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Embargo del petrolio russo: denaro Ue all'Ungheria per convincere Orban

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen- Credit: Fotogramma/Ipa

l'europa e la guerra11 maggio 2022

Embargo del petrolio russo: denaro Ue all'Ungheria per convincere Orban

di Carlo Savelli

Budapest continua a bloccare il sesto pacchetto di sanzioni: la mossa di von der Leyen

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha incontrato il primo ministro ungherese Viktor Orban a Budapest lunedì sera, per discutere il nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia. L’Ungheria è l’unico Paese dei 27 che formano la Ue che si è opposto all’embargo progressivo delle importazioni di petrolio dalla Russia previsto la scorsa settimana da Bruxelles.

Secondo quanto riporta la Bbc, non ci sono stati passi avanti concreti riguardo alla proposta del sesto pacchetto di sanzioni, sul quale Orban ha dichiarato che porrà il veto; von der Leyen ha però scritto in un tweet che l’incontro è stato di aiuto per chiarire le questioni delle sanzioni e della sicurezza energetica.
La soluzione, secondo Politico.eu, sarebbe un pagamento da parte della Commissione, una sorta di compensazione per l’Ungheria, il paese che con più difficoltà si staccherebbe dalle forniture russe.

Un nuovo incontro tra i rappresentanti dei 27 stati membri è stato programmato per mercoledì 11 maggio.
Intanto fonti interne alla Ue lasciano intendere che la Commissione intende anche facilitare l’accesso al mare per far arrivare il petrolio non russo ai paesi senza sbocchi sul mare, come Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, per i quali è evidentemente più difficile passare a fonti di approvvigionamento alternative.

Secondo la Bbc l’Ungheria ha già nei giorni scorsi chiesto centinaia di milioni di euro per adattare le sue maggiori raffinerie a ricevere il petrolio greggio Brent, invece di quello russo. Il governo ungherese chiede inoltre che i finanziamenti intesi come risarcimento per l’embargo sul petrolio russo comprendano anche lo scongelamento di 7.2 miliardi di euro del Recovery Fund che la Ue aveva trattenuto come sanzione per il mancato rispetto dei principi democratico liberali da parte del governo di Budapest.

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