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Abu Mazen, presidente della Palestina Abu Mazen, presidente della Palestina - Credit: Luigi Mistrulli / Fotogramma
CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE 21 maggio 2020

Abu Mazen e la fine degli accordi con Israele e Usa

di Michela Cannovale

Il presidente palestinese non intende accettare l’annessione delle terre in Cisgiordania

"L'Olp e lo Stato di Palestina si sentono svincolati da tutti gli accordi e le intese con gli Usa e Israele e da tutti gli obblighi che da essi derivano, compresi quelli di sicurezza".

 

A dichiararlo, durante una riunione d’emergenza a Ramallah nella notte fra 19 e 20 maggio, è stato il presidente palestinese Abu Mazen, confermando così la fine degli accordi con Israele e Usa a partire dall’1 luglio.

Una presa di posizione dovuta soprattutto alle intenzioni di Benjamin Netanyahu di procedere alle annessioni di parti della Cisgiordania – progetto che israeliani e americani spacciano per “piano di pace” (i dettagli del piano li avevamo raccontati qui).

 

Alcune fonti locali sostengono che quello di Abu Mazen sia per il momento solo un avvertimento e che, come riportato da Repubblica, “il presidente non abbia in realtà ancora chiuso del tutto la porta”. Il leader ha tuttavia ribadito che l’unica modalità per il raggiungimento della pace con Tel Aviv sarebbe una “soluzione a due Stati”, dicendosi persino disposto “ad accettare la presenza di una parte terza lungo i confini fra i due Paesi, a condizione però che i negoziati si svolgano per raggiungere questo obiettivo sotto auspici internazionali e attraverso una conferenza di pace internazionale basata sulla legittimità internazionale”.

 

Il presidente palestinese ha inoltre menzionato, riferendosi ad Israele, “la responsabilità per la sicurezza della popolazione civile nei territori occupati e delle sue proprietà, il divieto di punizioni collettive, del furto di risorse, dell'annessione di terra e di trasferimenti di popolazione dall'occupante agli occupati” – azioni che costituiscono “gravi violazioni e crimini di guerra”.

 

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