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Perché l’Irlanda del Nord teme un nuovo ciclo di violenza Belfast, 7 aprile 2021 - Credit: Liam McBurney / IPA / Fotogramma
timori di un ritorno dei troubles 16 aprile 2021

Perché l’Irlanda del Nord teme un nuovo ciclo di violenza

di Luigi Gavazzi

Cosa c’è dietro i disordini nelle notti di Belfast, causati da giovani unionisti

Cosa succede in Irlanda del Nord in queste settimane? A Belfast soprattutto, ma anche in altri centri minori, come Derry, che nei decenni dei Troubles (1970-1995) furono teatro di sanguinosi scontri tribali fra cattolici e unionisti protestanti, si sono registrati disordini, incendi e scontri con la polizia

Giovani unionisti

I protagonisti adesso sono giovanissimi unionisti, autori di una protesta generica quanto confusa, piena di risentimento e di rabbia.

Obiettivi: la polizia che li fronteggia, ma soprattutto gli odiati cattolici, in città che, nonostante gli accordi di pace del Good Friday siano stati firmati nel 1998, sono ancora rigidamente separate da alti muri fra i quartieri cattolici che guardano alla Repubblica d’Irlanda come riferimento, e quelli protestanti-unionisti fedelissimi alla corona. Sono rioters teenager, che non erano nemmeno nati al tempo della fine ufficiale dei Troubles

Contro cosa protestano?

Perché protestano? La risposta più semplice e razionale sembrerebbe essere una parte dell’accordo della Brexit che riguarda l’Irlanda del Nord. Vale a dire: il deal firmato da Boris Johnson ha creato una specie di confine doganale fra le contee del Nord e la Gran Bretagna per evitare di crearne uno fra il Nord e la Repubblica, cosa che, in molti temevano avrebbe potuto riaccendere la violenza.

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LEGGI ANCHE: Repubblica d'Irlanda, Irlanda del Nord e Brexit, le cose da sapere

Tribalismo

Ma la questione è più complicata, più profonda e chiama in causa ancora una volta il tribalismo. Quelle identità sociali, nazionali, religiose e culturali che hanno reso il sanguinoso conflitto nordirlandese irrisolvibile per decenni e che fino a oggi non hanno permesso che si creasse un tessuto di relazioni fondato sul dialogo. 

Minacciati, da chi?

E ora gli unionisti protestanti si sentono minacciati. I cattolici hanno tassi di natalità più alti di loro e presto saranno più numerosi, hanno di fatto cancellato il confine con la Repubblica, si sentono quasi parte di questa. Gli unionisti si sentono britannici ma pensano che i cattolici nazionalisti stiano vincendo, che l’Irlanda del Nord stia avvicinandosi sempre di più all’unificazione con la Repubblica. Secondo loro, anno dopo anno, dalla pace del 1998 in poi, i cattolici hanno guadagnato spazio di potere, soprattutto attraverso l’odiato Sinn Fein, ai loro occhi rimasto il braccio politico dell’Ira, che potrebbe diventare il principale partito, superando il partito degli unionisti, il Dup, lì in quella che era la “nostra terra”, indissolubilmente unita a Londra.

I gruppi paramilitari

La combinazione di questi fattori con i lockdown causati dalla pandemia e li conseguenti frustrazione e noia, generano una miscela davvero esplosiva, che secondo alcuni osservatori i gruppi paramilitari unionisti hanno incoraggiato e che si appresterebbero ad alimentare intervenendo direttamente. Per  ora gli omologhi paramilitari fra i nazionalisti cattolici, eredi dell’Ira, non sembrano muoversi. Ma la storia di questi luoghi ha insegnato che basta una piccola scintilla per tornare indietro di decenni.

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