TimGate
header.weather.state

Oggi 29 settembre 2022 - Aggiornato alle 14:00

 /    /    /  Cambia il clima: 143 milioni di sfollati entro il 2050
Cambia il clima: 143 milioni di sfollati entro il 2050

- Credit: Barbara Zandoval / Unsplash

AMBIENTE16 agosto 2022

Cambia il clima: 143 milioni di sfollati entro il 2050

di Manuela Gatti

Il clima sarà la prima causa di migrazione, soprattutto dall'Africa sub-sahariana

Oltre 140 milioni di persone costrette a spostarsi a causa del cambiamento climatico entro i prossimi trent'anni. È questo lo scenario previsto dalla Ong Save the Children. Tradotto, significa che il clima e i disastri naturali saranno la prima causa di migrazione forzata nei prossimi decenni.

La Ong stima in circa 143 milioni i futuri "migranti climatici", costretti a spostarsi all'interno del proprio Paese per ragioni legate al clima. Di questi, oltre la metà si trovano nell'Africa sub-sahariana, in particolare nel Corno d'Africa, una delle zone più colpite da carestie, dove la popolazione, già sofferente, rischia di vedere ulteriormente aggravata l'annosa crisi alimentare.

A rischio in modo particolare Somalia, Etiopia e Kenya. Queste aree erano abituate ad avere un anno di siccità ogni 10: nell'ultima decade hanno subito invece più di tre periodi di siccità e altrettante inondazioni.

Questo ha conseguenze dirette anche sull'approvvigionamento di cibo e acqua. Si stima che più del 40% della popolazione del Corno d'Africa sia malnutrito e che questa percentuale arrivi anche a picchi del 70% in Paesi come la Somalia.

I bambini sono tra i più vulnerabili: i genitori non riescono a sostenerli, le scuole hanno a disposizione sempre meno acqua, aumenta il rischio di malattie e le bambine spesso vengono costrette a fare lunghi tragitti a piedi per trovare da bere, subendo anche violenze.

Il tutto è aggravato dalla situazione politicamente instabile che si ritrova in alcuni dei Paesi sopracitati. "Le emergenze spesso esasperano tensioni sociali causando lo scoppio di conflitti o di guerre civili, come già accaduto in passato in Africa e medio Oriente - ha spiegato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children -. Per questa ragione chiediamo alla comunità internazionale di aumentare l'impegno volto a soluzioni sostenibili e di lungo periodo con programmi per migliorare la risposta delle comunità alla ricorrenza dei fenomeni catastrofici e tutelare il recupero fisico e psicologico dei bambini in questi contesti".