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Direttiva copyright, ok definitivo dal Consiglio Ue: cosa c’è da sapere

ESTERI15 aprile 2019

Direttiva copyright, ok definitivo dal Consiglio Ue: cosa c’è da sapere

di Manuela Gatti

Voto contrario dell'Italia. ;Le norme dovranno ora essere recepite dai singoli Paesi

Con il voto positivo del Consiglio, il 15 aprile l’Unione europea ha dato il via libera definitivo alla nuova discussa direttiva sul copyright. Lo scorso 26 marzo il testo era stato sottoposto al giudizio del Parlamento europeo, che l’aveva approvato con 348 sì, 274 no e 36 astenuti: un passaggio non scontato, data la grande divisione delle forze politiche sull’argomento. Il voto in Consiglio, ultimo step, era invece considerato una formalità. Il pacchetto di regole che si propone di rinnovare la tutela del diritto d’autore nel mercato digitale ha ottenuto il voto favorevole di 19 Paesi, tra cui Francia e Germania, mentre si sono espressi in modo contrario 6 Stati membri: Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Italia, dove i due partiti di governo - Lega e Movimento 5 stelle - si sono sempre opposti. Astenuti Belgio, Estonia e Slovenia.

Juncker: "Equa retribuzione per i creatori"

“Con l'accordo di oggi abbiamo adeguato all’età digitale le norme sul copyright - ha commentato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker -. L’Europa avrà ora norme chiare che assicurano un'equa retribuzione per i creatori, diritti solidi per gli utenti e responsabilità per le piattaforme”. Il voto del 15 aprile conclude un percorso iniziato nel 2016, quando proprio la Commissione guidata da Juncker propose la direttiva. In realtà ci vorranno ancora un paio di anni prima che se ne vedano gli effetti: le norme devono infatti essere recepite dai singoli Paesi Ue e trasformate in legge attraverso provvedimenti nazionali entro 24 mesi.

Gli articoli contestati

I due articoli che hanno spaccato politici e opinione pubblica sono l’11 e il 13 (diventato il 17 nella formulazione definitiva del testo). In base all’articolo 11, i provider come Google o Facebook dovranno sottoscrivere accordi con gli editori per poter continuare a ospitare i loro articoli, in modo da riconoscere un guadagno a chi ha prodotto quei contenuti. L’ex articolo 13 rende invece le stesse piattaforme legalmente responsabili delle violazioni del diritto d'autore causate dai contenuti caricati dagli utenti (fatta eccezione per citazioni, recensioni, parodie e meme): i provider dovranno quindi dare un compenso a chi detiene i diritti di questi materiali, come musiche, fotografie o spezzoni di film.

(In foto: il presidente del Consiglio dell'Unione europea, Donald Tusk; © Ye Pingfan / IPA / Fotogramma)