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Vegetariani o vegani? Qual è l'alimentazione più sostenibile per l'ambiente?

Alimenti vegani- Credit: iStock

GREEN18 maggio 2021

Vegetariani o vegani? Qual è l'alimentazione più sostenibile per l'ambiente?

di Maura Corrado

In apparenza è l’alimentazione vegana ad impattare meno sull’ambiente, ma la questione è complessa

Diventare vegetariano o vegano: uno dei motivi che spinge a cambiare – spesso in maniera radicale – il proprio regime alimentare è rappresentato dalla sostenibilità ambientale. Ciò che ogni giorno portiamo in tavola impatta sull’ambiente più dei mezzi di trasposto, del riscaldamento degli edifici e dell’utilizzo di energia elettrica.

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Tra i fattori elencati, infatti, il cibo contribuisce per la maggior parte al cambiamento climatico. Rappresenta il 31% del totale delle emissioni di gas serra e supera, dunque, gli impianti di riscaldamento (23,6%) e i trasporti (18,5%). Chi sceglie di passare ad un’alimentazione parzialmente (i vegetariani) o totalmente (i vegani) priva di alimenti di origine animale, spesso lo fa sulla base dell’assunto “più carne = più inquinamento”.

Produzione di carne e impatto ambientale

La crescente domanda globale di carne registrata negli ultimi decenni ha avuto serie ripercussioni su alcuni parametri legati alla sostenibilità ambientale. Più carne significa infatti più terra da dedicare alla coltivazione dei vegetali necessari per nutrire gli animali. Le aree di pascolo e di coltivazione per i mangimi sono state spesso ricavate attraverso il disboscamento selvaggio di polmoni verdi come l’Amazzonia brasiliana. Gli animali, poi, sono allevati prevalentemente in modo intensivo. Ciò significa un maggior consumo di acqua e crescenti emissioni di metano nell’atmosfera. Per produrre un chilo di carne di manzo, ad esempio, servono 15.400 litri d’acqua. Per un chilo di pomodori, invece, ne occorrono “solo” 214.

Metano e spreco di risorse

La carne, soprattutto rossa, fornisce poche calorie (in media 100 calorie per 100 grammi) a fronte di un vasto spreco di risorse. Più dell’80% dei terreni coltivati sulla Terra sono utilizzati per produrre carne e latticini, che però forniscono meno del 20% delle calorie consumate giornalmente da un adulto. Diversi studi sulle emissioni di metano da parte del bestiame (in particolare dei bovini) rileva che essi hanno contribuito in modo significativo ad aumentare i livelli di emissioni di metano già dal 2007. Secondo la FAO (l’Organizzazione per il Cibo e l'Agricoltura delle Nazioni Unite), gli allevamenti contribuiscono alle emissioni di gas serra per il 14,5% delle attività umane.

Le emissioni di anidride carbonica

Altrettanto impattanti sull’ambiente sono le emissioni di anidride carbonica, il principale gas responsabile dell’effetto serra. Per soddisfare la richiesta giornaliera di chi consuma grandi quantità di carne vengono immessi nell’atmosfera ben 7,2 chilogrammi di anidride carbonica a persona, il doppio di quelli necessari per la dieta vegana (2,9 kg) e vegetariana (3,8 kg). Più nel dettaglio, per produrre un kg di carne bovina l’anidride carbonica sprigionata tocca il valore massimo di 68,8 chilogrammi. Le emissioni per produrre 1kg di fagioli sono di gran lunga inferiori: appena 0,8 kg di Co2.

Se diventassimo tutti vegani…

In base a uno studio dell’Università di Oxford, se tutti diventassimo vegani si verificherebbe una riduzione:

  1. del 49% per quanto riguarda l’emissione dei gas serra per la produzione di cibo;

  2. del 19% nei prelievi di acqua dolce;

  3. del 76% per quanto riguarda i terreni utilizzati dall’industria agroalimentare;

  4. del 49% relativamente all’eutrofizzazione, fenomeno per cui i nutrienti dei fertilizzanti si riversano in laghi e fiumi, danneggiando gli ecosistemi e riducendo la biodiversità.

Una questione complessa

La questione, tuttavia, è più complessa. Gli esperti concordano sul fatto che tutti dovremmo mangiare meno carne. I ricercatori della New York University, ad esempio, sostengono che, se la domanda di carne potesse essere drasticamente ridotta a livello mondiale, la ricrescita della vegetazione contribuirebbe a smaltire dai 9 ai 16 anni di emissioni di anidride carbonica entro la metà di questo secolo. Questa importante fonte di proteine animali non è però l’unico alimento a finire sul banco degli imputati. Tra i prodotti che rientrano nell’alimentazione di vegetariani e vegani, ce ne sono alcuni – come cacao, caffè, soia e avocado – legati al triste fenomeno della deforestazione.

Vegetali e deforestazione

La produzione di questi alimenti veg, ottenuta dopo la deforestazione, può risultare addirittura più inquinante della carne di animali allevati non in modo intensivo e macellati localmente, oltre ad essere fonte di sfruttamento dei lavoratori più poveri nei Paesi in via di sviluppo. Molti alimenti vegetali consumati nelle diete vegane e vegetariane spesso arrivano da Paesi anche molto lontani. Alle emissioni di Co2 per la produzione bisogna dunque aggiungere le emissioni nocive generate dal trasporto internazionale. Secondo la FAO, infine, anche l’impatto ambientale dell’aratura dei terreni è spesso sottovalutato. Per consumare cibi poco inquinanti, sarebbe necessario acquistare solo prodotti coltivati in maniera “no-dig”, ovvero ottenuti senza aratura. Il terreno, infatti, custodisce al suo interno grandi scorte di carbonio, che vengono rilasciate nell’atmosfera, attraverso l’aratura intensiva, sottoforma di Co2.

La dieta sostenibile

Un numero crescente di esperti sostiene che eliminare del tutto la carne e i latticini dalla propria alimentazione potrebbe non essere la scelta migliore. Potrebbe essere più appropriato, ad esempio, incentivare forme sostenibili di produzione basate sui tradizionali sistemi di rotazione delle colture e sul pascolo permanente e conservativo. Il consumatore, poi, può premiare con i propri acquisti quelle aziende – sempre più numerose anche in Italia – che decidono di puntare sulla produzione biologica di carne e sugli allevamenti non intensivi, nei quali si presta attenzione al benessere degli animali e alla conservazione delle risorse (acqua, suolo, ecc.) coinvolte nel processo di produzione.

 

Stesso discorso per il pesce. Sulle confezioni di molti prodotti surgelati, al supermercato, troverai un’etichetta con la dicitura “ottenuto/proveniente da pesca sostenibile” con la certificazione Msc (Marine Stewardship Council). Per quanto riguarda le altre categorie di prodotti, privilegiare cereali integrali, legumi, frutta, verdura e ortaggi è ormai una regola universale. Per la frutta e la verdura rispetta la stagionalità e, se possibile, scegli i prodotti biologici e/o a chilometro zero.