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Cop26, i progetti dei principali paesi per la riduzione delle emissioni

Narendra Modi, primo ministro indiano, a Cop 26, Glasgow, 1 novembre 2021- Credit: Phil Noble / IPA / Fotogramma

climate change02 novembre 2021

Cop26, i progetti dei principali paesi per la riduzione delle emissioni

di Luigi Gavazzi

Europa e Usa promettono la decarbonizzazione nel 2050, la Cina nel 2060, l'India nel 2070

A Cop26 a Glasgow riflettori puntati sull'India. Il primo ministro Narendra Modi del partito ultranazionalsita Bjp (Bharatiya Janata Party) ha detto che il suo paese intende arrivare alla neutralità carbonica nel 2070.

La Cina

Ricordiamo che la Cina qualche giorno prima della conferenza ha pubblicato il suo programma che punta alla neutralità nel 2060. Mentre nel 2030 raggiungerà il picco delle emissioni e produrrà il 25% della sua energia da fonti pulite.

Europa e Stati Uniti

Per Unione Europea e Stati Uniti l'obiettivo decarbonizzazione invece è il 2050, La Ue ha inoltre fissato per il 2030 – nel quadro del Green Deal europeo – una sostanziale riduzione (55%) entro il 2030.

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Neutralità energetica entro il 2070

Bloomberg il primo novembre ha scritto che l'annuncio dell'India con la promessa per il 2070 ha sorpreso di delegati di Cop26. Secondo gli autori dell'articolo, Akshat Rathi e Archana Chaudhary, le dichiarazioni di Modi hanno rivitalizzato l'assemblea di Glasgow, piuttosto delusa dai risultati del G20 di Roma sul tema decarbonizzazione. In effetti i leader dell'India, il terzo paese per quantità di emissioni dopo Cina e Stati Uniti, avevano sempre respinto le domande di fissare un obiettivo di carbon-neutrality. Ora, anche se il 2070 è di 20 anni successivo al 2050 di Usa, Ue e Regno Unito, è comunque compatibile –dice Bloomberg – con il limite stabilito dagli scienziati per evitare un catastrofico riscaldamento globale.

L'India si è anche impegnata a ridurre l'intensità delle emissioni del 33%-35% entro il 2030.

Autonomia politica ed economica

L'interpretazione della posizione dell'India però va misurata con attenzione e un po' di scetticismo. Perché si fonda su una sostanziale rivendicazione di autonomia, politica ed economica, compreso "il diritto di inquinare" sul quale l'occidente ha costruito la sua ricchezza e potenza.

Su Repubblica, per esempio, Francesco Guerrera scrive che Modi con il suo discorso a Cop26 si candida a diventare "il leader del blocco emergente in una battaglia, quella sul clima, in cui i paesi in via di sviluppo considerano l'occidente ipocrita, ambiguo e malintenzionato".

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Dal G20 a Glasgow: la questione cruciale è il cambiamento climatico

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“Avete inquinato senza limiti”

In sostanza, dice Modi, ma su questa posizione si trova anche la Cina, l'occidente che ha inquinato liberamente per oltre due secoli non può pretendere che i paesi che stanno ora sviluppando le loro economie industriali si facciano imporre dagli occidentali le regole e le misure di contenimento. Dove porta questo ragionamento? Porta a una richiesta di denaro. In sostanza: "Se volete che riduciamo l'inquinamento dovete pagarci".

 

Le promesse di finanziamento

E in effetti Modi ha buon gioco nel ricordare che dieci anni fa, a Cop15 di Copenaghen, i paesi ricchi promisero 100 miliardi di dollari alle nazioni in via di sviluppo proprio per finanziare la riduzione delle emissioni. La promessa venne poi ribadita a Parigi nel 2015 ma non è stata mantenuta.

Ecco, dice Guerrera, è su questo terreno del trasferimento di denaro per non inquinare, che l'occidente deve trovare il compromesso con Cina e India, per evitare di accelerare la corsa verso la catastrofe.