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Chi sta vincendo la guerra nel Donbass

Carri armati russi in Ucraina- Credit: Sergei Bobylev, Tass/Usa/Fotogramma

il punto sul conflitto30 aprile 2022

Chi sta vincendo la guerra nel Donbass

di Carlo Savelli

I russi ora hanno una strategia più chiara ma gli ucraini col sostegno delle armi e dell’intelligence Usa possono ancora prevalere

Sono passati undici giorni dall’inizio dell’offensiva russa nel Donbass, considerata da tutti gli esperti decisiva per il seguito della guerra. La Russia punta a cacciare l’esercito ucraino dalla regione e regalare una vittoria politica a Putin, anche se gli obiettivi iniziali sono stati radicalmente ridimensionati. 

Decisivo il prossimo mese 

Secondo i comandanti americani, spiega Daniele Ranieri su Repubblica del 28 aprile, si deciderà tutto nelle prossime due-quattro settimane. Se dovesse davvero prevalere la Russia, impossessandosi completamente del Donbass, Mosca potrebbe usare la regione, cuore industriale e minerario dell’Ucraina, come base per rafforzare l’esercito e poi rivolgersi di nuovo a ovest, da dove è stata respinta nelle prime settimane del conflitto. 

Il meglio dell’esercito ucraino 

Inoltre, una vittoria russa nel Donbass vorrebbe dire aver sconfitto il meglio dell’esercito ucraino, al momento tutto impegnato in questa regione dell’est del paese, e aver reso vani i costosissimi aiuti occidentali. 
 

Due direttrici 

Al centro del conflitto attuale nel Donbass ci sono due città gemelle, Kramatorsk e Sloviansk. Secondo il piano russo, Kramatorsk sarà l’ultima città a cadere. L’esercito russo sta avanzando verso le città gemelle su due direttrici: una parte dalla regione di Lugansk e si dirige verso ovest. Su questa direttrice i russi hanno trovato quattro città che stanno facendo cadere l’una dopo l’altra. La seconda direttrice, invece, scende da nord. Parte da Izyum, città in mano ai russi, e prosegue verso Barvinkove. Le due direttrici si incrociano a nord-ovest di Sloviansk. Da lì il piano è quello di accerchiare le città e poi chiudere il cerchio. 
 

Ancora troppa fretta 

I soldati russi sono circa 80mila, il doppio di quelli ucraini, ma alcuni reparti, sostengono gli osservatori, sono stati gettati di nuovo in mezzo alla mischia troppo presto; questo perché i generali russi ritengono di non poter attendere troppo nel Donbass, per non dare la possibilità ai rapidi flussi di armi fornite dagli alleati di rafforzare troppo l’esercito di Kiev. 
 

Le armi occidentali 

Sono state queste armi moderne che arrivano da occidente, infatti, lo abbiamo raccontato più volte, a fare le fortune della resistenza ucraina: obici, radar, droni suicidi per colpire i carri, tecnologie che hanno portato l’esercito di Kiev sullo stesso livello, se non addirittura un passo avanti, all’esercito russo. 
 

L’intelligence americana 

Quello che sicuramente ha reso, dall’inizio del conflitto, la resistenza ucraina un passo avanti, è l’appoggio costante dell’intelligence americana, che ha permesso agli ucraini, nonostante l’inferiorità numerica, di essere sempre ovunque le armate russe avanzassero e di colpire sempre con grande precisione. 
 

Gli ufficiali russi uccisi in battaglia 

Non è quindi un caso che la Russia non perdesse così tanti ufficiali dalla seconda guerra mondiale. Otto generali, ventidue colonnelli, settantotto capitani e centoventi tenenti, che si sono dovuti esporre in combattimento più del normale, per cercare di dare ordine al caos delle linee russe. 
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