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Petrolio russo: arriva l’embargo dell'Unione europea

- Credit: Qwitka/Unsplash

economia e guerra02 maggio 2022

Petrolio russo: arriva l’embargo dell'Unione europea

di Luigi Gavazzi

Nel prossimo giro di sanzioni di Bruxelles il blocco alle importazioni di greggio che sarà totale solo fra sette mesi

Arriva nelle prossime ore, probabilmente mercoledì, l'elenco dettagliato del sesto pacchetto di sanzioni dell'Unione europea contro la Russia per la guerra di aggressione all'Ucraina, il cui pezzo più forte dovrebbe essere l'embargo del petrolio russo.
Ne ha parlato venerdì 30 aprile la presidenza della Commissione europea agli ambasciatori dei 27 paesi dell'Unione.
Si tratta, evidentemente, di un passaggio delicato e di grande importanza. Oltre ai militari coinvolti nel massacro di Bucha, la Sberbank, i produttori dei prodotti per la costruzione delle armi chimiche, saranno infatti colpiti i proventi dell'esportazione di petrolio russo, principale fonte di reddito del paese e del regime, insieme al gas.
Il che rende la mossa piuttosto controversa, anche perché i vari paesi, spiega Claudio Tito su Repubblica,  sono coinvolti in maniera diversa, legata alla dipendenza dal petrolio di Putin.
Secondo gli inviati a Bruxelles, la forma del cosiddetto embargo proposta dalla presidente della Commissione, Ursula von Der Leyen, è assai simile alle richieste del governo tedesco. Il che non è piaciuto a tutti i paesi coinvolti.
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Sette mesi per l'embargo completo

Vediamo cosa comporta la proposta della Commissione. La fase di transizione prima del blocco totale dell'importazione del petrolio russo dovrebbe durare 7 mesi; l'embargo pieno scatterà dal primo gennaio 2023. Sarebbe questa la posizione voluta dalla Germania per non creare troppe difficoltà al proprio sistema economico; posizione sostenuta da Ungheria, Slovacchia e Romania che dipendono quasi al 100% dal petrolio russo. Sette mesi per trovare alternative valide, dunque.
Si tratta di una scelta che probabilmente verrà criticata da paesi che meno dipendono dalle forniture russe e da quelli più sensibili alla prepotenza del Cremlino, come la Polonia e i paesi Baltici.
È opportuno ricordare che dalla Russia l'Europa compra il 25% del petrolio, pagando ogni giorno, sottolinea Tito, 261 milioni di euro; la Germania, in particolare, versa 23 miliardi all'anno, l'Italia 4.
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