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Perché il piano Ue di embargo al petrolio russo è bloccato

Viktor Orbán, primo ministro ungherese- Credit: Chine Nouvelles/Ipa/Fotogramma

economia e politica europea18 maggio 2022

Perché il piano Ue di embargo al petrolio russo è bloccato

di Luigi Gavazzi

Durissima l'opposizione dell'Ungheria che paralizza il sesto pacchetto di sanzioni a Mosca

L'Europa sembra ancora lontana da ogni decisione sull'embargo del petrolio russo e quindi sul via libera al sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca.
Il piano certo è pronto, si sono raccolte le adesioni di tutti i paesi, tranne uno: l'Ungheria, che blocca tutti e tutto.

I rappresentanti della Commissione europea si erano detti ottimisti sulla possibilità di convincere il primo ministro ungherese, Orbán, peraltro molto vicino alla concezione del mondo di Putin.
Quindi nella faccenda si intrecciano pesanti questioni economiche con pesanti questioni politiche.
Sta di fatto che tutto è fermo.

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In sostanza, Orbán ha detto l'altro ieri che discuterà della questione solo nel Consiglio europeo, quindi con i capi di stato e di governo. Non intende trattare con la Commissione.

Quest'ultima aveva proposto all'Ungheria due miliardi di euro per ammodernare le raffinerie e per costruire un nuovo oleodotto che va a ovest.

Secondo i vari media che se ne stanno occupando, Orbán chiede 15 miliardi di euro per cambiare radicalmente il sistema energetico del suo paese. Inoltre, giudica "doppiogichista" la Commissione che gli ha offerto quei due miliardi per le raffinerie e l'oleodotto. Perché sono legati a doppio filo ai fondi del Recovery Fund, per ora bloccati dalla procedura di infrazione sullo Stato di diritto avviata da Bruxelles.

Dunque il pacchetto di sanzioni verrà affrontato solo il 30 maggio al vertice dei capi di stato e di governo.
Orbán ha scelto lunedì di usare l'espressione "suicidio dell'Occidente" a proposito dell'approvvigionamento energetico dalla Russia. Le stesse parole usate da Putin il giorno dopo.