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Nba, il boicottaggio delle partite dei playoff per il caso Blake L’AdventHealth Arena dell’ESPN Wide World Of Sports Complex di Disney World prima di Bucks-Magic - Credit: Kevin C. Cox / IPA / Fotogramma
BASKET E RAZZISMO 27 agosto 2020

Nba, il boicottaggio delle partite dei playoff per il caso Blake

di Federico Bandirali

Tre partite rinviate per protestare contro le violenze subite dagli afroamericani. Stagione in bilico

I giocatori Nba l’avevano promesso e non si può dire che non siano stati di parola.

Tra le condizioni imposte dal sindacato giocatori per riprendere la stagione 2019-2020 - interrotta a causa della pandemia -, la principale riguardava la possibilità di inciare "messaggi sociali" e non distogliere l’attenzione dalle proteste scatenate dal brutale omicidio del 46enne afroamericano George Floyd per mano di un agente della polizia di Minneapolis lo scorso 25 maggio.

 

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Così, da quando a luglio le 22 franchigie coinvolte nella ripartenza si sono “isolate” nella “bolla” del Disney World Resort di Orlando per ripartire e concludere la stagione "tendo lontano" il coronavirus, è stato deciso di apporre la scritta Black Lives Matter sui parquet di gioco e cambiare il nome dietro alla maglia con messaggi “sociali” relativi alle discriminazioni razziali.

 

Con la stessa Nba a definire la ripresa “un gioco completamente nuovo” nei vari spot televisivi, alludendo alla questione razziale in modo esplicito

 

I Milwaukee Bucks sono stati i primi a boicottare: ecco perché

Da maggio negli Usa la situazione non è migliorata, anzi, e dopo il “caso” Justin Blake i giocatori ne hanno avuto letteralmente abbastanza. I Milwaukee Bucks, prima squadra impegnata nella nottata tra il 26 e il 27 agosto nella serie contro gli Orlando Magic in una partita valevole per il primo turno dei playoff, non hanno messo piede sul parquet dell’Espn Wide World of Sports Complex del Disney World Resort di Orlando per il riscaldamento.

 

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L’MVP Giannis Antetokounmpo e i suoi compagni, infatti, hanno deciso di non giocare dopo il ferimento del cittadino afroamericano da parte della polizia del Wisconsin, lo Stato della città di Milwaukee, al termine di una lunga conference call con il procuratore generale del Wisconsin, Josh Kaul, e il vicegovernatore, Mandela Barnes, per apprendere i dettagli dell'accaduto.

 

Ovvero l’ennesimo episodio di violenza che sta scatenando un’ondata di proteste dopo il caso Floyd. “Siamo stanchi degli omicidi e dell'ingiustizia” le parole della guardia dei Bucks George Hill, che non aveva mai fatto mistero di come, a suo avviso, la stagione non sarebbe mai dovuta riprendere nella "dannata bolla".

 

 

NBA compatta nell'affrontare la "questione razziale"

Il tutto in quello che è stato un vero e proprio boicottaggio, con Milwaukee a decidere di non giocare solo un quarto d’ora prima della palla a due, mentre i rivali degli Orlando Magic avevano altre intenzioni.

 

Intenzioni cambiate non appena appresa la decisione dei rivali, infastiditi e non poco dalle continue violenze verso la comunità afroamericana. I Magic avrebbero potuto chiedere la vittoria a tavolino, ma l'argomento è affrontato con compattezza da tutte le parti in causa, e la possibilità è rimasta tale.

 

I Magic sono rientrati negli spogliatoi dopo qualche minuto di incertezza con la terna arbitrale a seguirli, e nel giro di pochi minuti l’Association ha rinviato le altre 2 partite in programma nella notte, ovvero Houston Rockets-Oklahoma Thunder e Los Angeles Lakers-Portland Trail Blazers.

 

L'ira di LeBron James e il "messaggio" a Trump

Furente la reazione di LeBron James, che non ha usato mezzi termini con un tweet eloquente: “Chiediamo il cambiamento, siamo stanchi", dopo un incipit intraducibile ma comprensibile, evidentemente rivolto al presidente statunitense Donald Trump.

 

"King James" ha poi chiarito con una Storia su Instagram che le partite non sono state "rinviate" ma "boicottate", mettendo i puntini sulle i se mai ce ne fosse bisogno.

La posizione dei dirigenti dei Bucks

Giocatori e franchigie sono dalla stesso lato della barricata, almeno per ora, come testimoniato dal tweet del vicepresidente dei Bucks Alex Lasry.

 

“Ci sono cose più importanti del basket. La posizione assunta dai giocatori e dall'organizzazione dimostra che siamo stufi. Quando è troppo è troppo. Il cambiamento deve avvenire. Sono orgoglioso di miei ragazzi e supportiamo al 100% le decisioni dei nostri giocatori che agiscono per rendere reale il cambiamento”, ha scritto dopo il boicottaggio.

 

Partite rinviate, ma la stagione è "a rischio"

Parole che fanno tremare il mondo dorato del basket a stelle e strisce, con implicazioni politiche evidenti in vista delle presidenziali Usa. La Lega ha subito assecondato i giocatori parlando di “match rinviati”, ma serviranno trattative estenuanti e difficili per convincere i giocatori a riprendere la stagione.

 

 

Se si fermasse del tutto la stagione, eventualità da non escludere, si tratterebbe della più imponente rappresaglia sportiva rispetto a questioni politiche dai tempi della guerra fredda e dei reciproci boicottaggi dei giochi Olimpici da parte di Stati Uniti e Russia, rispettivamente nel 1980 (Mosca) e nel 1984 (Los Angeles).

 

Trump e l'NBA: una "guerra" iniziata da tempo

E quanto successo nella serata italiana di mercoledì 26 agosto entrerà comunque nei libri di storia, sportiva e non. Una prima assoluta per il basket americano dopo anni di schermaglie tra i protagonisti del campionato di pallacanestro più spettacolare del pianeta e Donald Trump, che di recente aveva affermato come fosse "orribile quello che stanno facendo (i giocatori Nba con i loro messaggi per l'eguaglianza sociale, ndr).

 

"C’è qualcosa di davvero brutto nell’Nba, in come sta facendo le cose. Sono nei guai, in grossi guai, più grossi di quanto capiscono. Non mi piace per niente quello che sta succedendo nel basket: devi rimanere in piedi per la tua bandiera, devi rispettarla e rispettare il tuo Paese", aveva aggiunto l'11 agosto il Tycoon nel corso di un'intervista radiofonica. Parole che non sono passate inascoltate, con questo risultato...

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