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Così continua la distruzione della natura - Credit: Pixabay
AMBIENTE 16 settembre 2020

Così continua la distruzione della natura

di Michela Cannovale

L'allarme dell'ONU: nessuno dei venti obiettivi per la biodiversità è stato raggiunto

Il mondo non è riuscito a raggiungere neanche uno degli obiettivi concordati per arginare la distruzione della biodiversità negli ultimi dieci anni, secondo l’ultimo, devastante rapporto dell'ONU sullo stato della natura intitolato Global Biodiversity Outlook 5 (GBO-5).

 

Dalla lotta all'inquinamento, alla protezione di fauna selvatica, risorse naturali e barriere coralline, la comunità internazionale è venuta meno ai “Target di Aichi”, i venti goal del Piano strategico per la biodiversità 2011-2020 fissati in Giappone nel 2010 per rallentare il deterioramento della natura.

 

Nonostante, certo, alcuni progressi vi siano stati, gli habitat naturali stanno scomparendo, decine di specie animali e vegetali rischiano continuamente l’estinzione a causa dell’attività industriale e del sovraconsumo umano, e i sussidi governativi per l'ambiente non sono sufficienti, ha rilevato l’ONU.

 

14 obiettivi su 20 sono andati completamenti persi

Per la precisione: i governi hanno mancato completamente la scadenza del 2020 per 14 obiettivi.

Sei, invece, sono stati raggiunti solo parzialmente (e cioè la gestione delle specie invasive, la conservazione di almeno il 17% delle aree terrestri e delle acque interne e il 10% delle aree costiere e marine).

 

L'obiettivo principale era quello di dimezzare la perdita di habitat naturali, incluse le foreste. Non è stato raggiunto. Mentre i tassi di deforestazione globale sono diminuiti di circa un terzo negli ultimi cinque anni rispetto ai livelli precedenti al 2010, il degrado degli ecosistemi ai Tropici rimane elevato.

 

Al momento solo il 44% delle aree chiave di biodiversità risulta protetto.

 

L'umanità a un bivio: decidere per il futuro adesso

Secondo la responsabile ONU per la biodiversità, Elizabeth Maruma Mrema, l'umanità si trova ora a un bivio: in un momento storico in cui, peraltro, ci troviamo a combattere contro una pandemia globale ed eventi climatici sempre più estremi, è necessario comprendere, ha sottolineato, che dalle nostre decisioni e azioni dipenderà il modo in cui le generazioni future, e noi stessi tra solo una manciata d’anni, vivranno il mondo naturale.

 

“I sistemi viventi della Terra nel loro insieme sono compromessi. E più l'umanità sfrutta la natura in modi insostenibili, più mette a repentaglio il suo stesso benessere, la sicurezza e la prosperità. E con il degrado della natura, emergono nuove opportunità per la diffusione di malattie devastanti come il coronavirus di quest’anno”, ha detto.

 

Finanziamenti e rifiuti 

Ugualmente preoccupante è il finanziamento irregolare dei progetti sulla biodiversità, contro, invece, la frequenza di finanziamenti per progetti che danneggiano la natura. “Questi includono 500 miliardi di dollari in combustibili fossili e altri sussidi che potenzialmente causano danni all’ambiente. 100 miliardi dei quali riguardano l’agricoltura”, si legge nel rapporto.

 

E poi la spazzatura. Secondo l’ONU, i rifiuti plastici continuano, ovunque, a danneggiare l’ambiente. Circa 260.000 tonnellate di particelle di plastica si sono accumulate negli oceani in questi anni, con impatti gravissimi sugli ecosistemi marini.

 

Un unico segnale di speranza

Nel rapporto, tuttavia, vengono sottolineati gli sforzi di conservazione che sono riusciti a salvare dall'estinzione 48 specie animali e vegetali negli ultimi decenni: un segnale di speranza.

 

David Cooper, vice segretario esecutivo della Convenzione sulla diversità biologica, ha commentato in proposito che “nascosto dietro questi aggregati globali di fallimento c'è un progresso importante e questo ci dà il segno che, quando e se le politiche vengono messe in atto, funzionano”.

 

I risultati del rapporto saranno oggetto del Global Biodiversity Summit che si terrà a Kunming, in Cina, nel maggio 2021. I colloqui erano previsti per ottobre 2020, ma sono stati rinviati causa Covid-19. Considerato il “momento di Parigi” per la biodiversità, il summit si focalizzerà su nuovi obiettivi e traguardi – che per l’ONU devono comprendere anche la messa a protezione del 30% delle aree terrestri e marittime globali entro il 2030.

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