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L'impatto della guerra sull'economia mondiale

- Credit: jeshoots/Unsplash

Le previsioni world bank16 aprile 2022

L'impatto della guerra sull'economia mondiale

di Luigi Gavazzi

Per l'Ucraina prevista una contrazione del 45% del Pil. Colpite anche la Russia, i paesi ex sovietici e soprattutto le economie più fragili

Gli organismi economici internazionali in questi giorni hanno diffuso le prime stime sull'impatto della guerra russa in Ucraina sulle economie dei paesi coinvolti ma anche sull'intera economia mondiale.

 

Il crollo dell'economia ucraina

Riferisce l'Ap che lunedì 11 aprile la Banca Mondiale in un report ha previsto che l'economia ucraina subirà una riduzione del Pil del 45,1% nel 2022. Secondo il report si tratta di una caduta dalle dimensioni mai riscontrate nei conflitti moderni: per esempio, in Siria il Pil si ridusse della metà rispetto ai livelli prebellici solo dopo due anni di guerra.
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La Russia

Per la Russia invece la riduzione del Pil quest'anno dovrebbe assestarsi attorno all'11,2%, soprattutto a causa delle sanzioni e della fuga dei capitali internazionali.

 

I paesi dell'ex Unione Sovietica

In realtà l'intera area dei paesi dell'ex Unione Sovietica sarà interessata dall'impatto negativo della guerra. Prevista una contrazione complessiva dei Pil del 4,1% che contrasta con le previsioni precedenti lo scoppio del conflitto che parlavano di una crescita del 3%.

 

L'economia mondiale

Globalmente la guerra in Ucraina, secondo The World Trade Organization, rovinerà le tendenze alla ripresa successive ai peggiori anni della pandemia. L'economia mondiale potrebbe contrarsi dell'1,3% nel 2022 e la crescita del commercio internazionale dovrebbe passare dal 4,7% stimato prima del conflitto a un valore fra il 2,4 e il 3%.
In generale, il quadro mondiale è preoccupante. Gli analisti sottolineano infatti come la ripresa successiva alla pandemia sia stata distribuita in modo diseguale fra le varie economie; a ciò si aggiunge la crescita dell'inflazione e il cambio delle politiche monetarie in senso più restrittivo rispetto agli ultimi anni. Sono soprattutto le economie più povere e fragili e pesantemente indebitate che saranno più a rischio.