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Iran, giorno delle elezioni, l'Ayatollah Ali Khamenei alle urne Iran, giorno delle elezioni, l'Ayatollah Ali Khamenei alle urne - Credit: SalamPix / ABACA / IPA / Fotogramma
ESTERI 17 giugno 2021

Iran, elezioni presidenziali: chi sono i candidati (e chi è il favorito)

di Michela Cannovale

Sono rimasti in tre, tutti uomini, da 600 aspiranti iniziali che erano

Il 18 giugno è il giorno delle elezioni presidenziali in Iran.

Si vota per sostituire il moderato Hassan Rouhani, che dopo otto anni al potere è arrivato al termine dei due mandati concessi nel Paese. I risultati sono attesi nel pomeriggio di sabato 19 giugno.

 

Sondaggi alla mano, a meno di una sorpresa dell’ultimo minuto, il favorito è il Ebrahim Raisi, capo del sistema giudiziario che tanto piace agli ultraconservatori dei circoli vicini alla Guida Suprema, Ali Khamenei.

 

Insieme a lui corrono altri due candidati, tutti uomini, precedentemente selezionati (tra circa 600 iniziali concorrenti) dal Consiglio dei Guardiani iraniano.

 

Ecco chi sono i tre aspiranti alla presidenza:

 

Ebrahim Raisi

Come menzionato, è l’ultraconservatore capo del sistema giudiziario. Nel 1988, alla fine della guerra tra Iran ed Iraq, entrò in una delle cosiddette “commissioni della morte” che ordinarono esecuzioni di massa di migliaia di prigionieri politici e combattenti nemici. Fedele ai principi religiosi della Repubblica islamica iraniana, era stato sconfitto proprio da Rohani alle ultime elezioni.

 

In qualità di capo del sistema giudiziario, come ha riferito alla BBC Mahsa Alimardani, ricercatrice all’Oxford Internet Institute “ha fatto in modo di restringere gli spazi online che godevano di una certa libertà”, “arrestando gli amministratori di gruppi Telegram o singoli utenti di Instagram che postavano contenuti a favore dei diritti delle minoranza, degli omosessuali, o contro l’obbligo di indossare l’hijab per le donne”.

 

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Mohsen Rezai 

Anche Rezai è un conservatore. Economista e attuale Segretario del Consiglio per il Discernimento in Iran, dal 1981 al 1997 è stato comandante dei Pasdaran, il “Corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica”: i militari fedelissimi all’Ayatollah. Il Corpo dei Guardiani, che rimane separato dall’esercito nazionale, è stato istituito poco dopo l'instaurazione nel 1979 della Repubblica islamica in Iran e con lo scopo garantire la sicurezza interna del regime e di dare la caccia ai “controrivoluzionari”.

 

Abdolnaser Hemmati

È l’unico moderato, ex direttore della Banca centrale e vicino all’amministrazione Rouhani, tanto che in caso di vittoria ha promesso di mantenere l’attuale ministro degli Esteri, Javad Zarif.

 

Nei due dibattiti televisivi fra i candidati presidenti, ha sostenuto l'importanza di raggiungere un accordo sul nucleare con l'Occidente ("nel quadro dell'interesse nazionale" dell'Iran, ma anche per "costruire la fiducia" con gli Usa) e ha avvertito che l’elezione di un presidente conservatore o ultraconservatore contribuirà ad isolare ancora di più il Paese dalla comunità internazionale. Gli ultimi sondaggi, tuttavia, gli affidano solo il 4% dei voti.

 

L’Iran nella politica internazionale

Per capire i risvolti che potrebbe avere l’elezione di uno piuttosto che di un altro candidato, bisogna innanzitutto ricordare che l’economia iraniana non è mai stata in queste condizioni. Complici di un’inflazione e una disoccupazione in crescita costante, oltre ai danni della pandemia di coronavirus, sono anche i quattro anni di relazioni tesissime con gli Stati Uniti.

 

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Durante la sua presidenza, infatti, Donald Trump ha reintrodotto e inasprito le sanzioni nei confronti di Tehran, ritirandosi dall’accordo che impegnava il Paese islamico all’uso civile dell’energia nucleare.

 

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I due candidati conservatori Raisi e Rezai, contrariamente a Hemmati, vogliono invece espandere il programma sul nucleare al centro degli scontri con l’Occidente.

 

Difficilmente – nota Il Post – il favorito Raisi, se sarà eletto presidente, manterrà le aperture fatte da Rouhani (la cui amministrazione nel frattempo sta cercando di rinegoziare l’accordo sul nucleare).

 

L’Osservatorio LUISS sulla Sicurezza Internazionale scrive invece: Se il ruolo del presidente in Iran rimane parzialmente limitato, è l’Ayatollah Ali Khamenei “a prendere la maggior parte delle decisioni principali e a controllare le politiche della Repubblica islamica, oltre ai servizi di sicurezza, alle forze armate, al capo del Potere giudiziario, alla televisione di stato e altre organizzazioni governative”.

 

Il presidente, tuttavia, è colui si occupa di “dare forma al bilancio formale del governo e a rappresentare in pubblico il Paese in occasione di negoziati sia diplomatici sia economici”. Per questo, forse, in un’epoca come quella attuale, è importante che venga eletto un candidato interessato a ricostruire i rapporti con le altre nazioni, in un modo o nell’altro.

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