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Primo ministro australiano Scott Morrison (al centro), vice premier Michael McCormack (sinistra) e ministro del Tesoro Josh Frydenberg (destra) Primo ministro australiano Scott Morrison (al centro), vice premier Michael McCormack (sinistra) e ministro del Tesoro Josh Frydenberg (destra) - Credit: Bai Xu / IPA / Fotogramma
CRIMINI DI GUERRA 19 novembre 2020

L'inchiesta sull'esercito australiano e gli omicidi in Afghanistan

di Michela Cannovale

Soldati più giovani obbligati a uccidere per “sporcarsi le mani di sangue per la prima volta” 

Secondo un’inchiesta durata cinque anni e condotta dal giudice militare Paul Brereton, le forze militari speciali del Paese sarebbero colpevoli di vari abusi e crimini di guerra avvenuti in Afghanistan durante la guerra contro i Talebani tra il 2005 e il 2016.

 

In particolare, l’indagine ha rivelato una vera e propria cultura della violenza in base alla quale i commandos più giovani venivano obbligati dai propri sottufficiali ad ammazzare i civili afghani in modo da “sporcarsi le mani di sangue per la prima volta” e imparare così ad uccidere – una pratica che in gergo è conosciuta come “blooding” e che non è molto differente da quella messa in atto dalle gang criminali.

 

Il rapporto del ministero della Difesa parla nello specifico di 39 casi di omicidio (le vittime erano tutti civili e mai combattenti afghani, molti dei quali minori uccisi come agnelli sacrificali) e di 25 membri delle Special Air Services australiane chiamati in causa in qualità di esecutori o mandanti (erano il più delle volte i sergenti che guidavano le varie pattuglie, considerati dai militari più giovani alla stregua di “semidei”, si legge sul rapporto).

Alcuni di loro sono tutt’oggi in servizio.

 

Sul rapporto si leggono anche varie testimonianze di alcuni soldati, come: “Erano affamati di sangue, dei veri pazzi”. Il tutto era ovviamente sottoposto a segretezza da parte delle forze di élite dell’esercito.

 

Il primo ministro australiano Scott Morrison ha telefonato al presidente afghano Ashraf Ghani per esprimere le sue “più profonde scuse” promettendogli di “fare giustizia”. L’ex premier Kevin Rudd, a capo del governo due anni nel periodo fra il 2005 e il 2016 a cui risalgono i fatti, si è detto “disgustato”.

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