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L'e-commerce di Marie Kondo, la guru del riordino passa al lusso

Marie Kondo- Credit: Sara De Boer / IPA / Fotogramma

LESS IS MORE?21 novembre 2019

L'e-commerce di Marie Kondo, la guru del riordino passa al lusso

di Federico Bandirali

Dal "liberarti degli oggetti per trovare la gioia" al "ora compra i miei". la coerenza del metodo KonMari

Marie Kondo, autrice giapponese famosa per aver scritto il libro “Il magico potere del riordino” nel 2011 che diede poi vita alla serie TV “Facciamo ordine con Marie Kondo” - di cui fu protagonista prinipale -, ha cambiato radicalmente il mantra predicato 8 anni orsono. Il nuovo “verbo” della Kondo ribadisce che liberarsi degli oggetti inutili è sì giusto, a patto che dopo se ne comprino di altrettanto inutili (e cari) sul suo nuovissimo sito di e-commerce “The Shop at KonMari”: paradossale.

 

Peraltro il negozio online di non meglio definiti “oggetti per la casa” - lanciato lunedì 18 novembre - vende prodotti a prezzi non proprio "popolari": un mestolo da cucina costa la bellezza di 96 dollari (sarà d'oro?) e un banale contenitore per bacchette da sushi - l’oggetto dal prezzo più basso - vien via con “soli” otto dollari. Evidente il cambio di rotta: dopo aver aiutato le persone a “liberare” i propri appartamenti dalle cose inutili per ritrovare la gioia, ora la Kondo punta a riempirli nuovamente con i suoi oggetti, svuotando invece i conti correnti dei clienti...più felice di così è difficile!

 

Accorata la difesa davanti alle accuse e alle critiche levatisi da più fronti, con Marie Kondo che ha spiegato come il “metodo KonMari” - che prevede anche corsi per diventare "consulenti certificati" - in realtà non implichi il disfarsi degli oggetti inutili, ma solo di quelli che non danno "gioia". E, come si può leggere sul suo sito di e-commerce, “di più può anche significare di meno”. Un ossimoro a cui fa seguito una spiegazione raffazzonata per “liberarsi” dall’immagine che il mondo si era fatto di lei nel 2011: “se il vaso che avete vi dà gioia, non lo dovete né buttare né sostituire. Io non incoraggio questo”.

 

Un chiarimento che tale non è, e che ha lasciato di sasso i più. Anche perché il suo "mantra" era sostanzialmente opposto e, senza usare metafore, il nuovo “verbo” della Kondo è evidentemente favorevole al consumismo, a patto che rimpolpi il suo conto corrente. Dopo la pubblicazione del manuale - accolto come un manifesto contro le patologie delle società occidentali che fece proseliti in ogni angolo del mondo -, la prospettiva è cambiata drasticamente. Il legame psicologico con i beni materiali inutili era da rompere otto anni fa, mentre oggi non lo è più. O, meglio, resta tale solo se poi ci si rivolge a lei per colmare il vuoto: geniale.

 

Della premessa che vedeva nel “metodo KonMari” un modo per “cambiare la tua vita capendo te stesso e scegliendo di vivere come vuoi” resta poco o nulla, lasciando spazio ad un ritrovato piacere generato dal consumismo "inutile": due soluzioni che, ovviamente, non determinano il “grado” di felicità degli individui. La Kondo nel 2011 aveva fatto con estrema semplicità e efficacia una delle cose che più disturbano in generale: indicare alle persone come comportarsi. Per edulcorare la pillola, l'autrice e novella business woman nipponica aveva utilizzato concetti astrusi, lasciando spazio ad interrogativi alla Marzullo tipo “come si misura la gioia?" o “come si capisce se un oggetto infonde gioia, indifferenza o tristezza?”.

 

Domande vaghe alle quali non si può rispondere razionalmente, funzionali a far passare un messaggio che, in quel momento storico, sembrava perfetto per contrastare alcuni problemi contemporanei, tipo il possesso di oggetti che rappresenta anche uno “status symbol” e, erroneamente, per molti è riflesso dello status sociale. Mentre i concetti proposti allora erano vaghi e incomprensibili, l’apertura di uno store virtuale si può analizzare e sintetizzare con estrema facilità, esattamente come le motivazioni che hanno portato al lancio: sfruttare la facilità nel plasmare le idee e le azioni (altrui) per trarne un guadagno (suo). Più semplice di così è impossibile, e lo sgomento - oltre alle ovvie critiche e accuse arrivate da mezzo mondo - appare pienamente giustificato. Perché così facendo la Kondo ha disilluso in pochi minuti tutti quelli che, dal 2011, avevano fatto proprio il “credo” del “metodo KonMari”.

 

Anche se - e questa è una domanda a cui si può rispondere tranquillamente autonomamente - era ed è plausibile affermare che la nostra vita può cambiare in meglio semplicemente buttando via un po’ di oggetti inutili? Una "pozione magica" simile può davvero portare gioia nella vita di tutti i giorni, assai più complessa e non legata solo a ciò che è "materiale", considerando che parlando di sentimenti ed emozioni si entra forzatamente nell’immateriale?

 

Eppure in molti, evidentemente affascinati dalla figura stessa della Kondo - orientale e quindi lontana dalla materialità secondo un banale luogo comune -, ci avevano creduto, illudendosi che bastasse seguire alla lettera il “metodo KonMari” per vivere meglio ed essere "felici".

 

Purtroppo la "formula della felicità" non è così semplice, e non c’era nemmeno bisogno che la stessa Kondo cadesse in evidente contraddizione per rendersene conto. “Less is more” (ovvero “meno è meglio”) è una frase fatta che ha un effettivo valore.

 

È opinione comune che vivere in un ambiente equilibrato nel bilanciamento degli spazi sia d’aiuto per trovare maggior serenità. D’aiuto, appunto, ma per alcuni il “verbo” predicato aveva mutato “aiuto” in “soluzione”. Evidentemente non è così, nemmeno per colei che propose questo "rimedio salvifico" facendolo passare come "messaggio forte". Impronosticabile.