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Soleimani Una donna iraniana regge una foto di Qassem Soleimani - Credit: Fotogramma
TENSIONE USA-IRAN 4 gennaio 2020

L’uccisione di Soleimani e le sue conseguenze

di Gianluca Cedolin

Il raid Usa contro il generale iraniano potrebbe scatenare una guerra?

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno compiuto un raid all’aeroporto di Baghdad, nel quale hanno ucciso tra gli altri il generale iraniano Qassem Soleimani, capo delle Forze Quds e uomo di fiducia della guida suprema Khamenei.

Sembra sia stato Trump in persona, bypassando il Congresso, a ordinare l’attacco nei confronti del potentissimo militare iraniano (i Quds sono un corpo speciale delle Guardie rivoluzionarie iraniane). Il New Yorker ha definito l'assassinio come "l'attacco più audace degli Usa nei confronti dell'Iran dai tempi della rivoluzione del 1979", descivendolo come "equivalente a un atto di guerra", che potrebbe scatenare un'escalation.

 

Le ragioni dell’attentato

Come si legge su SkyTg24, Soleimani era considerato un nemico per gli Usa da diversi anni, in quanto ritenuto responsabile di molte crisi nel Medio Oriente e di centinaia di morti americani. Dopo il raid, in cui ha perso la vita il 62enne, dal Pentagono hanno spiegato che: “Il generale Soleimani stava mettendo a punto attacchi contro diplomatici americani e personale in servizio in Iraq e nell'area. Il generale Soleimani e le sue forze Quds sono responsabili della morte di centinaia di americani e del ferimento di altre migliaia”.

 

Chi era il generale Soleimani

Era il comandante delle forze speciali Al Quds, il braccio armato dei Pasdaran per le operazioni segrete all’estero, dal 1998. Grazie alla sua posizione, quasi di ministro degli Esteri non ufficiale, aveva guidato molte operazioni militari in Medio Oriente, dalla Siria allo Yemen, fino al Libano e l’Iraq. Era un uomo molto potente in Iran e molto vicino ad Ali Khamenei, tanto da essere considerato un possibile leader futuro per l’Iran.

 

Le possibili conseguenze dell’uccisione

Come scrive Il Post, “Le conseguenze dell’attacco statunitense sono difficili da anticipare per diverse ragioni, tra cui l’imprevedibilità della politica estera di Trump e la chiusura del regime iraniano, sempre diviso tra la fazione ultraconservatrice, la più potente, e quella moderata”.

 

Bisogna vedere come decide di rispondere l’Iran, che potrebbe reagire con forza, alimentando la tensione, oppure contrattaccare in maniera limitata, con forme di ritorsione quali attacchi informatici e terroristici. Visti i disordini interni e la crisi economica (dovuta anche e soprattutto alle sanzioni), l’Iran non sembra intenzionato a scatenare una guerra contro il potente esercito statunitense

 

Nonostante questo, Khamenei ha reagito duramente, annunciando vendetta: “Il lavoro e il cammino del generale Qassem Soleimani non si fermeranno e una dura vendetta attende i criminali, le cui mani nefaste sono insanguinate con il sangue di Soleimani e altri martiri dell'attacco della notte scorsa”.

 

Di sicuro l’attacco a Soleimani ha dimostrato quanto sia imprevedibile la gestione della politica estera da parte del presidente americano Donald Trump. E inoltre, si legge sempre sul Post, l’uccisione di Suleimani potrebbe portare a una nuova guerra da combattere in territori di altri, come l’Iraq (insieme al generale iraniano, tra l’altro, sono stati uccisi anche dei comandanti iracheni vicini all’Iran).

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