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Russiagate, cosa dice (veramente) il rapporto Mueller
ESTERI 19 aprile 2019

Russiagate, cosa dice (veramente) il rapporto Mueller

di Manuela Gatti

Trump avrebbe ostacolato la giustizia in 11 occasioni. Le interferenze russe? Ci furono

“Questo rapporto non arriva alla conclusione che il presidente abbia commesso un crimine, ma nemmeno lo discolpa”.

È quello che si legge nel report del procuratore speciale per il Russiagate Robert Mueller, appena reso pubblico. Il documento, che sintetizza due anni di indagini, conclude che la Russia interferì nella campagna elettorale americana del 2016 e che il presidente Donald Trump tentò di intralciare l’inchiesta giudiziaria che ne seguì. Tuttavia gli episodi e le prove raccolti non sono sufficienti per formulare né l’accusa di cospirazione né quella di ostruzione alla giustizia a carico di Trump. Ciò non impedisce - spiega lo stesso Mueller - che il Congresso tenti comunque la strada dell’impeachment. È questo il contenuto del rapporto, 448 pagine pubblicate il 17 aprile in forma integrale (anche se con parecchi omissis su materiale secretato o che riguarda altre indagini in corso). A fine marzo ne era stata pubblicata una sintesi di quattro pagine messa a punto dal ministero della Giustizia, che spiegava brevemente come l’inchiesta non fosse arrivata a nulla di fatto. In realtà le cose non un po’ più complesse.

Le interferenze russe ci furono

Secondo il rapporto Mueller, le infiltrazioni russe nella campagna elettorale per le presidenziali americane del 2016 ci furono. Così come ci furono contatti tra lo staff dell’allora candidato repubblicano Donald Trump e il Cremlino. Ad esempio sulle email rubate da hacker russi al comitato elettorale democratico per mettere in difficoltà la rivale Hillary Clinton. Oppure l’offerta fatta da Mosca a un consigliere di Trump di “materiale compromettente” sulla candidata dem. Circostanze che, seppur confermate, non bastano per incriminare il numero uno della Casa Bianca.

Ostruzione alla giustizia: 11 episodi nel mirino

Discorso identico per quanto riguarda l’ipotesi di ostruzione alla giustizia, altro capo di imputazione che avrebbe potuto portare Trump all’impeachment. Il rapporto elenca 11 occasioni in cui il presidente Usa ha cercato di bloccare le indagini del Russiagate: tra questi, il licenziamento del direttore dell’Fbi James Comey, i tentativi di cacciare lo stesso Mueller, la richiesta di non pubblicare i dettagli sull'incontro alla Trump Tower nel giugno 2016 tra suo figlio Donald Jr., il genero Jared Kushner, l'allora capo della campagna Paul Manafort e un gruppo di russi che prometteva le famose informazioni "compromettenti" su Clinton. E ancora: il tentativo di convincere l'allora segretario alla Giustizia, Jeff Sessions, di prendere le redini dell’inchiesta e il trattamento riservato al suo ex avvocato personale, Michael Cohen, dopo che questo ha deciso di collaborare con Mueller. “I tentativi del presidente di influenzare l’indagine per lo più non ebbero successo - si legge nel documento - ma in buona parte perché le persone che lo circondavano si rifiutarono di eseguire gli ordini”.

Trump: "Indagine truffa"

“Il rapporto Mueller è forse la cosa più umiliante che sia mai capitata alla Casa Bianca nella storia di questo Paese”, ha commentato su Twitter Trump, che ha definito l’inchiesta una “truffa” e ha ribadito che avrebbe potuto licenziare il super procuratore, se avesse voluto. 

(Foto © CHINE NOUVELLE/SIPA / IPA / Fotogramma)

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