicletta. Trend riscontrato anche in Francia, dove la settimana lavorativa da 35 ore è già realtà.

 

Qui i lavoratori hanno utilizzato il tempo libero a disposizione non per consumare e comprare di più, ma per riposare e trascorrere del “quality time” all’insegna del benessere con la propria famiglia. Con il weekend lungo, ci sono più opportunità per fare esercizio fisico, trascorrere del tempo all’aria aperta e svolgere altre attività in grado di migliorare il benessere psico-fisico dei lavoratori. Una ricaduta positiva per la comunità e per il servizio sanitario nazionale.

La situazione in Europa

Ad oggi, gli Stati in cui la settimana lavorativa corta è realtà, anche se con modalità diverse, sono la Francia (35 ore), Norvegia e Danimarca (33 ore) e l’Olanda (29 ore). In Spagna, a breve, dovrebbe partire un progetto pilota che coinvolgerà il Governo centrale e un numero limitato di imprese. Il progetto prevede l’attuazione della settimana lavorativa da 32 ore (quattro giorni) per un periodo di tre anni. Il Governo coprirà le spese sostenute dalle aziende aderenti, stanziando 50 milioni di euro.

 

I costi verranno così coperti: 100% il primo anno; 50% il secondo anno; 33% il terzo anno. Trascorsi i tre anni, le aziende valuteranno se la produttività è aumentata e se la settimana lavorativa corta è attuabile anche nel lungo periodo e senza l’aiuto del Governo. In Italia, la società di consulenza Carter & Benson di Milano ha introdotto la settimana lavorativa da 4 giorni, con stipendio inalterato e una gestione del lavoro Mbo (Management by objectives), che consente di valutare i dipendenti per gli obiettivi raggiunti.

La Cop 26 di Glasgow 

L’introduzione della settimana lavorativa corta continuerà ad essere d’attualità, soprattutto in vista di un appuntamento internazionale molto importante: la Cop 26 che si svolgerà a Glasgow (Scozia), dall’1 all’12 novembre 2021. La Cop è la conferenza annuale degli Stati che hanno firmato la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Un gruppo di deputati inglesi e scozzesi, associazioni ambientaliste e sindacati britannici hanno inviato una lettera aperta agli organizzatori del vertice evidenziando “i benefici che una settimana lavorativa più corta potrebbe offrire nella corsa per limitare gli effetti peggiori del cambiamento climatico”.

 

A sostegno della richiesta di inserire il tema tra gli argomenti della Cop 26, i promotori hanno evidenziato i dati contenuti nel report “Stop the Clock”, di cui abbiamo già parlato prima. Se l’obiettivo internazionale è diventare carbon neutral entro il 2050, l’introduzione della settimana lavorativa corta può contribuire a raggiungere più velocemente questo traguardo.

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