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Saad Hariri Saad Hariri - Credit: CHINE NOUVELLE / SIPA / IPA / Fotogramma
VICINO ORIENTE 2 novembre 2019

Libano, la minaccia di Hezbollah esaspera le tensioni

di Michela Cannovale

Dopo le dimissioni di Hariri, nel Paese potrebbe scoppiare la guerra civile 

Arrivati ormai alla terza settimana di manifestazioni ininterrotte contro il governo di Beirut, continua a crescere la tensione tra sunniti pro-Hariri, il premier che a seguito delle proteste ha rassegnato le proprie dimissioni, ed i sostenitori di Hezbollah.

 

L'inizio delle proteste 

In neanche un mese, quasi 2 milioni dei nemmeno 5 milioni di abitanti sono scesi in piazza per protestare. Non si era mai vista una cosa del genere in Libano, ma la crisi economica e politica ha raggiunto livelli insostenibili per i cittadini del Paese, che da anni hanno a che fare anche con problemi energetici, con una pessima (o inesistente) gestione dei rifiuti e con l'afflusso di oltre un milione e mezzo di rifugiati siriani.

 

A metà ottobre, quando il governo ha introdotto pure la tassa su WhatsApp e Skype, il popolo non ha più retto ed è insorto come non mai prima.

 

Le dimissioni di Hariri e la minaccia di Hezbollah 

Ma dopo una prima vittoria dei manifestanti rappresentata proprio dalle dimissioni di Saad Hariri, una nuova minaccia gravita ora su Beirut: quella di Hezbollah, il "Partito di Dio" sciita di Hassan Nasrallah (alleato di governo) che non accetta che il premier si congedi, costringendo a casa tutta la coalizione. 

I vertici del movimento filo-iraniano sono furiosi.

Il loro avvertimento è chiaro: conquisteranno le piazze a meno che Hariri non faccia marcia indietro ritirando le dimissioni o accettando di formare un governo di stampo unicamente sciita.



Perché con Hezbollah non si scherza

Come ha spiegato Pierre Haski di France Iter su Internazionale, "accettando le richieste dei manifestanti che invocano un cambiamento profondo, Saad Hariri spinge Hezbollah con le spalle al muro. L’organizzazione, a questo punto, dovrà scegliere tra la politica del peggio, rischiando di trascinare il Paese in una crisi ancora più grave, e un’attesa che permetterebbe la nascita di un governo tecnico o la conferma di Saad Hariri in un governo limitato all’attività indispensabile".

 

E come ha sottolineato anche il ministro degli Esteri francese Jean Yves Le Drian, le dimissioni di Hariri "rendono la crisi in Libano molto più difficile". Un altro vuoto istituzionale - l'ennesimo in Libano - potrebbe facilmente portare alla guerra civile questa volta. 

 

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I sostenitori di Hezobollah si sono già riversati per le strade, inneggiando al Partito di Dio e massacrando di botte i manifestanti. E con loro non si scherza.

 

Anthony Samrani, analista militare libanese, ha infatti ricordato che "l'arsenale di armi dei miliani sciiiti" e "la conoscenza di nuove tecniche di guerriglia urbana" sono cresciuti a vista d'occhio ultimamente. Tanto che "in cinque anni, Hezbollah è divenuto un attore regionale capace di dispiegare rapidamente le proprie forze dal Libano all’Iraq e ora anche in Yemen".

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