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Brexit, negoziati Uk-Ue: Johnson pronto al No Deal Boris Johnson (16 ottobre 2020, Downing Street - Londra) - Credit: Eddie Mulholland / Daily Telegraph / IPA / Fotogramma
UNIONE EUROPEA - REGNO UNITO 17 ottobre 2020

Brexit, negoziati Uk-Ue: Johnson pronto al No Deal

di Federico Bandirali

Ma le trattative proseguiranno. Troppi danni per le due economie senza un'intesa

 

Il premier britannico Boris Johnson, in un momento a dir poco delicato vista la seconda ondata della pandemia che sta travolgendo l’Europa (Regno Unito incluso) - e con lo scoglio dell'approvazione bilancio pluriennale Ue per avviare il Recovery Fund ancora da superare -, non si smentisce e affonda il colpo rispetto ai negoziati per finalizare definitivamente la Brexit, raggiungendo un accordo commerciale con l'Unione.

 

La minaccia (reiterata) di Johnson sulla Brexit: “Prepariamoci al No Deal”

“L’Ue ha dimostrato di non voler negoziare, proponendo un accordo simile a quello che hanno siglato con il Canada", le parole di BoJo a conclusione del consiglio europeo del 15 e 16 ottobre: "Per il futuro del Paese, salvo un cambio drastico nell’approccio alle trattative dell’Unione Europea, noi siamo decisi: prepariamoci al No Deal, ad uscire (dall’Unione) senza un accordo il 1° gennaio” 2021.

 

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BoJo, ultimatum o gioco delle parti?

L’ennesima minaccia di Johnson, che nel gioco delle parti sembra l’affondo definitivo rispetto all’effettiva uscita dall’Ue del Regno Unito senza accordo – un dramma per le già provate economie delle parti in causa –  tale non è.

BoJo, esattamente come per la prima parte dell’accordo sulla Brexit che ha portato all’uscita "nominale" del Paese dall’Unione Europea il 1° febbraio 2020 (quella effettiva avverà, appunto, il 31 dicembre al termine del periodo di transizione, che Downing Street non intende prorogare), punta ancora ad un’intesa in extremis.

 

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Entrambi i fronti, in questo momento, hanno solo da perdere per le conseguenze economiche da sommare a quelle dovute alla pandemia, e in vista della scadenza (BoJo aveva minacciato il temuto No Deal se non si fossero sbloccate le trattative con Bruxelles entro giugno, eppure) le possibilità di siglare un accordo "commerciale completo e non solo mini-intese settoriali, è la soluzione a cui puntano realmente entrambi i fronti.

 

Così l'eccentrico e indecifraile premier britannico, nel gioco delle parti tipico dei negoziati più che un ultimatum o una decisione definitiva nel merit ha scoperto le carte, tentando di “forzare” l’Unione ad accettare condizioni favorevoli al suo Paese..

 

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Ue, i negoziati proseguono: Barnier andrà a Londra

Il Consiglio europeo, invece, intende proseguire nei negoziati come fatto fino ad ora, chiedendo a Downing Street di rivalutare le richieste. E ha confermato la missione del capo negoziatore per la Brexit, Michel Barnier, che sarà a Londra la prossima settimana nonostante le telefonate con l’omologo britannico, David Frost, che ha tentato (invano) di fargli cambiare idea.

 

I “pomi” della discordia Uk-Ue: commercio, pesca e giustizia

La realtà è che sui tre pomi della discordia, fondamentali per definire come il Regno Unito uscirà concretamente dall’Ue con un accordo commerciale, nessuno vuole cedere di un millimetro: regole sugli aiuti statali, questione della pesca nella Manica e, ultima, l’intesa su come e dove discutere eventuali controversie in futuro.

 

Il primo, ovvero il fondamentale “Level Playing Field” che dovrebbe fissare regole comuni su commercio, sicurezza, diritti dei lavoratori e altri particolari importanti, è il più complesso da risolvere. Soprattutto dopo che Johnson ha deciso di ignorare quanto pattuito con l'Ue lo scorso gennaio rispetto alla delicata questione dell’Irlanda del Nord.

 

L'Unione punta a regole comuni per le due parti evitando il rischio di potenziale “concorrenza sleale” del Regno Unito. Che, a sua volta, non vuole farsi imbrigliare pregiudicando intese commerciali con Paesi terzi, Usa in primis.

 

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Il fattore tempo: negoziati da chiudere entro metà novembre

Il fattore cruciale, dunque, è il tempo per arrivare ad un punto d’incontro: “Tre, quattro settimane al massimo” per fonti Ue, con la ratifica dei due Parlamenti che prenderà almeno un mese.

 

Tempi stretti, perché l’intesa dovrà poi essere ratificata dai due parlamenti: il processo richiederà almeno un mese. I 27 vogliono un accordo, ma ovviamente non “ad ogni costo", e hanno dato mandato alla Commissione di predisporre i piani di contingenza in caso di No Deal.

 

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Merkel: “Non possiamo escludere regole parzialmente differenti”

Al termine del vertice, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha dichiarato: “Intendiamo concentrarci sui negoziati, che proseguiranno nei prossimi giorni”. “Dobbiamo reagire rapidamente – ha aggiunto Merkel -. Non possiamo escludere regole parzialmente differenti”.

 

Rutte: "Johnson vuole implicitamente" proseguire i negoziati

Il premier olandese, Mark Rutte, ha interpretato (giustamente) le parole di BoJo come una sorta di bluff: “Sono ottimista, Johnson sta esprimendo implicitamente il desiderio che i colloqui continuino”.

 

Macron: "Non è mio compito far felice Johnson"

Più duro, al solito, il presidente francese Emmanuel Macron. Che ha accusato senza mezzi termini Downing Street di usare tatticamente la pesca come leva nei negoziati, sottolineando più volte che non è suo compito  fare “felice” Johnson.

 

Ammettendo però, anche a causa di timori rispetto a problemi interni, che la questione della pesca è rilevante. “Se c'è un accordo, deve permetterci di definire le modalità di accesso dei nostri pescatori alle acque britanniche – le parole del presidente francese -. Dobbiamo raggiungere un compromesso sull’accesso alla Manica, ma sappiamo che arriverà con delle condizioni” difficili da accettare.

 

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No Deal “pericoloso” per Ue e Regno Unito

Quel che è certo, invece, è che seppur meno “centrale” causa pandemia, la Brexit dopo il primo accordo per l’uscita formale dall’Unione del Regno Unito resta una telenovela degna della prima serata in televesione. E che, ma questo si era già capito, per Johnson agitare lo spettro del No Deal non è un problema. Anzi.

 

Ma se prima della pandemia si poteva pensare che alle parole sarebbero seguiti i fatti, con la recessione innescata dal coronavirus SARS-Cov-2 il diktat di BoJo rientra, evidentemente, nel tentativo di strappare condizioni migliori in vista di un'intesa.

 

Consapevole che anche l’Unione europea ha molto da perdere in caso di effettiva uscita del Regno Unito senza accordo. Una situazione che implicherebbe la reintoduzione di dazi e dogane, con le regole del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) a regolamentare i rapporti tra i due blocchi.

 

Per BoJo, il suo governo e l'entourage del 10 di Downing Street, ad ogni modo, la presa di posizione è decisa ma (volutamente) ambigua: Strategia o improvvisazione? "Time will tell", direbbero i britannici. E con la Brexit, ormai è evidente, tutto può cambiare da un giorno all'altro.

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