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I casi di coronavirus in Corea del Nord

Il dittatore nordcoreano, Kim Jong Un- Credit: Dmitry Azarov / Ipa-Agency.Net / Fotogramma

PYONGYANG12 maggio 2022

I casi di coronavirus in Corea del Nord

di Gianluca Cedolin

Per la prima volta il paese ammette dei contagi

Ieri, 11 maggio, per la prima volta dall’inizio della pandemia la Corea del Nord ha ammesso ufficialmente la presenza di contagi da coronavirus. Fino a questo momento infatti il paese, guidato dal dittatore Kim Jong Un, aveva sempre sostenuto che la pandemia non fosse mai arrivata nel paese, un’ipotesi ritenuta improbabile da osservatori e analisti, nonostante la rigida chiusura dei confini attuata sin dai primi casi a Wuhan.

>>LEGGI ANCHE: LA PANDEMIA, GIORNO DOPO GIORNO

Ora tuttavia, scrive Il Post, la Corea del Nord ha parlato di un focolaio sviluppatosi nella capitale Pyongyang e riconducibile alla variante Omicron, a cui il governo avrebbe risposto con un rigido lockdown. Se dovesse diffondersi il virus, il paese rischierebbe una grave emergenza: stremata dalla carenza di alimenti, carburante e fertilizzanti dovuta alla chiusura dei confini con la Cina, unico grande partner commerciale della dittatura, la Corea del Nord non ha ancora cominciato la campagna vaccinale per i suoi 25 milioni di abitanti, rifiutando spesso aiuti in arrivo dall’estero.