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La Cina ci riprova: niente figli per i musulmani

Bambino della minoranza uigura, Xinjiang, Cina- Credit: Hu Huhu / IPA / Fotogramma

XINJIANG03 luglio 2020

La Cina ci riprova: niente figli per i musulmani

di Michela Cannovale

Aborti forzati e campi di rieducazione per la minoranza uigura

Già nell’occhio del ciclone per aver imposto la legge di sicurezza nazionale ad Hong Kong, la Cina non si ferma e, anzi, prova ad avviare una nuova campagna di limitazione delle nascite – e questa volta lo fa nei confronti della minoranza turcofona musulmana degli uiguri, residente nella provincia occidentale cinese dello Xinjiang.

 

A parlarne è Bloomberg, che riferisce che il governo Usa è già pronto ad avviare delle sanzioni (ma non è ancora chiaro quali) nei confronti di Pechino, colpevole di aver travestito gravi violazioni dei diritti umani in una “lotta al terrorismo”.

 

La Cina finora nega le accuse, sostenendo che i campi per la minoranza uigura denunciati dai media americani altro non sono che “centri di formazione professionale”.

 

Ma a svelare i dettagli più inquietanti dell’oppressione degli uiguri è stato l’antropologo tedesco Adrian Zenz, già noto per i suoi studi nello Xinjiang. Secondo Zenz, la strategia di limitazione delle nascite messa a punto dalla Cina sarebbe praticata attraverso aborti forzati e installazione di dispositivi contraccettivi. Tanto che il tasso di natalità della popolazione uigura, generalmente tra i più alti del Paese, è crollato drammaticamente negli ultimi anni.

 

Come riportato da Repubblica, l'architetto della campagna di stabilizzazione dello Xinjiang è Chen Quanguo, segretario del partito locale e membro del Politburo comunista, già protagonista della "normalizzazione" del Tibet.