Questo Sito utilizza cookie di profilazione, propri e di altri siti, per migliorare l’esperienza di navigazione e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o alcuni cookie Clicca Qui. Se accedi ad un qualunque elemento sottostante o chiudi questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.

menu
Oggi 06 aprile 2020 - Aggiornato alle 10:31
Christchurch, il giorno dopo la strage Christchurch, il giorno dopo la strage - Credit: Xinhua / IPA / Fotogramma
NUOVA ZELANDA 26 marzo 2020

Il killer di Christchurch ha cambiato versione: sono colpevole

di Michela Cannovale

Aveva ucciso 51 persone in due moschee in diretta Facebook

Ha confessato Brenton Tarrant, l’australiano accusato di essere l’autore della strage di Christchurch, Nuova Zelanda, del 15 marzo 2019 – data che, ad oggi, è ricordata come il giorno del più grave omicidio di massa della Nuova Zelanda.

 

- LEGGI ANCHE: Christchurch, dopo l'attentato un piano per fermare la violenza online

 

Dopo essersi dichiarato innocente per oltre un anno, rinunciando peraltro all’assistenza legale per difendersi in prima persona, Tarrant è comparso in videoconferenza dal carcere di Auckland e davanti all’Alta Corte di Christchurch ha ammesso la responsabilità di tutti e 92 i capi di imputazione di cui è accusato: ha dichiarato quindi di aver ucciso 51 persone e di aver tentato l’omicidio di altre 40 durante gli attacchi alle due moschee della città neozelandese e si è inoltre detto colpevole dell’accusa di terrorismo.

 

Nel corso dei due attacchi aveva ripreso tutto in una diretta Facebook, indossando un casco su cui aveva montato una videocamera.

 

L’uomo è in carcerazione preventiva fino all’1 maggio ma il processo non potrà svolgersi fino al termine dell’emergenza coronavirus, ha fatto sapere la polizia locale, per permettere la partecipazione anche ai familiari delle vittime della strage.

 

“La dichiarazione di colpevolezza offre un po’ di sollievo alle tante persone le cui vite sono state sconvolte il 15 marzo 2019”, è stato il commento della premier neozelandese Jacinda Ardern.

Leggi tutto su News