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Risaie nella regione dello Yunnan, Cina Risaie nella regione dello Yunnan, Cina - Credit: Pixabay
AMBIENTE 1 ottobre 2020

Il 40% della flora mondiale è a rischio estinzione

di Michela Cannovale

Le specie potrebbero scomparire ancora prima che si riesca a studiarle


Due quinti di tutte le piante presenti sul pianeta Terra (di cui 723 utilizzate in medicina) sono a rischio estinzione: si tratta del 39,4% di tutta la flora, e potrebbe scomparire definitivamente.

 

È la conclusione allarmante di uno studio condotto dal Royal Botanic Gardens di Kew, nel Regno Unito - un ente pubblico legato al Department for Environment, Food and Rural Affairs britannico.

 

“Il quadro è molto preoccupante – ha commentato il professor Alexandre Antonelli, direttore scientifico di Kew, sentito dalla Bbc – e bisogna agire con urgenza per arginare i pericoli futuri.

Quel che è peggio, tra l’altro, è che le piante stanno scomparendo più velocemente del tempo che necessitiamo per nominarle e descriverle tutte”.

 

E descriverle è fondamentale, ha spiegato Antonelli, in quanto molte di queste specie vegetali vengono utilizzate come medicinali, carburanti, alimenti o strumenti per affrontare questioni globali come la sicurezza alimentare e il cambiamento climatico. Elencarne e illustrarne le caratteristiche, dunque, “potrebbe offrirci indizi importanti per risolvere alcune delle sfide più importanti della scienza, oltre che nuove pandemie future”.

 

Lo studio del Royal Botanic Gardens mette in luce come sulla Terra esistano oltre 7.000 specie vegetali commestibili con un potenziale per l’agricoltura e come, tuttavia, solo una piccola percentuale di queste venga utilizzata per nutrire una popolazione mondiale in crescita. Allo stesso modo, sono circa 2.500 le piante che potrebbero fornire energia a milioni di persone in tutto il mondo, eppure solo sei colture (mais, canna da zucchero, soia, olio di palma, colza e grano) sono alla base della stragrande maggioranza dei biocarburanti.

 

Un problema evidenziato anche da Colin Clubbe, responsabile di Scienza della Conservazione a Kew, che alla Bbc ha ribadito: “Al momento stiamo utilizzando una piccolissima parte delle piante e dei funghi disponibili sul globo, sia come cibo che come medicinali o carburante, ignorando il potenziale delle specie selvatiche ed il bene che potrebbero generare per l’umanità”.

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