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Gaza, proteste contro i commenti di Macron per le vignette su Maometto Gaza, proteste contro i commenti di Macron per le vignette su Maometto - Credit: Ashraf Amra / Apaimages / SIPA / IPA / Fotogramma
ESTERI 31 ottobre 2020

Perché la Francia è nel mirino del terrorismo?

di Michela Cannovale

Macron non si dà per vinto: già pronto un progetto di legge contro il separatismo islamista

Risale al mattino del 29 ottobre l’ultimo, brutale attacco terroristico in Francia: Brahim Aoussaoui, tunisino di 21 anni, ha ucciso tre persone con un coltello nella cattedrale di Notre-Dame a Nizza.

L’attentato è arrivato a sole due settimane dalla decapitazione di Samuel Paty, professore di storia e geografia in una scuola media della periferia di Parigi.

 

Anche in quel caso l’episodio era stato etichettato come “attacco terroristico di matrice islamista”. L’autore dell’omicidio aveva poi postato le immagini del cadavere del docente su Twitter in un post che recitava: “Allah, ho ucciso un cane dell’Inferno che ha osato infangare il tuo nome”. La colpa di Paty? Aver tenuto una lezione sulla libertà di espressione mostrando alcune vignette su Charlie Hebdo (lo stesso Charlie Hebdo per cui, lo scorso settembre, è cominciato il processo per il massacro avvenuto il 7 gennaio 2015).

 

In questo contesto sono arrivate le minacce di Al Qaeda, che lo scorso 28 ottobre ha rinnovato gli inviti ai fedeli musulmani a colpire “i miscredenti” francesi.

 

Com’è possibile che la Francia sia arrivata, ancora una volta, allo scontro frontale con il terrorismo islamico?

 

Le ragioni sono varie, oltre ai due attentati appena citati. Non da ultimo, il contrasto fra il presidente francese Emmanuel Macron, che ha recentemente promesso di portare avanti la battaglia per la laicità e la libertà di espressione nel proprio Paese, e il leader turco Recep Tayyip Erdogan, che non intende rinunciare a farsi paladino della campagna del mondo musulmano contro la blasfemia francese (ne avevamo parlato anche qui).

 

Non bisogna dimenticare, poi, gli interventi turchi in Siria e in Libia; le parole sprezzanti di Macron nei confronti della Nato che si troverebbe ora “in stato di morte cerebrale” (“Assistiamo a un’aggressione portata da un altro partner della Nato, che è la Turchia, in una zona dove i nostri interessi sono in gioco, senza coordinamento” aveva detto in un’intervista all’Economist); lo schieramento di Parigi con Atene (e contro Ankara) nelle questioni del Mediterraneo orientale; il supporto della Turchia all’Azerbaijian contro l’Armenia, alleata della Francia; le moschee francesi in gran parte controllate da Ankara (151 imam sono oggi pagati dalla Turchia, 120 dall’Algeria e 20 dal Marocco).

 

Un conflitto, quello tra Macron ed Erdogan, che potrebbe andare avanti a lungo. Soprattutto dopo che il presidente francese ha dichiarato di voler trasformare la sua lotta al separatismo islamista (e cioè il tentativo dei musulmani radicali di imporre i valori del Corano sopra i principi della Repubblica) in un progetto di legge che dovrebbe essere presentato a dicembre.

 

Obiettivo primario del decreto è quello di garantire un ruolo centrale alla scuola, obbligatoria per tutti a partire da 3 anni, senza la possibilità di essere educati a casa o in scuole coraniche.

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