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Come (e dopo quanto tempo) sono finite le pandemie precedenti Seattle (Usa), dicembre 1918 - Credit: Wikimedia
storia 21 novembre 2020

Come (e dopo quanto tempo) sono finite le pandemie precedenti

di Roberto Pianta

Polio e vaiolo vinte dai vaccini. Il virus della spagnola (1918) circola ancora


La storia dell'umanità è costellata da epidemie che differiscono una dall’altra avendo sempre caratteristiche proprie da studiare con attenzione.

Alcune malattie infettive sono state sconfitte in maniera definitiva grazie alla vaccinazione. Altre non sono mai veramente scomparse.

 

La poliomielite

La poliomielite è una delle terribili malattie contagiose mortali sconfitte dai vaccini a partire dalla seconda metà nel Novecento.

 

Diffusa per secoli, per lo più in Africa e Asia, fino agli anni '50 la polio si manifestava in maniera epidemica con migliaia di casi anche in Europa e negli Stati Uniti.

Con l'introduzione dei vaccini la poliomielite comincia a scomparire dai paesi occidentali e poi dal resto del mondo. Come spiega Robin McKie sul quotidiano britannico The Guardian in questo articolo, oggi solo il Pakistan e l'Afghanistan soffrono ancora di focolai di polio; e tuttavia negli ultimi anni decenni è emerso un nuovo ceppo, per combattere il quale è stato creato un vaccino più evoluto e tuttora in fase di test.


Il vaiolo

Una delle più importanti vittorie nella storie delle vaccinazioni è senza dubbio quella contro il vaiolo. Una malattia infettiva antichissima, che ha seguito l'uomo per millenni, causando un numero incalcolabile di  morti.

Il vaiolo è scomparso da 40 anni grazie alla massiccia campagna di vaccinazione portata avanti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità sull'intera popolazione umana fra la fine degli anni '50 e la fine dei '70.

L'Oms riporta che l'ultimo caso naturale di vaiolo è stato diagnosticato in Somalia nel 1977.

 

La tubercolosi

Secondo l'Oms, ogni anno la malattia viene diagnosticata a circa 10 milioni di umani, di cui 1,5 milioni muoiono (il Covid-19 finora ha ucciso meno persone: 1,3 milioni). Presente in tutto il pianeta, la tubercolosi si verifica soprattutto nell'area del Sud-Est Asiatico e in Africa. 

 

Ancora oggi la prevenzione è uno strumento fondamentale per combattere la tubercolosi. Attualmente l’unico vaccino a disposizione è il Bcg, utilizzato nei bambini delle aree a elevata incidenza. In Italia vengono vaccinate  solo alcune categorie a rischio.


L'influenza spagnola del 1918

Non c'è certezza sul numero di morti causati dall'influenza spagnola del 1918-1920: fra i 50 e 100 milioni del mondo, secondo Istituto Superiore di Sanità.

 

Il virus era l'H1N1, lo stesso che molti decenni dopo si presentò con l'epidemia dell'influenza suina e ancora oggi si trova nei maiali e nell'uomo, ma senza la spaventosa letalità vista nel 1918, quando la scienza era assai meno attrezzata a lottare contro le epidemie globali.

Anche la spagnola, come il Covid-19, si diffuse nel mondo dalla primavera per poi scendere ad agosto e ripresentarsi in una seconda forte ondata in autunno. Ci fu poi una terza ondata, ma meno grave delle due precedenti. 

All'epoca, non esistevano vaccini antinfluenzali: la curva dei contagi declinò e finì per appiattirsi nel 1920, anno con cui di solito si indica la fine della pandemia. Ma, come abbiamo detto, l'H1N1 non è mai scomparso veramente.


L'influenza asiatica del 1957

Questa pandemia si presentò inizialmente in Asia, in particolare a Singapore e Hong Kong. A differenza della spagnola, causò un numero limitato di morti (1,1 milioni).
Il diffondersi del contagio fu contenuto dalle vaccinazioni. Il virus dell’influenza asiatica scomparve dopo 11 anni, soppiantato dal sottotipo A/H3N2 (l'influenza di Hong Kong del 1968).


L'influenza di Hong Kong del 1968

L'ultima grande pandemia influenzale, prima del Covid-19. Fu causata da un virus dell'influenza A/H3N2, imparentato con quello dell'asiatica del 1957-1958. Il numero stimato di morti è stato di un milione in tutto il mondo (il Covid-19 è già oltre: 1,3).
Ancora oggi il virus A/H3N2 continua a circolare un po' ovunque sotto forma di influenza stagionale.

 

 

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