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Manifestazioni di protesta per la morte di George Floyd, Los Angeles Manifestazioni di protesta per la morte di George Floyd, Los Angeles - Credit: Ronen Tivony / IPA / Fotogramma
MINNEAPOLIS 29 maggio 2020

Perché la morte di George Floyd incendia Minneapolis

di Michela Cannovale

Proteste in tutti gli Usa per la brutalità della polizia contro gli afroamericani

Ancora proteste a Minneapolis per l'uccisione, il 25 maggio, di George Floyd, l'uomo afroamericano di 46 anni vittima della violenza della polizia locale.
 

Migliaia di dimostranti sono scesi nelle strade e sono scoppiati alcuni incendi nella città, uno dei quali ha interessato una stazione di polizia.

Le manifestazioni erano iniziate già la notte del 26 maggio quando centinaia di persone si erano radunate davanti al commissariato di polizia a cui appartenevano i quattro agenti responsabili della morte di Floyd e immediatamente licenziati dal capo della polizia. 
Dimostrazioni nelle ore successive si sono tenute anche in numerose altre città degli Stati Uniti, fra le quali particolarmente intense, a Denver, New York e Oakland.

 

“Non riesco a respirare, non uccidermi”

George Floyd è stato ucciso dai poliziotti mentre li pregava di liberarlo perché non riusciva a respirare. L'uomo era stato raggiunto e fermato dagli agenti lunedì 25 maggio intorno alle 20, davanti al civico 3700 della Chicago Avenue South di Minneapolis, in Minnesota, in quanto “appariva sotto gli effetti droga” e “ha apposto resistenza all’arresto dopo aver tentato di vendere una banconota contraffatta” – riferiranno più tardi i poliziotti.

 

È stato bloccato a terra mentre uno di loro gli premeva il ginocchio sul collo. La scena è stata filmata da diversi passanti. In particolare, è stato ripreso il momento in cui George diceva ai poliziotti: “Non riesco a respirare, non riesco a respirare. Non uccidermi”, prima di morire soffocato.

 

Nonostante la versione del Minneapolis Police Department sia che “quando gli agenti sono riusciti a mettergli le manette, si sono accorti che l’uomo stava avendo un problema medico”, i media americani riportano che vari testimoni oculari, tra cui Darnella Frazier, hanno confermato che “la polizia l’ha ucciso, l’ha ucciso lì di fronte a tutti mentre gridava non posso respirare”.

 

La stessa Frazier ha poi pubblicato un post su Facebook in cui ha descritto così la scena a cui aveva assistito poco prima: “La sua testa era così schiacciata a terra che gli usciva sangue dal naso. Quando sono passata di lì, era già a terra, i poliziotti lo tenevano bloccato e lui urlava, ma loro non lo ascoltavano”. Così come non ascoltavano i passanti che chiedevano di togliere quel ginocchio dal suo collo.

 

La reazione delle autorità e il licenziamento dei quattro poliziotti

Il giorno dopo (martedì 26 maggio) il video della morte di Floyd, che intanto aveva fatto il giro del web, è arrivato nelle mani dell’Fbi e del Bca (Minnesota Bureau of Criminal Apprehension). I quattro agenti sono stati licenziati, ma non ancora messi sotto accusa.

 

Secondo quanto riportato dal Daily Mail, il poliziotto (bianco) che ha premuto il ginocchio sul collo di George, Derek Chauvin, 44 anni e in servizio da quasi vent'anni, era finito sotto indagine per una sparatoria con morti nel 2006. Mentre un altro degli agenti coinvolti, Tou Thao, avrebbe patteggiato una sanzione di 25mila dollari per uso eccessivo della forza nel 2017.

 

Le manifestazioni

La comunità di afroamericana di Minneapolis ha organizzato già a partire dalla serata del 26 una prima manifestazione di protesta contro la violenza della polizia, mostrando cartelli con le scritte: “Black Lives Matter” o “I can’t breathe”.

 

Il corteo si è ripetuto il 27 con lanci di sassi e bottiglie contro la polizia (che ha risposto con il lancio di gas lacrimogeni) ed il saccheggio di vari negozi. Il governatore del Minnesota Tim Walz ha parlato di "situazione estremamente pericolosa".

 

Il vicepresidente del Consiglio Comunale Andrea Jenkins ha dichiarato: "Mi si spezza il cuore per la tragica perdita di vite umane avvenuta ieri sera. La nostra comunità continua ad essere ancora una volta traumatizzata. Ho parlato con il sindaco e con il capo della polizia, vogliamo risposte".

 

La vicenda ha riportato al centro del dibattito pubblico la questione razziale negli Usa. Il presidente Donald Trump ha assicurato di aver chiesto di accelerare le indagini: “Su mia richiesta, l'Fbi e il dipartimento di Giustizia stanno indagando su questa tragica morte in Minnesota di George Floyd”, ha detto.

 

- LEGGI ANCHE: "Polizia, c'è un uomo africano che mi spaventa": l'ennesimo episodio di razzismo negli Usa

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