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Russia: il consenso per la guerra è in calo

Il presidente russo, Vladimir Putin- Credit: Ipa-Agency.Net / Fotogramma

IL SONDAGGIO06 giugno 2022

Russia: il consenso per la guerra è in calo

di Michela Cannovale

In due mesi è passato dall'83% al 73%. Per il Levada Center è "figlio di una propaganda aggressiva"

Lo scorso 31 marzo, a poco più di un mese dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, raccontavamo come la cosiddetta "operazione speciale militare" contro Kiev avesse contribuito a far aumentare la popolarità di Vladimir Putin, passata dal 71% pre-aggressione, a febbraio, all'83% post-aggressione. A riportarlo non era un sondaggio condotto da un agenzia vicina al presidente, bensì l'istituto di ricerche indipendente Levada center, che RaiNews descrive come "non proprio gradito al Cremlino" e classificato dalle autorità russe "agente straniero".

 

È lo stesso Levada Center oggi, a oltre 100 giorni dall'inizio del conflitto, a dirci che le cose stanno procedendo in maniera leggermente diversa e che il consenso della popolazione russa nei confronti della guerra risulta in calo. Nello specifico, risulta il calo di dieci punti: dall'83% al 73%.

 

Numeri che tuttavia, per quanto in discesa, continuano a rimanere alti e che dipendono, secondo il sociologo e direttore del Levada Center, Lev Gudkov, dalla strategia di propaganda messa in atto dal Cremlino. "In pratica - ha spiegato, citato da Euronews - c'è un blocco totale delle informazioni e la censura. Un'enorme massa della popolazione riceve notizie solo in TV. E dalla TV arriva una demagogia così aggressiva dritta verso il pubblico, bugie e propaganda, manipolazione delle immagini e suggestioni davvero molto forti".

 

"Non stiamo parlando solo dell'effettivo impatto improvviso della propaganda, - ha continuato Gudkov - la questione è molto più seria: la propaganda ha alzato i livelli che si erano sviluppati, ed erano caratteristici, dell'era sovietica; questa è la psicologia di una fortezza assediata, della lotta con l'Occidente, questo è consolidamento attorno alla leadership del Paese".

 

"In generale - ha proseguito ancora il sociologo - sembra che l'intero contesto sia tornato all'epoca sovietica: contrapporsi all'Occidente, due potenze, combattere il nemico e fare affidamento sul capitale morale acquisito con la vittoria sul nazismo".

 

E ha concluso: "La retorica della lotta al nazismo, a prescindere da chi verrà dichiarato nazista oggi. C'è appoggio alla guerra, c'è approvazione per le azioni di Putin, il suo rating rimane ad un livello molto alto, come è sempre accaduto durante le campagne militari, durante la seconda guerra in Cecenia, la guerra in Georgia o l'annessione della Crimea".