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Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea - Credit: Xinhua / IPA / Fotogramma
EUROPA 17 settembre 2020

Il futuro dell’Ue: salute, ambiente, diritto d'asilo

di Michela Cannovale

Ursula Von der Leyen spiega i suoi progetti. I tre punti chiave


Sono tre le tematiche chiave sul futuro dell’Ue affrontate da Ursula von der Leyen nel suo primo discorso in qualità di presidente della Commissione europea il 16 settembre a Bruxelles.

 

Il vertice sulla Salute (in Italia)

Una questione che ci riguarda da vicino, innanzitutto: visto che l’Italia è stato il primo Paese messo profondamente in crisi dalla pandemia di coronavirus nel Continente, si terrà proprio qui, nel quadro del G-20, il vertice mondiale sulla Salute del 2021.

Si parlerà di virus, batteri, competenze sanitarie nazionali e lotta collettiva alle malattie, per “dimostrare che l’Europa è qui per proteggere” i suoi cittadini, ha detto von der Leyen.

 

Il taglio delle emissioni

Una questione che invece riguarda da vicino tutti quanti, non solo gli italiani: l’ambiente. Entro il 2030 l’esecutivo comunitario si ripromette di portare ancora più in là l’obiettivo di riduzione delle emissioni, tagliandole non del 40% bensì del 55%, oltre che di puntare sempre di più su obbligazioni e progetti green.

 

La riforma del diritto di asilo

Tema caldo, caldissimo, quello dell’immigrazione, che continua a creare tensione interne all’Unione e, lo sappiamo bene, ai singoli governi. Per questo von der Leyen ha preannunciato che intende preparare (e presentare entro la fine di settembre) una nuova proposta sul diritto d’asilo che non comprenda più il regolamento di Dublino.

 

Si parla, nello specifico, di una nuova forma di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo, in modo che le nazioni più esposte ai flussi migratori possano “contare sulla solidarietà di tutta l’Unione europea”.

 

“Il regolamento di Dublino sarà sostituito da una nuova governance europea della gestione delle migrazioni, avrà una struttura comune per quanto riguarda gli asili e i rimpatri e avrà anche un meccanismo di solidarietà molto forte e incisivo”, confermando il principio guida dell'Ue che è quello di “salvare vite”, un principio che - ha detto von der Leyen - “non è un'opzione”, anche se “poi bisogna vedere chi ha il diritto di restare oppure no”.

 

Ma cosa prevede il regolamento di Dublino?

Sottoscritto a Dublino nel 1990 e già riformato due volte (l’ultima nel 2013), il regolamento di Dublino stabilisce, all’interno dell’Ue, “i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione)”, nell'ambito della Convenzione relativa allo status dei rifugiati.

 

In sostanza: il regolamento obbliga i migranti a rimanere nel primo Stato europeo cui fanno richiesta d’asilo (il più delle volte si tratta di Grecia, Italia o Spagna, e cioè le prime nazioni in cui arrivano via mare). Le norme del trattato prevedono la rilocazione per sole 160.000 persone.

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