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La fine dell’autonomia per Hong Kong

Hong Kong, polizia in assetto antisommossa durante le proteste contro la legge di sicurezza nazionale- Credit: Emilio Navas / SOPA Images / IPA / Fotogramma

ASIA28 maggio 2020

La fine dell’autonomia per Hong Kong

di Michela Cannovale

Pechino ha dato il via libera ;alla legge di sicurezza nazionale

Con 2878 voti favorevoli, un contrario e sei astenuti, il Parlamento cinese ha votato per la mozione che chiede di approvare la legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong.

 

Uno status quo che aveva retto per 23 anni - da quel patto del 1997, cioè, che trasferì Hong Kong dal Regno Unito alla Cina - si è definitivamente alterato. Sì, perché lo statuto autonomo di cui godeva l’ex colonia britannica si basava proprio sulle quella libertà di manifestazione e di stampa e sull’indipendenza della magistratura che ora vengono meno con l’imposizione della nuova legge che estende anche qui i poteri dello Stato di polizia cinese.

 

- LEGGI ANCHE: Hong Kong in piazza contro le leggi cinesi

 

La reazione degli Stati Uniti

Le conseguenze delle nuova legge a livello internazionale si sentiranno innanzitutto nel rapporto con gli Stati Uniti, che ogni anno sono tenuti a garantire davanti al Congresso che Hong Kong è autonoma.

 

Grazie al suo status speciale, infatti, l’isola è sempre stata una piazza finanziaria sede di multinazionali, fra le altre, anche americane. In quanto tale godeva di privilegi come l’esenzione dai dazi e dell’embargo sui prodotti tecnologici che invece interessano Pechino o accordi vantaggiosi su voli e visti.

 

Adesso non potrà più essere così, viste le tensioni esistenti fra Stati Uniti e Cina. Come ha spiegato Robert O’Brien, National Security advisor di Donald Trump: “Con questa legge di sicurezza di fatto stanno per prendere il controllo di Hong Kong. In tal caso il segretario di Stato Usa Mike Pompeo non potrà certificarne l’autonomia e questo apre la strada a sanzioni. È difficile che Hong Kong rimanga il centro finanziario di tutta l’Asia e sede di tante multinazionali, una funzione legata all’esistenza di uno Stato di diritto”.

 

Parole che si aggiungono al commento amaro dello stesso Pompeo: “Hong Kong non è più autonoma dalla Cina, che la sta plasmando chiaramente a immagine e somiglianza di se stessa. Aggirare l’assemblea legislativa di Hong Kong e ignorare la volontà della popolazione è una condanna a morte per quell’alto livello di autonomia che Pechino aveva promesso”.