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Julian Assange, Wikilieaks e l’informazione: cosa succede ora Una manifestazione a favore di Julian Assange a Bruxelles, Belgio, 4 gennaio 2021 - Credit: Frederic Sierakowski/ISOPIX/Alfa Images / IPA / Fotogramma
diritti e doveri 6 gennaio 2021

Julian Assange, Wikilieaks e l’informazione: cosa succede ora

di Luigi Gavazzi

Le implicazioni della decisione del giudice di Londra: "non è giornalismo"

La decisione della corte di Londra di negare l’estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti, dove, in caso di processo, rischierebbe fino a 175 anni di reclusione, per 18 capi di imputazione, non chiude certo la vicenda giudiziaria del fondatore di Wikilieaks.

Cosa succede ora

Intanto Assange resta in carcere a Londra.

I suoi legali hanno chiesto la libertà su cauzione, sulla quale dovrebbe arrivare la decisione del giudice nei prossimi giorni.

Alta Corte e Corte Suprema

Tuttavia, il Dipartimento di Giustizia Usa ha già presentato ricorso all’Alta Corte britannica contro la decisione della giudice Vanessa Baraitser di negare l’estradizione e probabilmente si arriverà fino alla Corte Suprema del Regno Unito, per una questione dunque che continuerà almeno fino al prossimo anno.

Depresso e a rischio suicidio

Poi c’è la questione, assai importante, della motivazione della decisione della giudice Baraitser. Non ha infatti negato la legittimità dell’estradizione sulla base dei 18  – gravissimi – capi di accusa presentati dagli americani, tra i quali pesa come un macigno quello di cospirazione per ottenere illegalmente e pubblicare informazioni classificate. Baraister ha negato l’estradizione perché Assange soffre di depressione e autismo ed è “a rischio suicidio se sottoposto alle modalità di detenzione che riceverebbe in America”.

 

 

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“Non è giornalismo”

Questo però comporta che la giudice non riconosce la tesi della difesa di Assange: il fatto di essere perseguitato per la sua attività giornalistica intesa a mostrare al mondo i crimini di guerra dell’esercito americano in varie parti del mondo. Attività che Baraitser non gli riconosce. Quello di Assange, ha detto la giudice, “non è giornalismo”. Ha ottenuto informazioni attraverso attività di hacking con la complicità di militari americani. Questa può essere un’indicazione importante per i successivi gradi di giudizio, ma è anche un brutto colpo per chi nel mondo ritiene che il tipo di azione di Wikileaks meriti la stessa protezione garantiti nei paesi liberali ai giornalisti. Insomma, si dice, non è una decisione a difesa della libertà di informazione.

Il perdono di Biden

Ora per Assange, resta aperta, oltre che l’attesa delle corti più elevate sull’estradizione, la possibilità che arrivi il perdono da Joe Biden. In fondo, Barack Obama, tre anni fa graziò Chelsea Manning, la fonte che passò a Assange i documenti incriminati.

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