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Sprechi: lo scandalo del pane nella spazzatura Spazzatura - Credit: iStock
GREEN 25 luglio 2021

Sprechi: lo scandalo del pane nella spazzatura

Nella rete commerciale al giorno si sprecano quintali di pane.

Papa Francesco è stato chiaro: <Il cibo sprecato è un furto alla mensa dei poveri>.

E tra il cibo sprecato, sicuramente quello più scandaloso, e più richiesto proprio dai poveri, è il pane.

 

Nelle nostre case la quantità di pane che finisce nel secchio dell’immondizia è ancora molto alta (vale il 18 per cento di quello acquistato), ma quasi la metà degli italiani ha ormai preso l’abitudine di mangiare anche il pane del giorno prima e semmai lo congela. Stiamo migliorando. Il vero corto circuito, però, avviene nella rete commerciale, e in particolare nei punti vendita della grande distribuzione, dove ogni giorno si sprecano 13mila quintali di pane.

La legge e la burocrazia

Abbiamo una legge approvata per favorire il recupero del cibo altrimenti destinato a diventare rifiuto. Disponiamo di una straordinaria rete di associazioni che, come la Caritas romana, hanno un bisogno quotidiano di pane e derivati. E si contano oltre 41mila panificatori, in gran parte ben disposti alle donazioni.

 

Ma dietro la buona volontà di tanti panificatori appare il fantasma della solita e cronica incapacità italiana di fare un minimo di sistema, di collaborare per un obiettivo, in questo caso la riduzione di uno spreco scandaloso e l’aiuto concreto contro la povertà. Panificatori e supermercati sono da anni alle prese con una guerra a colpi di carte bollate.

Quello che succede

In sintesi: i produttori accusano i distributori di acquistare i prodotti a prezzi troppo bassi e solo in «conto vendita», costringendo i panificatori a farsi carico anche del recupero del pane invenduto. Troppo. L’Antitrust ha considerato questo meccanismo come «vessatorio» per i produttori di pane, multando le più importanti catene di supermercati con una sanzione di 680mila euro.

 

Ma gli effetti di questa guerra ai fini della riduzione degli sprechi del pane e di una spinta a favore delle associazioni che si occupano di assistenza ai poveri sono stati del tutto controproducenti. I panificatori hanno deciso, in larghissima maggioranza, di rinunciare alle forniture di pane ai supermercati: a Bologna, per esempio, soltanto il 10 per cento degli iscritti all’associazione di categoria ha come cliente qualche punto vendita della grande distribuzione. E le percentuali sono analoghe a Milano e Roma.

 

Quanto allo spreco, il pane avanzato resta senza un destinatario, con alcune eccezioni come il recupero periodico che riesce a fare il Banco Alimentare grazie a una struttura organizzativa di volontari presenti su tutto il territorio. 

 

La stessa ruggine che blocca il circuito recupero-donazione-distribuzione ai poveri si sconta nei tentativi di riutilizzo del pane, che pure ha qualità straordinarie in questo senso. Il pane avanzato è molto richiesto nel settore della zootecnia, per realizzare composti e fertilizzanti. Ma qui servono le dimensioni: un’azienda zootecnica non può certo rincorrere i prodotti di un piccolo panificio di campagna.

Le iniziative locali

E in assenza di una rete, l’unica luca arriva dal basso, da piccole iniziative che hanno però la loro grandezza in termini risultati. A Potenza, per esempio, l’associazione di volontariato Io potentino con il pane avanzato produce birra con il marchio 166 (il numero della legge italiana antisprechi): da quindici chili si ricavano 65 bottiglie da 33 cl. Il ricavato delle vendite finanzia il progetto Magazzini solidali, che consente alle famiglie povere della zona di fare gratuitamente la spesa. E fa riflettere su quante cose si potrebbero realizzare riuscendo a ridimensionare lo scandalo del pane sprecato

In collaborazione con Non sprecare

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