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Sanzioni alla Russia: perché funzionano davvero

Vladimir Putin- Credit: Ipa/agency net/Fotogramma

guerra ed economia02 giugno 2022

Sanzioni alla Russia: perché funzionano davvero

di Luigi Gavazzi

Per capirne l'efficacia bisogna guardare alle importazioni non alle esportazioni di Putin

La faticosa decisione dell'Unione europea sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia per l'aggressione all'Ucraina ha riportato l'attenzione sul dibattito relativo all'efficacia di questi provvedimenti punitivi. Forse è necessario cambiare prospettiva per capirla, spostando l'attenzione non sulle esportazioni di Mosca, ma sulle importazioni.

Per analizzare in prospettiva il tema è significativo un articolo pubblicato sul New York Times (tradotto da Internazionale) del premio Nobel per l'economia, Paul Krugman. Il suo punto di vista è netto: le sanzioni stanno funzionando, dice.

Sembrerebbe strano dirlo, soprattutto perché, visto che ancora nessun embargo sul petrolio e sul gas è stato attuato (con il greggio l'Europa comincerà solo a fine anno, e sarà parziale), le esportazioni russe hanno tenuto e, scrive Krugman, il "paese sembra avviato verso un avanzo commerciale da record". Quindi?


L'economista americano sostiene che l'aumento dell'avanzo sia un segno di debolezza non di forza di un'economia. Il punto è che se la Russia sta facendo soldi vendendo petrolio e gas, ha notevoli difficoltà a usare questi soldi per comprare ciò di cui avrebbe bisogno.
Crollo delle importazioni si chiama il male che le sanzioni hanno causato.

Il punto forte del ragionamento di Krugman è il seguente: non sono solo i paesi occidentali appartenenti all'alleanza atlantica che hanno sospeso le esportazioni verso Vladimir Putin. Perché Mosca "sembra aver perso l'accesso alle importazioni anche da paesi che non le stanno imponendo sanzioni".

Così, secondo i dati raccolti da Matt Klein di "The Overshoot", se in marzo le esportazioni delle democrazie occidentali verso la Russia sono diminuite del 53%, quelle della Cina, il cui governo ha esplicitamente assunto una posizione di sostegno a Putin, si sono ridotte del 45%.

Certo, contano parecchio anche le misure contro il sistema finanziario russo. E tuttavia, dice Krugman, l'andamento delle sanzioni a Mosca sembra confermare un ragionamento che gli economisti fanno da tempo: sono le importazioni  e non le esportazioni il vero scopo del commercio internazionale. E avere un avanzo commerciale non può considerarsi una vittoria. "Significa casomai che si sta dando al mondo più di quanto si riceve ottenendo in cambio solo dei pagherò".

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