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Epatite acuta nei bambini: la connessione con il Covid

- Credit: Pixabay

LO STUDIO19 maggio 2022

Epatite acuta nei bambini: la connessione con il Covid

di Michela Cannovale

L'adenovirus resta il primo sospettato, ma nella lista delle possibili cause si fa spazio anche il coronavirus

Non si ferma la diffusione dell'epatite acuta che sta colpendo i bambini sotto i 10 anni di età. Le forme di malattia sono spesso gravi, tanto da causare un'insufficienza d'organo. Dati Oms alla mano, da aprile sono stati registrati circa 350 casi in 21 Paesi e per almeno 26 di loro sono stati necessari trapianti di fegato.

 

La scienza si è dunque messa in moto per comprendere le cause del forma virale. Diverse le ipotesi che collegano l'epatite all'adenovirus, dal momento che la presenza di questo patogeno è stata identificata nel 70% dei bambini. Come aveva dichiarato l'Oms, infatti, "il Regno Unito, dove fino ad oggi è stata segnalata la maggior parte dei casi di epatite, ha recentemente osservato un aumento significativo delle infezioni da adenovirus nella comunità (in particolare rilevate nei campioni fecali nei bambini) a seguito di bassi livelli di circolazione all'inizio della pandemia di Covid-19. I Paesi Bassi hanno anche riferito di una concomitante crescente circolazione di adenovirus nella comunità".

 

Un articolo recentemente pubblicato su The Lancet Infectious Diseases, tuttavia, puntualizza che alla base dell'epatite ci sia non tanto l'adenovirus quanto il Covid-19, e in particolare il lungo periodo di isolamento che ha abbassato ledifese immunitarie dei più piccoli. Dopo il lockdown, poi, la ripresa dei contatti sociali potrebbe avere innescato una maggiore circolazione degli adenovirus che, evolvendo, si sono trasformati in epatite.

 

L'ipotesi che Covid-19 sia la causa più probabile, secondo la rivista scientifica, è motivata da due fattori: 

 

- il primo riguarda il sottotipo di adenovirus rilevato in alcuni casi di epatite in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, e cioè il 41F, che però non è noto per attaccare il fegato;

 

- il secondo riguarda il fatto che la maggior parte dei bambini è troppo piccola per essere vaccinata contro il Covid-19 e che abbia quindi avuto in precedenza infezioni da coronavirus lievi o asintomatiche passate inosservate. Proprio le particelle persistenti del virus Sars-Cov-2 nel tratto gastrointestinale potrebbero aver portato il sistema immunitario a reagire all'adenovirus 41F in modo eccessivo, con conseguenti danni per il fegato.

 

Questa, comunque, rimane solo un'ipotesi per il momento e studi sull'argomento sono ancora in corso. Come ha precisato Philippa Easterbrook dell'Oms, "non ci sono dati a sostegno di questo ed è per questo che è così importante che il test Covid, fra gli altri test, venga eseguito sistematicamente sia per rilevare l'infezione passata che una presente e per tutti i bambini, in modo da poter fare confronti tra i casi segnalati in diversi Paesi".