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La Casa Bianca a Washington Dc, Usa La Casa Bianca a Washington Dc, Usa - Credit: David Everett Strickler/Unsplash
VERSO LA CASA BIANCA 4 novembre 2020

Stati Uniti, come si elegge il presidente

di Luigi Gavazzi

Collegi Stato per Stato, sondaggi, voto popolare: tutto sul sistema elettorale americano

Il 3 novembre 2020 è la data dell'elezione del presidente degli Stati Uniti.

La pandemia di Covid-19 è protagonista assoluta della storia di questa campagna elettorale: il paese governato da Trump è il primo al mondo per numero di morti e gli errori e le incertezze del governo hanno pesato in modo importante nella propagazione del contagio.
Milioni di americani hanno già votato, o per posta o nell'early voting, la pratica che in molti Stati dell'Unione permette l'apertura dei seggi ben prima del giorno ufficiale delle elezioni. Per esempio, a New York l'early voting è cominciato sabato 24 ottobre.
Sono in archivio i dibattiti in tv fra i due candidati, con l'ultimo che è stato meno confuso del primo e un po' più significativo per capire le posizione dei contendenti. I sondaggi continuano a essere pubblicati: Biden ne esce sempre con un buon vantaggio nel numero di elettori sul piano nazionale che dicono di preferirlo a Trump.  Tuttavia i sondaggi nei singoli Stati considerati decisivi, pur essendo favorevoli allo sfidante democratico, continuano a mostrare una differenza fra i due troppo ridotta per mettere le previsioni al riparo dai possibili errori statistici. Come dire: Biden è favorito ma il risultato è tutt'altro che scontato.
Donald Trump continua a dire che potrebbe non accettare il verdetto delle urne, minaccia che allarma molti cittadini oltre che gli osservatori e i commentatori. Si temono soprattutto valanghe di ricorsi nei tribunali locali, manovre dei governatori repubblicani e poi un appello finale alla Corte suprema ormai nelle mani degli ultra conservatori. Trump e i suoi sostengono che ci siano forti irregolarità nel voto postale e la trattica sarà annullare e non contare un gran numero di schede inviate per posta.

Il senato infatti ha confermato la nuova giudice conservatrice alla Corte suprema. Archiviato anche il fatto che il 2 ottobre il presidente è risultato positivo al test per il Covid-19 e che è stato ricoverato in ospedale per qualche giorno.

I grandi elettori eleggono il presidente

Formalmente, il presidente degli Usa è eletto con un sistema di secondo grado. Gli elettori ogni quattro anni (il primo martedì di novembre) scelgono a suffragio universale i delegati, i quali poi eleggeranno a loro volta il presidente. I delegati sono i cosiddetti “grandi elettori”. Nel 2016 i grandi elettori erano 538: 304 per Trump, 227 per Hillary Clinton. Saranno 538 anche nel 2020 e quindi ne servono almeno 270 per vincere. Ogni Stato dell’Unione elegge un certo numero di delegati in proporzione alla popolazione residente nello Stato stesso. Il sistema di elezione in quasi tutti gli Stati prevede che il candidato che prende più voti ottenga tutti i grandi elettori: “chi vince prende tutto”.

Possibili distorsioni causate dal sistema: Clinton ebbe più voti popolari di Trump

Questo sistema elettorale può portare a un certo tipo di distorsioni. La distorsione più evidente e importante comporta che il candidato che ottiene più voti dall’elettorato a suffragio universale non sempre diventi il presidente degli Stati Uniti: si genera così una distorsione fra il voto popolare e il voto dei grandi elettori. Nel 2016 per esempio, Hillary Clinton ottenne più di due milioni di voti più di Trump; ma quest’ultimo, nel gioco dei collegi elettorali e dei delegati espressi dai collegi negli Stati, ebbe, come visto sopra, un numero maggiore di grandi elettori rispetto a Clinton. Quello che conta è infatti la distribuzione dei voti nei singoli collegi statali.

Quanti grandi elettori nei vari Stati

Gli Stati più popolosi come la California (55 delegati) e New York (29) sono quelli che mandano più delegati. Stati giganteschi ma con poca popolazione ne mandano molti meno, per esempio l’Alaska, 3 e il North Dakota, 4. La lista completa dei voti elettorali, Stato per Stato alla fine dell’articolo.


I sondaggi per le elezioni del presidente

Secondo la media dei sondaggi, pubblicata da FiveThirtyEight, al 26 ottobre 2020 Joe Biden è, a livello nazionale, al 52% mentre Trump è piuttosto distante, al 42,9%. FiveThirtyEight, simulando 40mila volte le elezioni, con i possibili scenari stato per Stato, ipotizza per Biden 87 possibilità su 100 di vittoria, per Trump 12 su 100. In sostanza, dicono a Fivethirtyeight, Biden è nettamente favorito ma non vanno sottovalutate le possibilità di Trump, che continuano a essere significative: per esempio, si può dire che Trump ha un po’ meno di possibilità di vincere di quelle che ha una persona di lanciare un dado a sei facce e di veder uscire un 1; e un po’ più di possibilità di quelle di avere pioggia a Los Angeles. Ma – dicono gli statistici del sito – in effetti a Los Angeles piove, circa 36 giorni l’anno, circa uno ogni dieci.
Come dimostrano i clamorosi errori nelle previsioni del 2016, è necessario pesare il dato nazionale con i dati specifici nei cosiddetti Swing States – gli stati dove la contesa fra Trump e il suo avversario potrebbe essere molto incerta – per avere una previsione plausibile; ed è evidentemente prematuro. Questo anche se alcuni osservatori già si sbilanciano e dicono che una differenza di quasi 10 punti a livello nazionale è impossibile da colmare. D’altra parte si può ricordare che nel 2016, fino a poche ore prima dei risultati, quasi tutti i sondaggisti davano per certa la vittoria di Hillary Clinton. Quindi è necessaria la massima prudenza. Anche perché per ora sono più gli errori di Trump che il gradimento per la campagna di Biden, piuttosto fiacca, a pesare nel gradimento. Trump appare in difetto soprattutto nella gestione della pandemia.


La selezione dei candidati

Dopo il lungo procedimento di selezione fra i democratici dello sfidante al presidente uscente Donald Trump, attraverso le cosiddette, “elezioni primarie”, gli elettori del partito democratico hanno scelto Joe Biden, ex vice-presidente di Barack Obama, quale candidato. Dopo la Convention democratica in Wisconsin fra il 17 a il 20 agosto 2020, e la nomination, Biden è ufficialmente il candidato dei democratici. Anche Donald Trump è stato ufficialmente nominato candidato repubblicano alle elezioni, durante la convention del suo partito, a Charlotte, North Carolina. La candidatura di Trump per un nuovo quadriennio era scontata, come consuetudine per il presidente in carica (salvo quest’ultimo decida di rinunciare). La campagna elettorale per l’elezione del presidente quest’anno si è svolta e si svolgerà nei mesi che ci dividono dal 3 novembre, in modo anomalo, proprio a causa dell’epidemia che riduce le possibilità di incontri pubblici, che, anche quando si sono svolti (Trump ci ha provato), sono stati finora poco partecipati. Per chiarire l’intero complesso processo che porterà all’elezione del 46° presidente o alla conferma di Trump (45°), vediamo tutte le fasi e le dinamiche del sistema elettorale degli Stati Uniti. Partendo dall’atto finale. (Questo articolo è stato pubblicato la prima volta il 28 gennaio 2020 e aggiornato più volte, l’ultima delle quali il 27 agosto 2020).


Le convention

Anche se già da settimane si conoscevano i nomi dei due contendenti alla presidenza, ciascuno dei due candidati alla presidenza espressi dai due partiti maggiori, Partito democratico e Partito repubblicano, è “nominato” da due assemblee alle quali hanno partecipato – se pure in forma virtuale causa Covid-10 – i delegati di ciascun partito, eletti in ciascuno degli Stati Uniti nelle elezioni primarie. Queste assemblee sono le cosiddette convention, che si tengono abitualmente nell’estate che precede le elezioni.


La convention democratica

Per le elezioni 2020 la convention democratica si è tenuta a Milwaukee, Wisconsin, dal 17 al 20 agosto 2020. I delegati totali erano ‎3.979, ne servivano 1.991 per ottenere la nomination a sfidante di Donald Trump (anche se al primo scrutinio 770 “superdelegati”, in sostanza non eletti, ma nominati fra i principali esponenti del partito, non hanno partecipato al voto). Come detto è stata una formalità, perché Joe Biden era rimasto l’unico candidato in corsa per i democratici.


La convention repubblicana

La convention repubblicana si è tenuta a Charlotte, North Carolina‎, (in parte doveva svolgersi anche a Jacksonville, Florida ma la pandemia ha costretto gli organizzatori a annullare questa parte dell’evento), dal 24 al 27 agosto 2020. Anche questa è stata poco più di una formalità, il candidato del Partito repubblicano è infatti da tempo il presidente uscente Donald Trump.


I grandi elettori, stato per stato

I cosiddetti voti elettorali (grandi elettori) stato per stato degli Stati Uniti basati sul censimento della popolazione del 2010 e validi per le elezioni del 2012, 2016 e 2020. (Fonte: Archives.gov)

Alabama – 9 votI
Kentucky – 8
North Dakota – 3 
Alaska – 3 

Louisiana – 8 

Ohio – 18 

Arizona – 11 

Maine – 4 

Oklahoma – 7 

Arkansas – 6 

Maryland – 10 

Oregon – 7 

California – 55 

Massachusetts – 11 

Pennsylvania – 20 

Colorado – 9 

Michigan – 16 

Rhode Island – 4
Connecticut – 7 votes

Minnesota – 10 

South Carolina – 9 

Delaware – 3 

Mississippi – 6 

South Dakota – 3 

District of Columbia – 3 

Missouri – 10 

Tennessee – 11 

Florida – 29 

Montana – 3 

Texas – 38 

Georgia – 16 

Nebraska – 5 

Utah – 6 

Hawaii – 4 

Nevada – 6 

Vermont – 3 

Idaho – 4 

New Hampshire – 4 

Virginia – 13 

Illinois – 20 

New Jersey – 14 

Washington – 12 

Indiana – 11 

New Mexico – 5 

West Virginia – 5 

Iowa – 6 votes

New York – 29 

Wisconsin – 10 

Kansas – 6 

North Carolina – 15 

Wyoming – 3 

 


Le elezioni primarie

Le elezioni primarie riguardano i due partiti – democratici e repubblicani – separatamente. Sono le elezioni che si tengono in ciascun Stato degli Stati Uniti per eleggere i delegati che eleggeranno a loro volta il candidato alla presidenza di ciascuno dei due partiti. Ci occupiamo solo di quelle democratiche perché, come accade praticamente sempre, il presidente in carica – Donald Trump nel nostro caso – è sempre il candidato del suo partito.


Le primarie del Partito democratico

Alle primarie possono partecipare gli elettori che si sono registrati come elettori del partito. Per la precisione, non tutte le consultazioni nei singoli Stati sono propriamente “primarie”. In alcuni casi, infatti, sono definiti “caucases” (in Iowa per esempio) e hanno modalità leggermente diverse dalle vere e proprie primarie per selezionare i candidati. Il numero di delegati di ciascuno Stato alla convention nazionale del partito è determinato dalla popolazione residente nello Stato.


I candidati democratici

I candidati democratici che si sono in partenza contesi la nomination erano molti, anche se ben presto la lotta si è ristretta a tre:

– Joe Biden

– Bernie Sanders

– Elizabeth Warren

Già a inizio aprile 2020 tuttavia, Joe Biden è rimasto l’unico candidato in lizza. Sanders si è infatti ritirato la prima settimana di aprile e Warren si era ritirata a inizio marzo. Prima di lei avevano abbandonato la corsa Mike Bloomberg, Pete Buttigieg e Amy Klobuchar.

• LEGGI ANCHE: Le primarie democratiche per Usa2020 in diretta

Per ricostruire l’andamento dettagliato delle primarie si può consultare anche il sito 270towin.


Il calendario delle primarie

Qui ci limitiamo a raggruppare le primarie mese per mese con il numero di delegati che sono stati eletti.

In febbraio 2020 ci sono 4 competizioni, che eleggono 155 delegati, pari al 3,9%.  

Marzo 2020

Il 3 si tiene il super tuesday: si vota il 15 Stati oltre che fra i democratici all’estero: si eleggono 1357 delegati. A questo punto i delegati eletti sono il 38%.

Nei giorni successivi di marzo vengono eletti altri 1.091 delegati. A questo punto il totale dei delegati già eletti alla convention è pari al 65,4% del totale.

Aprile 2020

Vengono eletti 854 delegati. Si arriva così all’86,9%. I giochi a questo punto potrebbero essere fatti.

Maggio 2020 

Si eleggono altri 300 delegati. Il totale arriva al 94,4%.

Giugno 2020 

Si eleggono gli ultimi 222 delegati.

 

 


Fonti: 

https://www.270towin.com/2020-democratic-nomination 

https://en.wikipedia.org/wiki/United_States_Electoral_College 

https://en.wikipedia.org/wiki/2020_Democratic_Party_presidential_primaries 

https://projects.fivethirtyeight.com/polls/president-general/national/

 

 

(Questo articolo è stato pubblicato la prima volta nel febbraio del 2020 e ripetutamente modificato e aggiornato; l'ultima modifica è del 2 novembre 2020)

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