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Oggi 06 aprile 2020 - Aggiornato alle 12:30
Investire in test e protezione per rilanciare l'economia - Credit: Jusdevoyage/Unsplash
RILANCIO 25 marzo 2020

Economia e coronavirus: test e protezioni per tutti, per ripartire

di Luigi Gavazzi

Il premio Nobel per l'economia, Paul Romer: usiamo così i soldi di stimolo dei governi

In questi giorni di emergenza coronavirus, accanto alle preoccupazioni per la salute, si susseguono analisi e valutazioni sulle gravi conseguenze economiche della crisi;  e sul modo migliore per contrastarla.

 

 

Sul New York Times del 23 marzo, Paul Romer – economista premio Nobel nel 2018 e Alan M.

Garber, rettore della Harvard University – propongono un intervento mirato dei governi. Ma non si tratta della serie di stimoli generalizzati o dell’iniezione di liquidità nel sistema o dell’helicopter money.

 

 

Romer e Garber sostengono che se prolungate per mesi, le misure si distanziamento sociale per arginare il contagio porteranno a un disastro economico paragonabile a quello della Grande Depressione degli ani ‘30, quando il 25% della forza lavoro americana si trovò disoccupata.

 

 

Tornare all’attività normale in due mesi

Nel giro di due mesi, invece, la politica del governo (i due parlano degli Stati Uniti, ma l’idea si adatta bene a tutti i paesi sviluppati) dovrebbe puntare su una strategia che limiti la diffusione del virus ma che permetta alla maggior parte delle persone di tornare alle proprie attività.

Due interventi complementari

Si tratta di una doppia strategia composta di provvedimenti complementari:
– la prima punta sull’aumento molto consistente dei test per esercitare il distanziamento sociale in modo preciso, solo per coloro che rischiano davvero il contagio o di contagiare altri.
– La seconda prevede un uso esteso, generalizzato dei dispositivi di protezione: mascherine, guanti, tute.

Investimenti giganteschi da parte dei governi

Serviranno dunque investimenti giganteschi da parte dei governi nella tecnologia e nella produzione di kit efficienti, semplici e rapidi per i test, e nella produzione di equipaggiamento di protezione. In un tweet, Romer stima un programma di spesa immediato di 50-100 miliardi di dollari:

 

 

“Middle ground — spend $50-100 billion on crash program for protective equipment and tests; then it will be safe to re-open the economy”.

I test

Un grande investimento nella tecnologia di test da parte dei governi ridurrà i costi dei singoli test migliorandone l’efficienza e la rapidità. I due autori citano, per esempio, Capheid, una azienda della Silicon Valley che dovrebbe arrivare a produrre test, nel giro di qualche settimana, che danno i risultati in 45 minuti.
Testare e ri-testare buona parte della popolazione permetterebbe di identificare e isolare chi è contagioso, in anticipo sulla manifestazione dei sintomi, riducendo in modo radicale i contagi.
Anche i test per individuare chi ha gli anticorpi per il virus aiuterebbero a identificare persone che non sono a rischio contagio né a rischio di contagiare gli altri. Quindi questi due gruppi – gli immunizzati e coloro che non sono contagiati – potrebbero riprendere le loro attività lavorative, riducendo i rischi per gli altri.

Il materiale di protezione

Il materiale di protezione dovrebbe essere distribuito gradualmente, praticamente a tutti, partendo ovviamente da coloro che sono più esposti. Anche in questo caso il denaro pubblico servirà a sviluppare tecnologie per creare questo materiale protettivo in modo che sia più efficace e agevole da usare. Si comincerebbe ovviamente con tutto il personale sanitario e di cura, per poi distribuirlo a tutti gli altri lavoratori, partendo da coloro che hanno contatti con molte persone diverse, per esempio chi lavora nei supermercati. Entro due mesi si dovrebbe disporre di materiale di protezione per il 25% dei lavoratori e nel giro di quattro mesi, per il 75%.

 

 

Dobbiamo tutti essere consapevoli, dicono Romer e Garber, che solo i governi sono in grado di organizzare e finanziare l’azione di produzione industriale necessaria per fronteggiare questa crisi; ma gli investimenti diretti alla generalizzazione dei test e alla disponibilità per tutti dei dispositivi di protezione personale sono quelli che ci porterebbero prima fuori dalla crisi.

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