TimGate
header.weather.state

Oggi 02 ottobre 2022 - Aggiornato alle 18:00

 /    /    /  Partygate, il mea culpa di Boris Johnson
Partygate, il mea culpa di Boris Johnson

Boris Johnson- Credit: Frank Augstein / IPA / Fotogramma

LONDRA20 aprile 2022

Partygate, il mea culpa di Boris Johnson

di Michela Cannovale

Il premier si è scusato ancora, ma ha anche rilanciato sulla necessità di restare al suo posto

"Ho sbagliato e mi scuso con tutto il cuore, ma non mi dimetto". Il premier del Regno Unito Boris Johnson è tornato con queste parole a fare un mea culpa in Parlamento per lo scandalo delle feste organizzate nel suo ufficio, al civico 10 di Downing Street, durante il lockdown per il Covid-19.

 

Il caso che ha scatenato lo scandalo era stato rivelato dal Daily Mirror il 30 novembre 2021, con il primo di una serie di articoli su quello che è stato poi ribattezzato dai media come "partygate".

 

Johnson, che ha ammesso di aver partecipato ad una delle 12 feste venute a galla, ha pagato la multa inflittagli da Scotland Yard per la violazione delle regole anti-Covid e sia scusato "senza riserve" e, pur tentando di giustificarsi con la sua "buona fede", ha detto che i britannici "hanno il diritto di aspettarsi di meglio dal loro primo ministro" sottolineando di non avere mai deliberatamente ingannato il Parlamento.

 

Allo stesso tempo ha rilanciato sulla necessità di restare al suo posto: "Il mio compito è quello di lavorare ogni giorno per rendere il popolo britannico più sicuro, più protetto e più prospero ed è quello che continuerò a fare" ha promesso, riferendosi anche alla guerra in Ucraina.

 

La Camera dei Comuni britannica si riunirà giovedì 21 aprile per votare una eventuale mozione nei confronti del premier presentata dalle opposizioni, in primis i Labour. L'obiettivo della mozione è capire se abbia ingannato il Parlamento in merito al Partygate.