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Beirut, area del porto dopo l'esplosione del 4 agosto 2020 Beirut, area del porto dopo l'esplosione del 4 agosto 2020 - Credit: Marwan Bou Haidar / Apaima / SIPA / IPA / Fotogramma
MEDIO ORIENTE 10 agosto 2020

Libano: la crisi, dagli anni '70 ad oggi

di Michela Cannovale

L'omicidio di Hariri, la spazzatura, le proteste nel 2019, fino all'esplosione a Beirut

Chissà se la gigantesca esplosione che ha squarciato Beirut lo scorso 4 agosto, innescata da migliaia di tonnellate di sostanze chimiche impropriamente immagazzinate nel porto della città, fungerà da scintilla del cambiamento in Libano.

Gigantesca esplosione che è solo il culmine di decenni di disastri politici ed economici che hanno portato alla rovina di quello che era un tempo uno dei paesi più vivaci del Medio Oriente.

 

Il popolo libanese ha tentato più volte di allontanare la classe politica causa ed effetto di questi disastri, insorgendo già quindici anni fa, quando l'ex primo ministro Rafik Hariri fu assassinato da una bomba, poi cinque anni fa, con “YouStink” in occasione della crisi dei rifiuti e, più recentemente, nel 2019, con l’inasprirsi della crisi economica.

 

Ripercorriamo insieme le crisi che ha vissuto il Libano negli ultimi anni:

 

- Dopo il boom economico a cavallo fra anni Sessanta e Settanta, le divisioni religiose tra cristiani e musulmani nel Paese sono scoppiate nella guerra civile durata dal 1975 al 1990. Il conflitto è stato fomentato dall’intervento di Stati terzi intenzionati a perseguire i propri interessi: la Siria (appoggiata dall’Iran) che attraverso gli alleati sciiti di Hezbollah mirava a controllare il Paese, e Israele, che voleva contrastare i miliziani dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) creando a sua volta una fascia di sicurezza sotto il proprio controllo.

 

- Le tensioni nel Paese hanno raggiunto l’apice con l’assassinio del primo ministro sunnita Rafiq Hariri nel 2005. La Siria è stata indicata come probabile mandante. La morte di Hariri ha dato il La alla Rivoluzione dei Cedri, quando la popolazione libanese è scesa in piazza contro la presenza militare della Siria nel territorio nazionale.

 

- Da allora il Libano ha vissuto, tutta in discesa, una delle peggiori crisi economico-finanziarie di sempre, a cui si è aggiunto il collasso del sistema bancario, la svalutazione della moneta, l'impoverimento della classe media e l’incapacità del governo di fornire i servizi di base, tra cui l’elettricità 24 ore su 23 e la raccolta dei rifiuti.

 

- Proprio la crisi della spazzatura è diventata il simbolo dell’ondata di proteste del 2015: mentre le autorità politiche litigavano per il contratto di gestione dei rifiuti, montagne di immondizia si accumulavano per le strade di Beirut.

 

- A metà ottobre 2019, quando il governo ha tentato di risucchiare tutti i risparmi dei cittadini introducendo pure la tassa su WhatsApp e Skype, il popolo non ha più retto ed è insorto come non mai prima. In neanche un mese, quasi due milioni dei nemmeno cinque milioni di abitanti sono scesi in piazza per protestare.

 

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- Infine, la terribile esplosione del 4 agosto, risultato apparente di un incidente che ha dato fuoco a 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio accatastate per sei anni in un magazzino sul mare. Di questa scorta impropriamente conservata erano a conoscenza sia i funzionari portuali, sia le autorità politiche e giudiziarie. 135 persone sono state uccise e più di 5.000 sono rimaste ferite. Molte sono ancora disperse e circa un quarto di milione di abitanti sono ora senza casa.

 

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