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La battaglia per la Corte suprema Usa - Credit: claireandy/Unsplash
america verso l'elezione del presidente 27 settembre 2020

La battaglia per la Corte suprema Usa

di Luigi Gavazzi

Cosa comporta la scelta di Trump: Amy Coney Barrett per sostituire Ruth Bader Ginsburg

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scelto, come previsto, la giudice Amy Coney Barrett di 48 anni, per sostituire Ruth Bader Ginsburg, morta il 18 settembre, alla Corte suprema degli Stati Uniti.

Coney Barrett è considerata una giudice molto conservatrice, soprattutto sulle questioni dei diritti civili e in particolare sul diritto di aborto.

La nomina di Coney Barrett dovrà ora essere confermata dal Senato – a maggioranza repubblicana – entro il 3 novembre, giorno delle elezioni presidenziali.

Controversia politica

La morte della giudice Bader Ginsburg ha aperto una controversia politica, relativa alla scelta del sostituto, che si intreccia con il confronto elettorale fra Donald Trump e lo sfidante democratico Joe Biden.

La nomina del nuovo giudice spetta al presidente degli Stati Uniti.

Tuttavia, a poco più di un mese dalle elezioni – il 3 novembre – il procedimento di nomina appare lungo e complesso e il tempo potrebbe essere insufficiente. Il Senato deve approvare la nomina, dopo una serie di valutazioni.


LEGGI ANCHE: Sondaggi, chi vincerà le elezioni del 3 novembre fra Trump e Biden

Come si elegge il presidente degli Stati Uniti


Prima delle elezioni

Molti costituzionalisti e politici ritengono inopportuna la nomina di un nuovo giudice nell’anno delle elezioni. E il più recente precedente indica che proprio i repubblicani – che già controllavano il Senato – bloccarono nel 2016 il tentativo di Barack Obama di nominare giudice Merrick Garland in sostituzione di Antonin Scalia usando proprio questo argomento.

Quattro senatori

Trump ha scelto di  procedere con la nomina e la maggioranza repubblicana è decisa a sostenere questa determinazione arrivando alla conferma prima del 3 novembre. Tuttavia in Senato la maggioranza a favore del partito del presidente è solo di 53 a 47. Basterebbero quindi quattro senatori repubblicani dissidenti per fermare il procedimento e spostare la nomina dopo le elezioni.

Secondo le notizie che arrivano dagli Stati Uniti, tuttavia sono solo due i senatori repubblicani che ritengono giusto rinviare la decisione e che sia corretto affidarla al presidente che verrà eletto il 3 novembre.

Conservatori

La decisione non è – ovviamente – solo una questione formale. I giudici della Corte restano in carica fino alla morte e il loro ruolo è decisivo per l’equilibrio politico-costituzionale. La nuova giudice scelta da Trump, se confermata in tempo dal Senato, potrebbe spostare per decenni la Corte verso posizioni decisamente conservatrici, con il numero dei giudici orientati a destra in maggioranza per 6 a 3. Secondo molti osservatori, ciò diventerebbe una minaccia alle norme frutto di decisioni precedenti di tutela dei diritti civili. In particolare, si teme un ribaltamento della sentenza “Roe v. Wade” che legalizzò l’aborto nel 1972.

La Corte suprema e le elezioni presidenziali

Inoltre, Trump ha più volte detto e suggerito, con risposte ambigue o elusive, che potrebbe rifiutarsi di riconoscere la vittoria di Joe Biden in caso di sconfitta il 3 novembre. Agita l’ombra di presunti brogli ai suoi danni, in particolare causati da manipolazioni dei suoi avversari del voto postale. La sua strategia prevede di non ammettere la vittoria di Biden, di contestare i risultati, attraverso i governatori e le legislature repubblicane nei singoli Stati, e chiamare in causa la Corte suprema che a quel punto dovrebbe decidere, come avvenne nel 2000 quando George Bush jr. prevalse sullo sfidante democratico Al Gore, nell’assegnazione dei grandi elettori della Florida, proprio grazie alla decisione della Corte suprema.

 

 

[FONTI: Foreign Policy, New York Times, The New Yorker, Vox.com]

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