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Sprechi alimentari a scuola, come risolvere il problema

Bambini in una mensa a scuola- Credit: iStock

BASTA SPRECHI30 luglio 2022

Sprechi alimentari a scuola, come risolvere il problema

di Maura Corrado

Dai consigli mirati, per studenti e insegnanti, fino all’intelligenza artificiale.

Quando si parla di spreco alimentare ci si sofferma il più delle volte su ciò che finisce nella pattumiera di casa. Ma cosa succede nelle scuole italiane? Anche in questo ambito, come è semplice intuire, c’è ancora molto da fare.

 

 

Qualche dato sullo spreco alimentare a scuola 

In Italia sono circa due milioni gli studenti che usufruiscono del pranzo a scuola, ma solo il 10% confessa di non lasciare avanzi nel piatto. In Italia, secondo i dati contenuti in un report di The European House Ambrosetti per Elior, su 400 milioni di pasti serviti ogni anno nelle scuole italiane, il 22% delle pietanze viene sprecato. Un “tesoro” pari a 200mila tonnellate di cibo, ancora buono, che invece finisce in pattumiera. Oltre al disastroso impatto ambientale che ne deriva, gli sprechi ammontano a circa 360mila euro al giorno, una somma più che consistente. Quali categorie di alimenti finiscono più spesso nell’immondizia? Soprattutto pane, frutta, pasta e carne, anche se gli sprechi riguardano tutte le portate. 

 

 

Educazione e prevenzione 

Molti esperti hanno evidenziato quanto sia necessario e non più rinviabile portare avanti progetti di educazione alimentare tra gli studenti. L’obiettivo è aumentare la loro consapevolezza sul tema dello spreco di cibo che si verifica ogni giorno nelle mense scolastiche, in modo da incentivarli a correggere le loro abitudini in chiave green, a scuola come a casa. La mensa scolastica, infatti, rappresenta un irrinunciabile momento educativo che consente di diffondere tra i più piccoli, gli adulti di domani, valori fondamentali come l’uso responsabile delle risorse del pianeta.

 

 

Alcune distinzioni

Parlando delle cause di questo fenomeno, ci sono alcune distinzioni da fare. Nel primo caso, ad esempio, il cibo viene cucinato e non servito. Nel secondo caso, invece, il pasto viene cucinato, servito e non mangiato (in tutto o in parte). Nel primo caso, infatti, c’è un problema di programmazione del numero dei pasti e di sovradosaggio da parte di chi provvede al servizio mensa: in generale si tratta di problemi di organizzazione riscontrabili in capo alla cucina. Nel secondo caso il problema è imputabile, in tutto o in parte, ai comportamenti degli studenti. Ciò può dipendere da una serie di fattori: dalle porzioni esagerate dei pasti; dal livello di gradimento di ciò che viene servito; dalla presentazione del piatto; da un ambiente/contesto non favorevole in cui viene consumato il pasto (difficoltà nel mangiare, tempo non sufficiente, mensa rumorosa, ecc.).

 

 

La legge Gadda

In Italia un punto di svolta nella lotta agli sprechi alimentari è stato raggiunto con la “Legge Gadda” (n°166 del 19/08/2016). Il provvedimento ha come finalità quella di ridurre gli sprechi in ciascuna delle fasi della filiera (dal produttore al consumatore). Gli obiettivi sono molteplici, tra cui ricordiamo: recuperare le eccedenze alimentari e destinarle a persone in difficoltà; promuovere ricerca, informazione e sensibilizzazione sullo spreco alimentare, con particolare focus sulle nuove generazioni (soprattutto gli studenti). La legge, però, prevede delle specifiche modalità per la cessione delle eccedenze. Deve infatti sussistere la garanzia di un’adeguata conservazione e l’integrità dell’imballaggio, dunque requisiti di igiene e sicurezza, nel pieno rispetto delle date di scadenza e di quanto stabilito dai parametri europei e nazionali in materia. 

 

 

I consigli per gli insegnanti

Come già accennato, spesso le porzioni sono troppo grandi e gli studenti finiscono per buttare ciò che non riescono a mangiare. L’insegnante può chiedere a ogni studente quanto cibo vuole, prima che le portate vengano servite. Ciò può senza dubbio aiutare ad evitare gli sprechi. Un altro suggerimento utile è spiegare con chiarezza da dove viene il cibo della mensa e dove finisce una volta buttato. Conoscere il ciclo vitale degli alimenti aiuta gli studenti ad apprezzarne il valore. Un’altra azione concreta da promuovere è la collaborazione tra il proprio istituto scolastico, l’azienda che gestisce la refezione e le associazioni di volontariato – magari sfruttando le nuove tecnologie (app, intelligenza artificiale, ecc.) per donare i pasti avanzati a chi si trova in difficoltà. Il tema dello spreco alimentare va poi affrontato in classe, attraverso un approccio multidisciplinare. Ogni materia, infatti, può offrire un punto di vista diverso sull’argomento.

 

Ad esempio, si può calcolare quanto cibo viene sprecato a scuola durante l’ora di matematica. Si può analizzare nel dettaglio l’impatto ambientale dello spreco alimentare sugli ecosistemi durante l’ora di scienze o imparare come si fa il compost. O ancora, si può affrontare il tema in modo più creativo durante le ore di educazione artistica: attraverso disegni, cartelloni, installazioni, ecc.

 

 

Consigli per studenti e genitori

Il consiglio più importante per gli studenti è chiedere porzioni più piccole – senza temere eventuali reazioni da parte del personale scolastico - se nel piatto viene servito troppo cibo e di portare a casa gli avanzi, in un contenitore di plastica o alluminio. In questo è necessaria la collaborazione dei genitori, che dovrebbero spiegare ai propri ragazzi che il cibo servito in mensa non è gratuito, che lo spreco alimentare a scuola è uno dei motivi per cui Greta Thunberg ed altri giovani attivisti organizzano i “Fridays for Future” e che anche gli adulti chiedono, senza imbarazzo, la doggy bag al ristorante. Infine la frutta, come già detto, è tra gli alimenti più sprecati: quella ammaccata o con imperfezioni è buona e può essere tranquillamente mangiata. Basta semplicemente rimuovere la parte annerita.

 

 

Un aiuto dalla AI

A Milano, per ridurre gli sprechi alimentari a scuola, scende in campo l’intelligenza artificiale con Elior. Nei mesi scorsi, infatti, ha preso il via un progetto pilota nella sede dell’Istituto Leone XIII, con l’applicazione (in cucina e nel refettorio) della tecnologia sviluppata da Winnow, già testata con successo. Grazie a una telecamera posizionata sui contenitori della spazzatura, i rifiuti vengono analizzati attraverso un sistema di AI in grado di riconoscere gli alimenti gettati. Ciò significa avere a disposizione dati precisi e continuativi sullo spreco e quindi poter adattare i menù proposti, le quantità di materie prime impiegate e i processi di cucina.