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Perché adesso l’inflazione non è un problema - Credit: eutahm/Unsplash
tenere alta la domanda aggregata 14 giugno 2021

Perché adesso l’inflazione non è un problema

di Luigi Gavazzi

I motivi per cui non sarebbero giustificati i timori di un surriscaldamento dell’economia

Negli Stati Uniti soprattutto, ma anche in Europa, alcuni economisti e osservatori delle decisioni politiche di risposta alla crisi economica causata dalla pandemia si dicono preoccupati per un possibile ritorno dell’inflazione.

Anche i mercati finanziari sembrano preoccupati.

 

Fare troppo poco è più rischioso che fare troppo

In particolare, sarebbero i provvedimenti voluti dal presidente Usa Joe Biden, che avrebbero “surriscaldato” l’economia: lo stimolo da 1900 miliardi di dollari e i successivi provvedimenti per rifare una parte delle vecchie infrastrutture del paese.

Joseph Stiglitz, uno fra i maggiori economisti contemporanei, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2001, non è d’accordo con queste preoccupazioni.

Invece, spiega Stiglitz in un articolo su Internazionale dell’11 giugno 2021, l’amministrazione Biden ha correttamente valutato che “fare troppo poco è più rischioso che fare troppo”.

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I servizi e le strozzature dal lato dell’offerta

Questa è una recessione indotta da una pandemia e caratterizzata da un declino sproporzionato del settore dei servizi, da un aumento delle diseguaglianze e da un’impennata del tasso di risparmio.

Inoltre, la pressione inflazionistica, secondo Stiglitz, è in gran parte causata “da strozzature a breve termine dal lato dell’offerta, che sono inevitabili quando si rimette in moto un’economia”. Nelle catene di produzione ci sono alcuni colli di bottiglia che determinano un aumento dei prezzi; ma tendono a sistemarsi. Se il mercato del lavoro, continua Stiglitz, dimostra qualche rigidità, è solo un bene, perché in questi casi i salari più bassi aumentano e i gruppi emarginati entrano nel mercato.

Mantenere il sostegno alla domanda aggregata

Quindi, dice Stiglitz, ciò di cui dovremmo preoccuparci non è l’inflazione ma cosa succederà alla domanda aggregata una volta che saranno finite le agevolazioni fiscali e gli stimoli. Ci sono famiglie che hanno accumulato debiti e famiglie che hanno accumulato risparmi; e la ripresa delle spese di queste ultime difficilmente compenserà la riduzione delle spese delle prime. Insomma, “l’economia rischia di soffrire di nuovo di una domanda aggregata insufficiente”.

Strumenti dei governi e delle banche centrali

Inoltre, governi e banche centrali hanno a disposizione alcuni strumenti efficaci per raffreddare un’eventuale ripresa dell’inflazione: i tassi di interesse, per esempio, o un aumento delle tasse. Quest’ultima azione, per altro, aiuterebbe  – se adeguatamente calibrata in senso progressivo – a riequilibrare un po’ delle diseguaglianze e a far fronte alla crisi climatica,

Fumo negli occhi

Insomma, il dibattito sull’inflazione, dice Stiglitz, è fumo negli occhi voluto e alimentato da chi vuole ostacolare il tentativo di Biden di affrontare problemi fondamentali degli Stati Uniti. E per riuscirci è indubbio che serva più spesa.

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